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L’approdo complicato di 100 migranti alla Colma di Cesara
“Deportare persone che in molti casi hanno lasciato la propria terra per motivi di estrema povertà, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell’ambiente, lede la dignità di molti uomini e donne e di intere famiglie. Così scrive papa Francesco in una lettera ai vescovi USA, lo scorso 10 febbraio. Parole chiare, che non lasciano spazi a false prudenze e calcoli di opportunità. Per questo forse non c’è molto confronto sereno e aperto tra le istituzioni e forse anche nella stessa Chiesa. … Il tema «migranti» è sempre più fondamentale per la politica, per le campagne elettorali. Pare che i migranti siano la colpa di tutto ciò che non funziona. I cartelli con la scritta «vietato l’ingresso agli ebrei e ai cani», o – per sorridere amaramente con Benigni – «ai ragni e ai visigoti», potremmo facilmente trovarli appesi da qualche parte anche in questi giorni. Agghiaccianti i commenti su Fb alla notizia della possibile apertura di un centro migranti, per conto della Prefettura, quindi del Governo, a Gravellona Toce. Centinaia di commenti carichi di odio, razzismo, violenza e ignoranza. Un mix pericoloso ed esplosivo”.
Sono mie parole pubblicate su La Stampa, pagine VCO, il 26 febbraio 2025. Possono essere utili per introdurre una riflessione, un racconto dell’esperienza vissuta a Cesara, quando verso la fine di aprile 2023 la Prefettura di Verbania ha mandato, in una struttura del paese, un centinaio di migranti richiedenti asilo, quasi tutti provenienti da Lampedusa. Lo abbiamo saputo in modo, diciamo così, molto informale… Verso la metà di aprile 2023 mi chiama la responsabile della “Associazione Lavoriamo Insieme”, con sede legale in Taranto, alla quale era stato affidato dalla Prefettura il servizio di accoglienza ed assistenza a cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale presso il C.A.S. (Centro Accoglienza Straordinaria), con tipologia di centro collettivo, in frazione Colma di Cesara. Mi comunica che a breve arriveranno i migranti che saranno ospitati in una grande e bella struttura, di proprietà di un Ente di Pavia, che da qualche anno non è più utilizzata.
All’inizio abbiamo cercato di conoscerci e anche di conoscere le ‘regole’ che i ragazzi avevano, le leggi italiane che normavano la loro condizione di richiedenti asilo. Abbiamo cercato, come parrocchia, comune e tutta la popolazione, di invitare i ragazzi giù in paese, perché la loro casa, il ‘campo’ come lo chiamano, dista dalla Parrocchia circa 1,5 km. Vicino alla parrocchia c’è anche un campetto di calcio, facile luogo di aggregazione. Così abbiamo cercato di comunicare, almeno con quelli che sapevano già un po’ di italiano o che parlavano un po’ di francese o inglese: è nato così prima di tutto un legame, una relazione, un incontro. Questa è la base per ogni passo successivo, per ogni accoglienza, condivisione, inclusione. Se i migranti non sono numeri, ma persone di cui conosci il nome, un po’ di storia personale famigliare, allora non diventano l’invasore che fa paura, un ‘nero’ anonimo e pericoloso. Nei primi mesi alla Colma c’erano anche alcune donne, mogli o compagne di uomini accolti, a volte anche con qualche bambino. Ma dopo pochi mesi sono state portate in altri centri, così come i minori. All’inizio i minori erano molti e anche con loro si è cercato di creare una relazione, che continua tutt’oggi. “Padre (così mi chiamano, o ‘papà’) sai che ho iniziato la scuola? Vado anche ad allenarmi con una squadra di calcio. Sono contento”.
Nella struttura, CAS, non si può entrare! Da un anno è stato affisso anche un cartello con il divieto e ci sono delle telecamere per cui tutti i rapporti vengono tenuti all’esterno.
La comunicazione di vari appuntamenti avviene con volantini scritti in varie lingue: italiano, francese, inglese, arabo, bengalese, urdu.… e con il passa parola. Un grosso contributo lo hanno dato anche gli organi di informazione come Eco Risveglio, VcoAzzurraTV e La Stampa, che hanno dato spazio alle varie iniziative e hanno diffuso notizie positive, hanno valorizzato quanto si stava vivendo a Cesara.
“Migranti a Cesara, oggi una merenda insieme contro l’indifferenza” era il titolo de La Stampa del 24 settembre ’23. Scriveva Cristina Pastore: “Per capirsi bisogna conoscersi. Intanto continuano gli arrivi anche nel VCO. Una merenda insieme, per parlare, per conoscersi, per abbattere i muri dell’indifferenza: l’iniziativa è della parrocchia di Cesara, il piccolo Comune cusiano che da aprile ospita un centro di accoglienza migranti. Dopo la ridistribuzione degli ultimi giorni, conseguenza del gigantesco numero di sbarcati a Lampedusa, i ragazzi nella struttura della frazione Colma sono risaliti a 96. Qualcuno viene spostato, altri se ne vanno convinti di poter raggiungere amici e parenti in altri Paesi d’Europa, non sapendo che se si assentano per 48 ore consecutive perdono il posto dove hanno da dormire e mangiare e dove stanno per lo meno seguendo lezioni di italiano. La merenda di oggi, nel campetto sportivo della parrocchia, che i giovani richiedenti asilo conoscono bene perché spesso lo raggiungono per tirare due calci al pallone, è stata organizzata con volontari che cercano di dare una mano ai ragazzi, per lo più provenienti dall’Africa subsahariana. Già domenica 3 settembre sono stati invitati per un piatto di riso cucinato alla senegalese e oggi, nella ricorrenza della 109° giornata mondiale del migrante e del rifugiato proponiamo a tutti, anche a chi non è di Cesara, di unirsi a noi, per una parola, un sorriso, un saluto’ dice don Sacco, da sempre impegnato con Pax Christi.”
“Nei prossimi giorni con il Centro per l’impiego capiremo che possibilità ci sono per ragazzi che sono qui già da due mesi e hanno maturato i termini, a fronte della loro richiesta di asilo, per il rilascio del permesso di lavoro riferisce il vicesindaco di Cesara Antonella Perolini. Per sabato ha promosso un pomeriggio ecologico, con spuntino finale, per ripulire l’area attorno al centro di accoglienza. Il vice prefetto vicario Giorgio Orrù ha fatto un’ispezione a sorpresa “ i ragazzi si attengono alle regole di convivenza, anche se rispetto al loro numero attuale servirebbero più dei tre operatori oggi presenti in struttura… difficoltà nel trovare altro personale” sottolinea Orrù.
Proteste nei giorni scorsi sono insorte anche per il ritardo nella consegna da parte del gestore dei 70 euro mensili di “pocket money”.
Alcuni di loro hanno sempre partecipato alla Messa domenicale. Tutto questo ha creato relazioni umane. In questo modo si è cercato di far fronte agli innumerevoli problemi che ognuno di loro deve affrontare, senza contare il peso umano del dolore che hanno dentro per avere lasciato i propri cari, per aver viaggiato mesi o anni, per essere stati incarcerati e torturati in Libia, per la traversata del mare, dove qualcuno ha visto morire i propri compagni. Uno di loro, minorenne, dopo molti mesi si siede accanto a me e con un po’ di magone mi racconta che quando sono partiti dalla Libia sul barcone non avevano la bussola e non sapevano la direzione da prendere… Alcuni delfini si sono affiancati alla barca, uno davanti e altri a destra e sinistra e li hanno guidati per un bel tratto di mare, fino a quando poi sono stati visti e soccorsi. Piangeva raccontando questo episodio… E poi la commozione di aver toccato le coste italiane e la prima telefonata alla mamma: “ciao, sono arrivato, sono vivo”.
Sì, direi che l’esperienza a Cesara è stata per me un’esperienza bella, ricca di relazioni anche se con molti problemi: tensioni con la gestione del CAS che non garantiva ciò che spettava ai ragazzi, tensioni anche con la Prefettura, perché scegliere di mettere 100 persone in un piccolissimo centro (la frazione Colma ha 14 abitanti) distante 8 km da Omegna crea non pochi problemi per lo spostamento. Questo era emerso in modo chiaro in un’assemblea pubblica, molto partecipata, che si era tenuta nel salone comunale di Cesara una sera di agosto 2023, con un centinaio di persone e di rappresentanti di tutte le istituzioni.
Anche solo in Questura a Verbania per i documenti obbligatori c’è un costo non indifferente, soprattutto se non ricevi quello che la legge prevede, 2 € al giorno, e magari passano tre mesi senza ricevere nulla. Anche la situazione medico sanitaria non è stata semplice da gestire: come comunità abbiamo affrontato migliaia di euro di spese (grazie alle donazioni di singole persone, senza utilizzare i soldi della parrocchia) per medicine. Ad es. un tubetto di crema per la scabbia costa più di 30 euro. E come fa un ragazzo a pagarlo? Mettere tante persone parcheggiate in questo modo crea le premesse perché l’accoglienza non funzioni. A Cesara abbiamo cercato di supplire a tutte le carenze e cercare comunque di accogliere e condividere. Non si sono verificati problemi di nessun genere con la popolazione e un buon numero di migranti ha anche trovato lavoro. E la notte del Natale 2023 abbiamo celebrato la Messa davanti al CAS alla Colma, non in chiesa parrocchiale. Una messa molto partecipata sia numericamente che qualitativamente, un momento davvero sentito da tutti, ospiti e parrocchiani. Perché quel Bambino nato a Betlemme 2000 anni fa è nato davvero per tutti e ha pure dovuto fuggire in Egitto, perché Erode voleva ucciderlo. La storia tragicamente si ripete.
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