Magazine Alternativa A Numero 1
Anno 2025
Volontario al Centro d’ascolto della Caritas di Intra
25 Marzo 2025

Cosa ho ricevuto? La certezza che da soli non si va da nessuna parte; che sono bisognoso, esattamente come i fratelli che ho incontrato

Nell’ottobre del 2022, nel momento in cui mi mancavano pochi mesi alla pensione, ho ricevuto l’invito dal Prevosto di Intra di riavviare il Centro d’ascolto Caritas, che aveva interrotto il proprio servizio a causa della pandemia.

Pensando alla Caritas mi venivano in mente i volontari, visti in TV, che, in emergenza, consegnavano coperte, cibo e bevande calde a lunghe file di persone senza fissa dimora.

Cosa volesse dire riaprire un centro d’ascolto nel cuore di Intra, facevo un po’ fatica ad immaginarlo.

Ho immediatamente chiesto aiuto a tre amici che frequentano il “Circolo” San Vittore ed assieme abbiamo iniziato a costruire un progetto operativo da proporre alla comunità – con l’obiettivo di mettere la Carità al centro della testimonianza cristiana come esperienza quotidiana e concreta, per vivere il Vangelo non solo a parole ma anche con i fatti – e un percorso formativo e di animazione permanente, finalizzato a considerare la carità anzitutto come forma di giustizia.

Mettersi in ascolto di persone che vivono situazioni di difficoltà non è una cosa naturale, è un’esperienza complessa che richiede impegno e formazione; un’abilità che bisogna imparare e coltivare continuamente.

C’è il rischio di confondere la carità con l’elemosina, di considerare chi è in difficoltà come oggetto della nostra attività e non soggetto di dignità, di diritti, di inclusione, di integrazione e di giustizia.

Bisogna invece “farsi prossimo”, fare dell’ascolto un momento di comprensione e di accompagnamento della persona e nello stesso tempo di discernimento e di valutazione sull’intervento da porre in atto, con l’obiettivo di liberare dal bisogno.

Messo a punto il metodo di lavoro secondo lo stile Caritas, abbiamo accolto nuovi volontari e abbiamo riaperto il Centro d’ascolto dove accogliamo famiglie e cerchiamo di aiutare persone senza fissa dimora, rifugiati di guerra, famiglie che hanno difficoltà ad accedere a beni essenziali, pagare le bollette e gli affitti; malati che non hanno risorse per curarsi; studenti che abbandonano la scuola per difficoltà economiche. Tutte persone che abitano nella nostra città e fanno parte della nostra comunità ma che facciamo fatica a “vedere”.

Con tutti cerchiamo di “essere” di aiuto più che di “dare” aiuto; non solo fare qualcosa, ma saper stare con loro in un contesto di compassione e di condivisione, decidendo insieme cosa fare.

Bisogna credere che potranno farcela con qualcuno che gli starà accanto per un pezzo di strada, accompagnandoli ed orientandoli verso i servizi e le risorse che la comunità offre, nel rispetto delle differenze, mettendo in conto che non sempre è possibile ipotizzare una soluzione.

Valorizzando i talenti dei volontari, ciascuno si è impegnato a vivere il proprio servizio nella dimensione che più gli appartiene; c’è chi svolge un servizio più relazionale chi un servizio più pratico.

Così, accanto al centro d’ascolto, si sono così concretizzate iniziative quali la distribuzione gratuita di abiti e di educazione al riuso e un laboratorio linguistico a sostegno delle persone straniere che risiedono nel nostro territorio, e non conoscendo la nostra lingua, sono impossibilitate a trovare un’occupazione e a integrarsi con la comunità.  

Anche i giovani del nostro oratorio, che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona, si sono avvicinati al mondo della fragilità e della solidarietà, e sono impegnati in esperienze caritative e di animazione.

Convinti che ogni realtà che voglia prendersi cura di una persona non può prescindere dall’interagire con le altre realtà che operano sul territorio, in collaborazione con il Comune di Verbania, il Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano e con altri Enti del terzo settore, ci siamo impegnati anche in altri progetti di servizio per il contrasto alle diverse forme di povertà.   

Certo, si fa più fatica a lavorare insieme, ma le cose funzionano veramente quando vengono progettate insieme; L’Emporio dei legami, minimarket aperto a Verbania, con il quale collaboriamo attivamente, che fornisce gratuitamente beni alimentari ed igienici a famiglie in difficoltà economica e sociale, è l’esempio più evidente. 

L’esperienza della rete mi ha fatto conoscere una nuova realtà della città in cui vivo e mi ha messo a diretto contatto con una “fetta di umanità” sensibile ai temi del volontariato, dell’accoglienza, della comprensione e del fare comunità per rispondere a necessità comuni del territorio.

Dal buon lavoro della rete e la condivisione di responsabilità e risorse con i soggetti istituzionali e sociali, è nato un progetto nel quale la nostra Caritas si occupa della gestione di tre alloggi per l’accoglienza abitativa temporanea di nuclei familiari fragili, inseriti in percorsi di crescita della loro autonomia, della capacità di gestire la casa contrastando i rischi di marginalizzazione associati alla precarietà abitativa.

Con gli amici della Chiesa Evangelica Metodista abbiamo promosso, una volta al mese, cene di comunità dove volontari e ospiti si siedono alla stessa tavola come persone, donne e uomini, e non come utenti e volontari.

L’intento di questa iniziativa è quello di promuovere la partecipazione attiva e, attraverso la condivisione del cibo, la creazione di legami e nuove relazioni e una convivialità con i nuclei familiari che quotidianamente incontriamo per dirci che “siamo tutti nella stessa barca!”. L’esito positivo e le emozioni che ci hanno consegnato gli ospiti ci orientano a continuare su questa strada.

Avviare relazioni autentiche e di fiducia per aiutare le persone svantaggiate a riprendere in mano la loro vita, a ritrovare la dignità di concorrere al proprio bisogno e magari, quando è migliorata la loro situazione, condividere quello che hanno con altri più indigenti – in un momento storico che non favorisce l’attenzione verso i più poveri – tiene vivo il sogno di umanità, fraternità, amicizia e gratuità senza le quali non c’è libertà e uguaglianza!

È necessario un lungo e graduale cammino. Non importa se ci vorrà molto tempo.

Concludendo questo rapido excursus riguardante i miei due anni di volontariato alla Caritas Parrocchiale di Intra, posso affermare anch’io che “ho ricevuto molto di più di quanto ho dato”.

Ma cosa ho ricevuto? La certezza che da soli non si va da nessuna parte; che sono bisognoso, esattamente come i fratelli che ho incontrato; che ogni vita è un dono; che siamo tutti compagni di viaggio, e tutti siamo affidati gli uni agli altri; il sorriso del povero che mi riconosce per strada.

Tanta roba!