Magazine Alternativa A Numero 4
Anno 2025
Verso un Umanesimo Planetario
6 Dicembre 2025

Cultura dal verbo latino colere, che significa “coltivare”. Una parola antica, così carica di significati da rischiare ogni volta di smarrirsi. Ma da dove cominciamo, oggi, a parlarne? Forse da un’immagine semplice, eppure feconda: quella del contadino che lavora la terra. È da qui che Cicerone prende spunto quando parla di cultura animi, coltivazione dell’anima. E ancora prima, i Greci con la paideia indicavano non semplicemente un insieme di nozioni, ma il percorso interiore e sociale dell’uomo verso la piena realizzazione morale e intellettuale.

Con l’Illuminismo, l’idea di cultura ha trovato nuova linfa nella ragione, nella scienza, nell’educazione. In quel tempo si parlava di civilisation come sinonimo di cultura, un progetto animato da un ottimismo che oggi ci appare forse ingenuo, ma profondamente generoso, che ha prodotto idee di uguaglianza e di libertà e nei secoli tutti quegli istituti che, con un certo orgoglio europeo, consideriamo frutto di una storia secolare che ci appartiene.

Eppure, oggi questa cultura che abbiamo ereditato, e in parte tradito, sembra smarrire il suo ruolo guida. 

L’Europa, come un corpo stanco, arranca nel trovare un ruolo nel mondo, mentre altrove emergono nuove “culture guida”, cucite sull’identità nazionale, sull’esclusione, sulla forza. Il concetto stesso di cultura rischia di essere sostituito da una narrazione fatta di confini, appartenenze forzate, paure amplificate.

Questa rivista nasce da un bisogno profondo: il bisogno di cultura. Ma non di una cultura elitaria, museificata o nostalgica. Abbiamo bisogno di una cultura che sia strumento vivo, antidoto contro la paura e la solitudine, capace di dare senso a un’epoca incerta. Una cultura che non sia privilegio, ma diritto e risorsa collettiva, perché la conoscenza è anche giustizia. 

Abbiamo bisogno di parole per nominare correttamente la complessità del reale, per non smarrirci in una società dove tutto si equivale e quindi nulla ha più valore. “Tu puoi pensare limitatamente alle parole che conosci” rivela Umberto Galimberti.

Ripensare la cultura, allora, significa anche ripensare i suoi luoghi: la scuola, la biblioteca, la piazza, ma anche le persone che incontriamo, i margini delle nostre comunità, le periferie geografiche ed esistenziali. Significa ridefinire la connessione come valore: non solo digitale, ma umana, civile, democratica. Perché la cultura è relazione. È ciò che ci lega, ci rende capaci di sperare, di costruire insieme.

Se vogliamo contrastare l’avanzata dell’odio, del nichilismo, della sfiducia sistemica nelle parole e nei fatti, dobbiamo riconquistare la bellezza. Una bellezza che non è estetismo, ma possibilità di vedere il futuro con occhi diversi, di generare nuove narrazioni, di nominare il mondo in modo giusto. 

La nostra è una rivista che crede nel potere delle parole, nella necessità di sviluppare uno spirito critico per non soccombere al pensiero unico, al conformismo, alla paura. Vogliamo contribuire a costruire una nuova forma di umanesimo: un umanesimo planetario, come lo ha definito Edgar Morin, capace di coniugare la centralità della persona con la pluralità delle culture e la sostenibilità del pianeta.

Non è un compito semplice. Ma è urgente. Questa rivista è il nostro contributo, il nostro spazio di riflessione e azione. Un luogo per pensare insieme, per ridare senso, per immaginare e costruire nuove rotte culturali.
Perché abbiamo bisogno di cultura.

E la cultura ha bisogno di noi. 

In questo numero introduciamo il tema che verrà trattato anche nel primo numero del 2026.

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