Magazine Alternativa A Numero 1
Anno 2026
Un nuovo immaginario per le biblioteche
18 Marzo 2026

È in corso una trasformazione da istituzioni culturali a strutture dal forte ruolo sociale

Nonostante gli sforzi di evoluzione e modernizzazione che vengono fatti in tanti paesi per trasformare le biblioteche in strutture sempre più inserite nel panorama dei servizi alla società, le prime parole che comunemente si associano al termine “biblioteca” sono spesso: silenzio, studio, ordine.

Questo immaginario purtroppo risulta molto limitante rispetto alle grandi potenzialità che invece le biblioteche avrebbero per trasformarsi in luoghi di socialità autentica. Il concetto intorno a cui ruota il dibattito è quello di terzo luogo, introdotto da Ray Oldenburg nel 1989,[1] il quale riflette sui posti sociali diversi dalla famiglia e dal lavoro che le persone frequentano per libera scelta e che rappresentano luoghi di effettivo contatto sociale. In Italia questa idea è stata applicata alle biblioteche da Antonella Agnoli che, nel suo Le piazze del sapere,[2] invita a pensare alle biblioteche come terzi luoghi, capaci di diventare crocevia delle diverse componenti della società, che trovano nelle istituzioni culturali, nel loro patrimonio, nei loro spazi e servizi occasioni preziose di crescita.

La crisi del modello tradizionale e la necessità di “Luoghi di Comunità”

Queste riflessioni si accompagnano alla constatazione di un fatto ormai molto evidente, ovvero il declino delle biblioteche intese in senso tradizionale. Inutile ora soffermarsi sull’ampio dibattito relativo alla crisi dei corpi intermedi, ma è evidente come il mondo contemporaneo renda apparentemente superfluo un servizio di intermediazione fra libri e cittadini, che viene sostituito – anche se in modo molto impoverito – dalla tecnologia informatica.

Inoltre, non è secondario rilevare come sia ormai un’emergenza la necessità di luoghi di comunità che siano liberi, aperti, plurali e “a bassa soglia”, cioè che non richiedano un forte senso di appartenenza per poter essere frequentati.

Guardando all’evoluzione delle biblioteche da un punto di osservazione più elevato, si può notare un progressivo avvicinamento tra le biblioteche da un lato e i servizi sociali e assistenziali dall’altro. Ovvero, se le biblioteche stanno scoprendo la propria valenza sociale, nei modi che fra poco diremo, anche l’offerta gestita dai servizi sociali individua nelle attività culturali un veicolo per la socialità: si pensi ai gruppi di lettura, ai death café, ai concerti o altre forme espressive rivolte agli anziani e così via. In questa convergenza esiste però un elemento molto importante che ha a che fare proprio con la “soglia”: se i servizi sociali richiedono un grande sforzo da parte dei cittadini (per fare un esempio, richiedere assistenza economica in caso di indigenza può richiedere di vincere molte resistenze personali), entrare in una biblioteca non richiede nessuna fatica particolare. È vero che molte volte le biblioteche possono sembrare santuari laici, ma la trasformazione di questi luoghi deve proprio tenere sempre presente la necessità di “desacralizzarli”, di porli alla portata di ciascuno.

Il Welfare Culturale: dove la cultura incontra il sociale

La convergenza a cui abbiamo accennato fa nascere una nuova modalità di lavoro delle biblioteche, che trova nel concetto di “welfare culturale” la sua sintesi: si tratta dell’idea che sia possibile (ed efficace) pensare a interventi sociali fondati sui luoghi della cultura. Non parliamo in questo caso solo di biblioteche, ma anche di musei, teatri, attività di spettacolo dal vivo, ecc. Il presupposto è che la cultura, nel senso più ampio e universale possibile (antropologico, potremmo dire) sia il terreno su cui possano essere sperimentate modalità di coinvolgimento delle persone, senza barriere all’ingresso e con un’attenzione particolare ai destinatari.

“Cultura per crescere”: l’esperienza d’eccellenza nel Verbano Cusio Ossola

Questo è ciò che avviene nelle biblioteche del Verbano Cusio Ossola dal 2023, grazie in particolare alla spinta della Compagnia di San Paolo, che ha offerto sostegno economico perché le biblioteche diventassero promotori di una rete chiamata “Cultura per crescere”, rivolta in particolare ai cittadini di età compresa tra 0 e 6 anni e alle loro famiglie. Una rete composta dalle biblioteche del VCO, dal Museo del Paesaggio, dalle associazioni culturali, ma anche e con pari importanza dai consorzi per i servizi socio-assistenziali, dai servizi sanitari, dall’ASL VCO e altri ancora in progressiva estensione. Il progetto ha un elemento costitutivo fondamentale, ovvero l’attenzione rivolta ai cittadini in condizioni di fragilità. Per questo tutte le attività sono realizzate tenendo presente questa priorità e hanno permesso di raggiungere un numero considerevole di persone che non erano mai state prima in un museo, in una biblioteca o a uno spettacolo dal vivo.

Il Piemonte, grazie ai progetti sostenuti dalla Compagnia di San Paolo, è la regione che in Italia sta lavorando in modo più deciso sull’idea che la cultura possa davvero essere lo strumento più prezioso per rimuovere gli ostacoli economici e sociali per lo sviluppo della persona umana, come previsto dall’articolo 3 della Costituzione. Allargando lo sguardo, si può aggiungere che anche nella Comunità Europea non sono ancora molte le esperienze di questo tipo e questo rende ancora più preziosa l’esperienza locale.

Oltre il libro: nuovi spazi e servizi per adolescenti e famiglie

Considerata l’efficacia di questo progetto di “welfare culturale”, che solo nel 2025 ha permesso di coinvolgere 7688 bambini e 4771 adulti e che lavora creando una rete proficua fra soggetti e istituzioni diverse, il Sistema Bibliotecario del VCO sta ora lavorando per estendere e adattare questo modello anche ad altri cittadini. Nel maggio 2024 è stato infatti inaugurato lo spazio culturale “Un posto dove sto bene”, a Verbania Pallanza, progettato e rivolto solo a ragazze e ragazzi fra 11 e 15 anni. Chiamare biblioteca questo spazio non sarebbe corretto: ci sono infatti libri, ma insieme a giochi in scatola, un ping-pong, un biliardino per 8 giocatori e un’offerta di attività molto diversificata. Questo spazio sta registrando una grande partecipazione di ragazzi, coinvolgendo oltre il 10% della popolazione di quelle età e sarà progressivamente trasformato in uno spazio educativo a tutti gli effetti, ovvero un luogo in cui tempo libero, socialità, senso di appartenenza e creatività trovano spazio e in cui i ragazzi sono stimolati a esprimere tutte le loro intelligenze.

Analogamente le biblioteche del VCO stanno progettando nuovi servizi rivolti a bambine e bambini fra 6 e 10 anni, così come agli adolescenti, attraverso la creazione di una rete di collaborazione con istituzioni di altri paesi d’Europa e cercando il sostegno di fondi europei.

Dallo sportello digitale al Biblio-knit: la biblioteca dei cittadini

Abbiamo qui focalizzato l’attenzione su ciò che le biblioteche stanno facendo per i cittadini fino a 18 anni, ma la stessa impostazione viene a mano a mano adottata anche per gli altri servizi. A fianco delle tradizionali attività ne nascono quindi di nuove, come il gruppo di Biblio-knit, un gruppo aperto di persone che si incontra ogni settimana per imparare a fare a maglia insieme, o Biblio-bau, il servizio di consulenza gratuita per i possessori di cani, o ancora lo sportello digitale, che permette di trovare un aiuto se si ha qualche problema informatico. Tutto questo allarga le occasioni di frequentare le biblioteche, oltre alla lettura dei libri, che in ogni caso aumenta costantemente e contribuisce proprio all’evoluzione dell’immaginario delle biblioteche di cui si diceva.

L’evoluzione degli spazi fisici: salottini, caffè e nuove architetture nel VCO

È del tutto evidente che una trasformazione così radicale deve necessariamente investire anche gli ambienti stessi delle biblioteche, che negli anni si sono modificati ma che ancora rispondono spesso al paradigma “stanza con tavoli, sedie e libri alle pareti”. Se le biblioteche diventano luoghi di comunità, anche gli spazi devono essere adeguati. Nascono così in molte biblioteche salottini, angoli morbidi, poltrone davanti alle finestre da cui ammirare il panorama, tavolini dove conversare e bere un caffè, bollitori e forni a microonde per poter pranzare o fare merenda senza dover uscire. Alcune biblioteche del VCO stanno lavorando in modo più deciso sugli spazi: la biblioteca di Domodossola ha in corso un progetto di ampliamento che permetterà di raddoppiare la superficie a disposizione e di trasformare completamente l’allestimento, la biblioteca di Stresa sta progettando la nuova sede della Palazzina Liberty – anche in questo caso con una totale trasformazione interna – e la biblioteca di Verbania sta avviando un percorso simile.

Quale futuro per le biblioteche?

La domanda che spesso i bibliotecari si fanno è: sopravviveranno le biblioteche? La risposta non è semplice né scontata, ma probabilmente è positiva solo se questi luoghi della cultura saranno capaci di accompagnare, prevedere o in qualche modo condurre l’evoluzione delle comunità e dentro le quali lavorano quotidianamente.


[1]     Ray Oldenburg, The Great Good Place: Cafés, Coffee Shops, Community Centers, Beauty Parlors, General Stores, Bars, Hangouts, and How They Get You Through the Day, Paragon House, New York, 1989.

[2]     Antonella Agnoli, Le piazze del sapere, Laterza, Roma-Bari, 2009.