«Difficile dire quanto rendano, in termini economici, gli investimenti culturali dei Comuni, soprattutto quelli piccoli o di medie dimensioni. Non tutto è monetizzabile. E sarebbe riduttivo concepire la promozione culturale solo e semplicemente come un volano per le attività turistiche, misurandone l’efficacia esclusivamente attraverso l’indice della ricettività. Eppure, un ritorno in termini di immagine, benessere e qualità della vita è innegabile quando, invece della “fiera della qualunque”, le amministrazioni locali hanno puntato sulla propria storia, cercando di valorizzare il territorio con investimenti strutturali, oltre che con eventi, mostre e concerti».
Ce lo spiega Claudio Cottini, sindaco di Santa Maria Maggiore, la località provinciale che più investe in cultura (446 euro per abitante; dato del 2022; ben oltre Domodossola 32, Verbania 180, Omegna 86) e dove il festival Sentieri e Pensieri è diventato negli anni uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili della Val Vigezzo. Il più grande dei piccoli festival.
«Sentieri e Pensieri rappresenta uno dei pilastri della nostra politica culturale – dice Cottini, storico sindaco del piccolo comune montano di 1.300 abitanti–. Fin dall’inizio lo abbiamo concepito non come un evento isolato, ma come uno strumento di valorizzazione del territorio, capace di unire qualità culturale, turismo e partecipazione della comunità. Ne abbiamo affidato la direzione a un giornalista scrittore di grande curiosità, sensibilità e intelligenza come Bruno Gambarotta».
E così, ogni anno, nel cuore dell’estate, Santa Maria Maggiore si trasforma in un crocevia di cultura, idee e turismo proprio grazie a Sentieri e Pensieri, festival letterario sui generis. Lungo quasi una settimana di incontri, dibattiti, presentazioni e ospiti di rilievo, il piccolo borgo della Val Vigezzo vive un fermento culturale che va ben oltre la semplice fruizione di contenuti letterari.
Quanto investe il Comune di Santa Maria Maggiore in cultura, intesa come attività ma non solo?
«Investiamo moltissimo, sia in risorse sia in energia, tempo e ideazione. Negli anni abbiamo concepito gli investimenti culturali anche da un punto di vista strutturale: la realizzazione del Museo dello Spazzacamino, della Scuola delle Belle Arti, del Museo del Profumo. A questo si aggiungono gli investimenti puntuali in attività periodiche: mostre, concerti, eventi, festival, musica in quota, presentazioni di libri, raduno internazionale degli spazzacamini, e così via. Siamo dell’opinione che, per un Comune come Santa Maria Maggiore, che ha una storia particolare e molto interessante, investire in cultura significhi investire in identità, attrattività e sviluppo. È un tipo di investimento che fa “crescere” tutta la comunità».
Per l’ultima edizione del festival il Comune ha speso circa 35.000 euro. Una spesa giustificata?
«Ma certo che sì, anche perché si tratta di un investimento. Va detto che il festival gode anche di finanziamenti regionali, del sostegno di sponsor, della Fondazione Comunitaria del VCO e della Fondazione Ruinelli, oltre allo stanziamento del Comune che lo organizza. Le stime indicano che il festival genera una ricaduta economica sul territorio di gran lunga superiore alle risorse impiegate, con benefici concreti per strutture ricettive, ristorazione e attività commerciali. Sono centinaia le prenotazioni nella settimana del festival. Mediamente abbiamo tra le 300 e le 700 presenze per evento. A questo si aggiunge un ritorno immateriale fondamentale: visibilità, reputazione e posizionamento culturale di Santa Maria Maggiore a livello nazionale, altrimenti impensabile».
Anche senza dati economici ufficiali specifici per Sentieri e Pensieri, gli studi sui festival culturali e sul turismo culturale offrono un quadro chiaro dei meccanismi con cui eventi di questo tipo generano valore economico per la comunità ospitante. I festival attirano visitatori da fuori, che spendono non solo per partecipare agli incontri, ma anche per alloggio, ristorazione, acquisti nei negozi locali, trasporti e altri consumi. Queste spese si traducono in ricavi diretti per le imprese locali, e producono anche un effetto moltiplicatore: la spesa iniziale si propaga ai settori collegati all’ospitalità e alla cultura, generando un incremento di attività economica complessivamente superiore all’investimento di partenza. «Oltre all’impatto economico immediato, eventi culturali di qualità – come giustamente rilevava Cottini – accrescono la visibilità e l’immagine della località, contribuendo a una maggiore attrattività del territorio anche al di fuori delle date del festival. Questa reputazione può tradursi in turismo futuro e in un crescente interesse verso Santa Maria Maggiore come destinazione culturale e naturale».
«Verissimo – osserva Cottini – d’estate la nostra località, anche per una sua storia particolare, attrazioni naturalistiche e vocazione turistica – ha picchi di oltre 25.000 presenze. Ma non le nascondo che con questa iniziativa abbiamo cercato di ritornare a quel cenacolo culturale che aveva caratterizzato Santa Maria Maggiore nei primi decenni del 900».
Tanto per dire, che il futuro ha un cuore antico. Quel che è certo è che il festival è riuscito negli anni a costruirsi una solida identità: nelle 13 edizioni ha ospitato oltre 270 ospiti nazionali e internazionali e, nell’edizione più recente, ha registrato circa 10.000 spettatori complessivi, con più di 6.000 prenotazioni confermate prima dell’inizio degli incontri. Numeri che rappresentano, per un Comune di piccole dimensioni, un afflusso molto significativo
Ma che tipo di pubblico intercetta il festival Sentieri e Pensieri?
«Mi viene da dire un pubblico di qualità. Ovvero un pubblico curioso e attento, spesso composto da visitatori che arrivano appositamente per il festival e scelgono di fermarsi sul territorio. È un pubblico che apprezza non solo gli incontri con gli autori, ma anche il contesto: il borgo, la valle, la qualità dell’accoglienza. Questo rende il festival perfettamente coerente con l’identità di Santa Maria Maggiore».
Insomma pur con un investimento pubblico contenuto, Sentieri e Pensieri si configura dunque come un moltiplicatore economico e reputazionale per Santa Maria Maggiore. Le stime indicano un impatto economico complessivo che può superare di dieci volte la spesa sostenuta dal Comune, confermando il festival come uno strumento efficace di sviluppo culturale e turistico del territorio.
Quanto conta, secondo lei, la cultura come leva di sviluppo per i piccoli comuni di montagna?
«Conta moltissimo. I piccoli comuni non possono competere sui grandi numeri, ma possono distinguersi per qualità, originalità e coerenza dell’offerta. La cultura, soprattutto se legata al paesaggio e alla dimensione umana dei luoghi, è una leva strategica per contrastare lo spopolamento, allungare la stagione turistica e creare un legame duraturo con i visitatori».
Guardando al futuro, quale direzione immagina per il festival e per la politica culturale del Comune?
«Vogliamo continuare a investire sulla qualità, mantenendo l’identità del festival e, allo stesso tempo, rafforzandone l’impatto sul territorio. L’obiettivo è integrare sempre di più cultura, turismo e promozione territoriale, creando sinergie con altre iniziative. Sentieri e Pensieri deve restare un laboratorio culturale capace di crescere. Stiamo cercando anche di ideare appuntamenti, eventi che siano appetibili per le giovani generazioni».
Morale: la cultura non è un lusso, ma una risorsa strategica. Eventi come Sentieri e Pensieri dimostrano che anche un piccolo Comune può essere protagonista, generando valore economico, sociale e culturale per l’intera comunità. Non è dunque del tutto esatta l’affermazione secondo cui “con la cultura non si mangia” (frase erroneamente attribuita all’ex ministro Giulio Tremonti): nei Comuni dove la politica culturale ha saputo abbinarsi con intelligenza – e con un pizzico di follia – alla promozione territoriale, la cultura produce effetti concreti e duraturi.
Foto Sentieri e Pensieri – inaugurazione – ph. Cristiano Mazzi