Il tempo pieno
La storia del tempo pieno nella scuola primaria italiana è iniziata al nord, a Torino negli anni Sessanta, in alcuni istituti, come risposta ai bisogni sociali delle famiglie operaie immigrate.
Il tempo pieno riempie i giorni dei bambini soli del nord Italia industrializzato, bambini che altrimenti non sarebbero tutelati, per garantire loro la sicurezza e la stimolazione necessaria per diventare adulti.
La legge n. 820 del 24 settembre 1971 ha istituito ufficialmente in tutta Italia il “tempo pieno” nelle scuole pubbliche elementari. Da un bisogno di base assistenzialistico, questo modello di scuola, che prevede una frequenza di 40 ore settimanali, diventa un modello pedagogico virtuoso, che consente un’ampia stimolazione cognitiva, affettiva-relazionale e sociale. Nel successivo ventennio, la scuola a tempo pieno si è diffusa e consolidata, superando le fasi critiche determinate dall’incremento dei costi indotto, soprattutto, dalla presenza paritaria di due docenti per classe, che dividono l’insegnamento delle discipline e, soprattutto, condividono e propongono progetti di arricchimento dell’offerta formativa che, altrimenti, non si potrebbero realizzare.
La scuola a tempo pieno resiste e ad oggi, 2025, sul territorio di Verbania sono presenti e sono state mantenute le scuole a tempo pieno formatesi con la legge. Sono tuttora le più scelte dalle famiglie, di ogni estrazione sociale. A Verbania, che storicamente ha avuto una vocazione industriale e ancora oggi è consistente la presenza di famiglie nucleari con entrambi i genitori lavoratori, vi è sul territorio una prevalenza di scuole a tempo pieno.
Il tempo pieno a Verbania inizia con la scuola di Torchiedo
Una di queste scuole a tempo pieno si è sempre distinta per l’erogazione di un servizio scolastico attento a fornire proposte a misura di bambino, in un contesto ambientale davvero a misura di bambino. Verso la fine degli anni ’50 venne realizzata nella piccola frazione di Torchiedo una scuola innovativa per unire le due piccole realtà scolastiche di Biganzolo e Zoverallo.
Il 21 marzo 1959, ormai vicini all’apertura della nuova scuola, venne proposta la festa degli alberi che, di fatto, realizzò l’incontro di tutti gli alunni e delle maestre e dei maestri. Finalmente dall’aprile di quell’anno, la scuola diventa il plesso collinare della circoscrizione Verbania Est.
“L’anno scolastico 1973-74 segna un cambiamento molto importante per la scuola di Torchiedo: infatti è la prima scuola della provincia di Novara che decide di sperimentare il ‘tempo pieno’. I cambiamenti sono stati tanti: due insegnanti per classe, lezioni mattino e pomeriggio, vacanza il sabato”[1]. E, non a caso, nel 1982 l’intitolazione del plesso è stata assegnata a “Gianni Rodari”, che ha dedicato la vita a scrivere, a misura di bambino.
La scuola sta ai margini del piccolo abitato di Torchiedo, al limitare di un bosco, con un parco proprio, ancora oggi popolato da scoiattoli, volpi, caprioli e da bambini che sono sporchi di terra come quelli sani e curiosi. È premura delle maestre e dei maestri, quando presentano ai genitori la scuola e le attività che si intendono realizzare, spiegare che, per avere bambini sereni e formati, “bisogna sporcarsi le mani”, maneggiare la natura che per nostra fortuna circonda la vita quotidiana della scuola. Si chiede pazienza, a casa torneranno bambini con abiti sporchi, perché hanno “lavorato”!
Dalla sua nascita ci sono sempre state cinque classi affollate, inizialmente perché le famiglie attorno erano numerose, poi da un bacino molto più vasto, da Intra, da Pallanza e dai paesi attorno, alcuni alunni sono arrivati da Fondotoce, da Gravellona Toce, da Mergozzo, da Stresa e da Cannobio; in tempi più recenti il calo della natalità si fa sentire anche a Torchiedo.
Questa continua a rimanere una scuola che si deve scegliere perché raggiungerla può prevedere per le famiglie un impegno quotidiano un poco maggiore di un plesso cittadino. Ma sembra valerne la pena! Che cosa muove nelle famiglie una scelta così impegnativa? I motivi sono molti e relativi a vari aspetti della vita scolastica.
Dove stanno tutto il giorno i bambini?
L’edificio scolastico, unico di concezione realmente innovativa del Verbano, è situato nel verde, lontano dalle strade, la via Monte Rosa finisce proprio davanti alla scuola. Quindi, una scuola decentrata rispetto ai principali nuclei abitati, ma facilmente raggiungibile e servita anche dal sevizio quotidiano di scuolabus. La struttura, su due corpi collegati con le classi disposte ad arco e rivolte a sud con la vista lago, un grande terrazzo sul quale ogni aula ha accesso direttamente, una luminosa palestra, una mensa, il giardino con un ampio prato che abbraccia tutto quanto l’edificio e il bosco a pochi passi. Davvero impagabile.
Che cosa fanno per 8 ore al giorno, per 5 giorni la settimana?
Le maestre e i maestri propongono attività didattiche disciplinari curricolari ministeriali, per un tempo stabilito dalla normativa, 27 ore settimanali, come tutte le scuole primarie italiane.
A queste ore si aggiungono le ore utilizzate per il pranzo e per gli intervalli trascorsi all’aria aperta per il gioco libero. Rimangono ancora delle ore settimanali che le maestre e i maestri, da sempre, impiegano per avvicinare i bambini ad attività sportive varie, per aderire a progetti del territorio e, infine, per organizzare i “Laboratori opzionali”, attività ludico-educativo, che, nella storia di Torchiedo, hanno realizzato e realizzano progetti davvero innovativi e all’avanguardia.



Che cosa sono i Laboratori Opzionali?
Sono laboratori di attività settimanali, organizzati per gruppi di alunni che scelgono secondo il proprio interesse. Le classi si “aprono” e i gruppi di lavoro sono composti da bambini di varie età, che condividono un lavoro specifico.
Partendo da una metodologia educativa che ha anticipato i tempi, la “Peer Education”, oggi molto diffusa, i coetanei si scambiano conoscenze, esperienze, informazioni e si aiutano per raggiungere un obiettivo. Da sempre si sono organizzati gruppi di alunni che insieme sperimentano attività varie.
Nella storia di Torchiedo sono stati proposti Laboratori davvero interessanti: cucina, giornalismo, restauro di mobili, cucito e maglia, pittura, attività artistiche, bricolage, musica, coro, orto e cinema.
I bambini hanno potuto sperimentare svariate autentiche attività con la produzione di manufatti e la realizzazione di prodotti comunicativi che spesso hanno ottenuto importanti riconoscimenti, anche a livello nazionale.
Quale visione educativa, relazionale e sociale sostiene questa realtà scolastica?
Tra le maestre e i maestri che hanno lavorato e che lavorano a Torchiedo si dice che, come le famiglie scelgono questa scuola per far crescere i propri figli, anche le maestre e i maestri per stare in questa dimensione devono scegliere di farne parte. Perché essere “Peer” è un valore nella quotidianità dei bambini e degli adulti della scuola. Questo implica la responsabilità di mettersi in gioco in modo totale e autentico, dedicando il pensiero e l’agire educativo in modo spontaneo e vero. Tutti sono in rapporto con tutti e oltre la condivisione di spazi, attività e giochi, si maneggiano affetti, conflitti e si cresce insieme.
Non immaginate, però, ritmi frenetici, a Torchiedo insegnare ed educare è rallentare, rallentare come abbiamo imparato da Gianfranco Zavalloni[2] con la sua “Pedagogia della lumaca”[3]. In un mondo che corre sempre più veloce, la scuola – e l’infanzia – hanno bisogno di andare piano, non è un invito alla pigrizia, ma un richiamo alla cura dei tempi dei bambini e delle bambine, troppo spesso schiacciati da agende fitte e richieste di prestazioni immediate.
I bambini hanno diritto al silenzio, alla natura, al gioco libero e persino all’odore delle cose. Nel suo Manifesto dei diritti naturali di bambini e bambine, Zavalloni ha raccolto, con parole semplici e poetiche, ciò che spesso dimentichiamo: che i bambini hanno bisogno di esperienze autentiche, di mani sporche di terra, di cieli da guardare e di tempo per inventare.
La sua scuola è come la nostra, una scuola non violenta, creativa ed ecologica: orti in cortile, giochi fatti a mano, laboratori d’arte e tanta attenzione alle relazioni.
Una scuola come quella di Gianni Rodari dove apprendimento, creatività e fantasia sono il principio della sua pedagogia.
Una scuola che non punta solo al “programma”, ma a formare persone capaci di immaginare, rispettare, e vivere insieme nelle diversità.
Torchiedo è davvero la scuola con il sorriso!
[1] A.M. Dell’Oro (resp. progetto), La storia delle nostre Scuole, Direzione Didattica IV Circolo, Verbania, 2008, p. 103.
[2] Gianfranco Zavalloni (1957–2012) è stato un pedagogista, insegnante e dirigente scolastico italiano, molto noto per la sua pedagogia creativa e nonviolenta, centrata sul rispetto dei bambini, sulla lentezza e sull’educazione ecologica.
[3] G. Zavalloni, La pedagogia della lumaca, Emi, Verona, 2014.
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