A Verbania, e per la precisione nel quartiere Sassonia di Intra, è ormai da 5 anni che si sente parlare e che si pratica l’approccio dello Sviluppo di Comunità (per le origini del progetto rimandiamo agli articoli sul n. 2/2022 [1])
Lo sviluppo di comunità è una filosofia, un orientamento del lavoro sociale, più che un metodo. Si lavora per mettere in connessione le persone, favorendo relazioni orizzontali, coltivando la fiducia reciproca, facendo germogliare quel che esiste nella comunità anche se piccolo e apparentemente insignificante. Questo vale anche per le competenze delle singole persone. Il valore politico di questo modo di lavorare sta nella possibilità da parte di chi abita i quartieri di riconoscersi come attorә [2] che può offrire qualcosa alla comunità e al contempo nutrirsi di relazioni e apprendimenti appaganti, fuori dalla logica caritatevole dove c’è qualcunә che dà e qualcunә che riceve. Il senso è anche condividere fatiche quotidiane, trovarne il significato e affrontarle insieme.
La comunità di cui parliamo qui non è quella di affinità, ma di luogo: il luogo genera relazioni, più o meno piacevoli, di prossimità tra persone anche molto diverse. Ecco che entra in gioco il lavoro di bridging, costruire ponti tra storie, posizioni sociali, provenienze geografiche, generi, orientamenti sessuali diversi e che, per stereotipi, possono essere percepiti come incompatibili.
L’implementazione di reti è un altro caposaldo dello Sviluppo di comunità: si cerca di aumentare le competenze cooperative tra realtà pubbliche e private, cittadinә e terzo Settore, Enti Pubblici e beneficiari di Servizi cercando un approccio diverso da quello che fa leva solamente sui rapporti gerarchici.
Fino al 2023, il progetto Teniamoci Vicini è stato attivo in Sassonia realizzando azioni di animazione di comunità e sviluppo di servizi di prossimità e interventi a bassa soglia, socio-educativi e assistenziali, grazie al Fondo Povertà di Fondazione Comunitaria del VCO.
Nella fase post-pandemica, dopo il lavoro di mappatura delle relazioni nel quartiere, il progetto necessitava di un volano per poter ripartire. A marzo 2022 abbiamo convocato le persone che abitano o frequentano per lavoro o per affezione il quartiere, intorno all’idea di una Festa dei vicini, per la Giornata Europea del vicinato.
Alla chiamata hanno risposto una ventina di persone, che si sono impegnate assiduamente nella progettazione e nella realizzazione della festa di quartiere, facilitatә dallә operatorә di comunità. A maggio 2025 sarà la quarta edizione della nostra festa: le vie intorno alle ex Case Operaie chiuse al traffico, il pranzo condiviso in mezzo alla strada, le diverse attività hanno contribuito a restituire un’immagine diversa del luogo di vita di tante persone, per quel “diritto alla bellezza” del quale moltә faticano a beneficiare.
Ogni anno, in vista della festa, il gruppo di volontariә e abitanti Teniamoci Vicini si è arricchito di nuove adesioni e ha continuato a trovarsi a cadenza mensile per ragionare su nuove occasioni di incontro e di scambio nel rione, con una progressiva presa di coscienza fra lә partecipanti del senso del progetto e quindi delle attività da proporre. E ogni anno entriamo in contatto con persone che in questo progetto trovano quel contesto accogliente che rende più vivibili esistenze fatte di isolamento, povertà culturale e fragilità diverse, che possiamo conoscere e accompagnare grazie al lavoro dellә educatorә di bassa soglia.
Gli eventi sono solo la parte visibile, ma le relazioni tra le persone, tra vicini che non si conoscevano o vivevano il vicinato solo nel conflitto, sono il vero cuore del progetto.
Per continuare a tessere queste relazioni, nel 2023 abbiamo pensato a un nuovo strumento: la bicicletta di quartiere. Una bici cargo attrezzata con tavolo, sedie, giochi, per arrivare più vicino alle persone (in particolare nei cortili delle case popolari), ascoltare i bisogni, monitorare situazioni di fragilità abitativa e non solo. La bicicletta ha cominciato ad apparire anche per le strade del quartiere S.Anna da maggio 2024, dove un gruppo di abitanti ha cominciato a trovarsi regolarmente e che sta riflettendo su come agire nel quartiere.
E’ interessante sottolineare come oggi, dopo 5 anni di progetto in Sassonia, non ci sia più un’evidente dicotomia tra chi agisce professionalmente nel quartiere e chi invece lo fa con una competenza acquisita in questo ambito volontaristico. In questo si esplicita la connotazione educativa dell’operatorә di comunità, anche se questa figura non è necessariamente educatorә professionale o con formazione pedagogica specifica. Con competenze transdisciplinari, intreccia sfere del sapere molto diverse ma permeabili: arte, teatro, musica, urbanistica, antro-sociologia, psicologia di comunità e la lista potrebbe continuare. Il suo agire intenzionale genera trasformazioni nella comunità, proprio per la sua capacità di creare contesti nei quali le persone possano sentirsi libere di esprimersi e di cooperare a partire da ciò che c’è.

Per il biennio 2024-2025, il bando Territori Inclusivi di Fondazione Compagnia di San Paolo ha permesso di ampliare il raggio di azione e dunque il partenariato [3], mettendo in atto una serie di interventi che mirano a promuovere benessere e inclusione sociale, per rispondere in modo organico e multidimensionale ai bisogni della popolazione più vulnerabile.
La partecipazione di enti anche diversi per costituzione, finalità e ambiti di intervento ha voluto essere una valorizzazione del patrimonio presente sul territorio con l’obiettivo di sviluppare una rete in cui le prassi quotidiane siano frutto di scambi e contaminazioni, valorizzando il lavoro di ciascunә e dando forza a una rete di servizi e risposte concrete alle esigenze della popolazione più fragile del territorio di Verbania.
È stato possibile cominciare a lavorare con l’approccio dello sviluppo di comunità anche nel quartiere di Sant’Anna, unito alla Sassonia dal ponte sul fiume San Bernardino. Al di là della prossimità, i due quartieri di Verbania sono simili per alcune caratteristiche socio-economiche, come la presenza di edilizia popolare pubblica e di fasce di popolazione vulnerabile. Oltre all’implementazione del percorso di sviluppo di comunità nei due quartieri, a cura di SCS Xenia onlus e Il Sogno SCS onlus – e il potenziamento degli interventi a bassa soglia domiciliari, socio-educativi e assistenziali per persone in condizione di marginalità in carico a Gruppo Abele di Verbania onlus, in questa edizione del progetto si è potenziata l’offerta di corsi di italiano per persone straniere, con la creazione di un coordinamento operativo tra il Terzo Settore e l’offerta istituzionale, a cura di IEEMI e dell’Associazione Non Solo Aiuto.
Sempre nell’ottica di potenziamento e di messa in rete di servizi territoriali già attivi volti al contrasto delle varie forme di povertà, nello specifico della rete di sportelli di mediazione digitale e orientamento al lavoro, si è potuto garantire l’avvio di uno sportello legale per persone con background migratorio per la gestione delle pratiche legate alla condizione di migrante (permessi di soggiorno, richieste di asilo, ricongiungimenti familiari, ecc.), sia sul territorio che nel carcere di Verbania (Il Sogno SCS onlus) e di un servizio di mediazione culturale (Gruppo Abele di Verbania onlus).
Ultimo tassello che compone il disegno di progetto è la partecipazione all’apertura dell’ambulatorio di odontoiatria solidale inserito nella rete dei servizi territoriali, in carico a Croce Rossa Comitato di Verbania e Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano.
Trasversale a tutte le azioni, uno sguardo e un metodo che Fondazione Compagnia di San Paolo ci chiede di approfondire e fare nostro: il cambio di narrazione nei confronti delle persone con background migratorio.
Per rispondere a questo obiettivo che si interseca naturalmente con le attività di sviluppo di comunità, a settembre 2024 è stata lanciata l’idea di un coro transculturale. Tante voci, una comunità è il claim che stiamo diffondendo: voci di altri luoghi, voci che parlano lingue diverse. Ogni persona è invitata a portare canti tradizionali o significativi per la propria storia personale, che le facilitatrici musicali traducono per coro, rispettando e valorizzando le competenze musicali di ognunә. Cantare insieme a più voci come metafora del buon vivere insieme, nelle diversità e nell’inclusione a partire da ciò che unisce le persone, e la voce è sicuramente uno di questi elementi.
Il cambio di narrazione è un approccio stimolante e innovativo che si può applicare a qualsiasi contesto ma che trova naturale sbocco e realizzazione nella pratica comunicativa, per cui si sta lavorando a una campagna comunicativa finalizzata a generare, appunto, un cambiamento nella narrazione relativa alle persone con background migratorio presenti sul territorio: a cura di professioniste del CSSV e Il Sogno SCS onlus, e condivisa da tutta la rete progettuale, uscirà nella seconda metà di quest’anno.

Vicini è meglio perché i cambiamenti delle nostre società costringono le persone a sviluppare forme di adattamento, definite dallә psico-sociologә strategie di coping, spesso vissute come veri e propri antidoti contro la depressione e l’isolamento.
Alcuni processi sociali – ad esempio l’arrivo di persone straniere sul territorio e la trasformazione delle economie locali – sono processi ormai inarrestabili; porsi in un’ottica di rifiuto risulta perciò disfunzionale. Coloro che non riescono ad adattarsi, per proteggersi tendono a isolarsi, a ridurre le già scarse relazioni interpersonali. La comunità può svolgere un ruolo importante nei processi di adattamento delle persone, è il luogo nel quale sono maggiormente visibili i rapporti di interdipendenza, dove è più facile individuare interessi comuni. I conflitti e le problematiche che emergono, relative all’uso dei luoghi e degli spazi di vita delle persone, possono offrire delle importanti occasioni per ripristinare canali comunicativi tra i vari stakeholder che nella comunità si trovano tutti a convivere. La qualità delle relazioni interpersonali che si instaurano durante questo processo di apprendimento collettivo producono un elevato valore aggiunto, poiché si potranno spendere anche in altre occasioni e in altri contesti. Le relazioni rimangono anche dopo la fine di un progetto.
Infine, “star bene insieme, liberare creatività, produrre possesso sui risultati ha senso in quanto non genera solo una diversa qualità della vita in chi pratica questa prospettiva, attraverso un gruppo, ma anche in quanto pone le basi per un positivo (e diverso) modo di convivenza nelle comunità territoriali che compongono la città“. [4]
[1] https://www.alternativa-a.it/riviste-pdf/alternativa-n-02-2022/
[2] Si è voluto utilizzare il carattere ‘ə’ (schwa) tutte le volte che il genere non è determinato oppure per riferirsi a persone con identità di genere non binaria e altre soggettività, accogliendo una delle più recenti proposte per un uso dell’italiano più ampio non determinato da un maschile sovraesteso e universale (vedi V.Gheno, 2021)
[3] Capofila di progetto è Associazione Gruppo Abele Onlus, insieme ai partner Il Sogno SCS Onlus, Istituto Ecclesiastico Evangelico Intra (IEEMI), SCS Xenia Onlus, Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano, Associazione Non Solo Aiuto e Comitato Croce Rossa di Verbania
[4] Silveria Russo, Raffaello Martini, Lavoro di comunità come costruzione di relazioni e di impegno sociale, in martiniassiociati.it
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