Magazine Alternativa A Numero 1
Anno 2026
«Qual è lo stato della cultura in questa provincia?», ci siamo sconsideratamente chiesti in redazione
18 Marzo 2026

Come azzardare risposta a una domanda del genere?

Abbiamo un problema

Come si fa a pesare, a valutare, a prendere le misure della cultura di un territorio? E prima ancora, a cosa? Cioè, cosa è Cultura? Andiamo con ordine. Cosa sia cultura lo dice qualche frammento della “voce” che il vocabolario le dedica: complesso di conoscenze, competenze, credenze proprie di un’età, di una classe o categoria sociale, di un ambiente -complesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche, delle manifestazioni spirituali e religiose che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico – l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale[1].

D’accordo, ma cosa si pesa, cosa si valuta di tutto quanto appena letto? Con quale bilancia? La risposta non è difficile, ci vorranno degli indicatori. Ma quali e quanti indicatori per tutto quel popò di roba? Vediamo come se la sono cavata coloro che con questi problemi si cimentano, i quotidiani il Sole24Ore e Italia Oggi, con le loro indagini annuali che sondano la qualità della vita nelle 107 province italiane.

Due indagini nazionali sulla qualità della vita

Il Sole24Ore per la sua indagine esplora sei categorie[2], per ciascuna delle quali ha scelto un numero variabile di indicatori. Nella rilevazione del 2025, il VCO risulta nella classifica generale al 61° posto sulle 107 province italiane, una prestazione non proprio brillante. Nella sesta categoria quella della Cultura (che è abbinata al Tempo Libero) il VCO si piazza al 45° posto, meglio che nella classifica generale, risultato dei quindici indicatori[3] elencati nel riquadro (tra parentesi la posizione del VCO nella relativa classifica).

Palestre piscine centri per il benessere e stabilimenti termali (37), aree protette (8), partecipazione elettorale (41), ingressi agli spettacoli (65), organizzazioni non profit (6), copertura della rete fissa di accesso ultra veloce a internet (99), spesa dei Comuni per la cultura (86), offerta culturale (73), ristoranti (18), librerie (80), patrimonio museale (19), indice di lettura (32), indice di sportività (29), indice del clima (87), amministratori comunali con meno di 40 anni (91). 

In sette dei quindici indicatori il VCO si colloca in posizioni migliori del piazzamento nella categoria (45° posto), in otto in peggiori: il migliore è il 6° posto nella classifica delle organizzazioni non profit, dato che segnala l’estensione e il radicamento del volontariato; l’8° posto delle aree protette molto deve alla presenza di un esteso Parco Nazionale e il 18° dei ristoranti al peso della componente turistica nell’economia locale; di particolare rilievo è il 19° posto del patrimonio museale. Il deplorevole 99° posto dell’accesso veloce a internet evidenzia un serio intralcio allo sviluppo economico locale, altrettanto deplorevole è quell’86° posto della spesa culturale dei Comuni. L’87° posto per il clima appare strano, ma forse si sconta la proverbiale piovosità perché chist’è o paese do sole.

ItaliaOggi per la sua indagine esplora nove macrocategorie[4], anche in questo caso, ciascuna con un numero variabile di indicatori per un totale di 92, che in rete non compaiono. Quindi, non si va lontani, l’esposizione dei risultati della rilevazione non è analitica come quella del Sole. Nella sostanza, il campo di indagine non è differente tra le due ricerche, ma con aggregazioni e disaggregazioni tematiche talvolta diverse. La Cultura anche qui non è sola, ma abbinata a Intrattenimento e Turismo. Nella rilevazione del 2025 il VCO risulta in classifica generale al 51° posto, ma, in questo caso, più che la posizione in classifica, conta il punteggio realizzato in millesimi: 625/1.000 per il VCO, che significa una collocazione nella parte inferiore del gruppo definito qualitativamente accettabile[5].Per quanto riguarda la macrocategoria contenente anche la Cultura, l’unico dato disponibile è il punteggio:426/1.000 punti, cioè al penultimo posto[6], sopra ai 223/1.000 punti della Popolazione e agli antipodi del primo posto di Affari e Lavoro con 829/1.000. Altro non si cava.

Scaviamo un po’ tra quello che c’è

Tra quanto ci passa il convento delle rilevazioni nazionali sulla qualità della vita in materia di cultura e il sontuoso dipinto regalatoci in apertura dal Treccani di differenza ne passa parecchia. Facciamo, allora, come si fa con i limoni: spremiamo. Proviamo, tornando ai dati del Sole24Ore, l’accostamento con altre province dotate di qualche affinità che renda sensata la comparazione: con quelle del nord piemontese, con qualcuna lacustre, con le altre due classificate “interamente montane”[7].

Nella classifica generale il VCO se la vede male: ultima in tutte le comparazioni, come premio di consolazione la compagnia delle altre piemontesi. Nella classifica Cultura il rapporto si rovescia con le piemontesi e le lacustri (lombarde), ma non con le altre montane. Nel VCO il piazzamento nella classifica generale è sensibilmente più alto che in quella della Cultura, come soli altri due casi (Vercelli e Belluno, ma con scarti minori), in tutte le altre avviene il contrario e con scarti consistenti. Proviamo ora la comparazione tra le stesse province con due tra i migliori e con due dei peggiori esiti tra gli indicatori culturali del Sole.

La compagine del volontariato è uno dei punti di forza del VCO, come pure del bellunese, altra provincia montana, e nel resto del nord Piemonte, meno nelle aree lombarde. Altrettanto dicasi per la rete museale, che invece non trova riscontro nelle altre due province montane e in quella parzialmente montana di Vercelli. La disponibilità di accesso internet veloce è un grave punto di debolezza del VCO, ma, in parte e paradossalmente, anche per le province lombarde, seppure adiacenti all’area metropolitana milanese. Le spese comunali per la cultura godono buona considerazione soprattutto nelle province montane (VCO escluso)[8]. Strizzato per bene il limone, dobbiamo però riconoscere che ancora non appare chiaro quale sia lo stato di salute della cultura in questa nostra provincia; forse anche per la natura stessa di queste ricerche, realizzate da quotidiani economici, e per questo orientate a dar maggiore peso alla dimensione economica nella valutazione della qualità della vita. Proviamo a cambiare strada.

Andiam per altri campi

Facciamo allora appello alla memoria e alla conoscenza[9]per tentare di imbastire un mosaico di espressioni della realtà culturale del territorio capace di farci almeno comprendere i tratti caratterizzanti questa realtà, partendo da ciò che l’ambiente naturale offre: un Parco Nazionale, tre Parchi Regionali, cinque Riserve Naturali e un Parco Letterario, in un territorio di neppure 2.300 km². Proseguiamo con il consistente patrimonio museale del VCO: Il Museo del Paesaggio di Verbania, il Museo di Palazzo San Francesco di Domodossola, il Museo Gianni Rodari a Omegna e in complesso, una quarantina tra grandi e piccole realtà distribuite in tutto il territorio, da nord con il Museo della Cultura Walser di Formazza fino a sud con il Museo dell’Ombrello di Gignese e aggreghiamo pure i due Sacri Monti, di Domodossola e Ghiffa, Patrimoni Unesco, imparagonabili a quello straordinario di Varallo Sesia, ma ci si può ben accontentare.

Proseguiamo con il Sistema Bibliotecario del VCO, “una biblioteca grande come una provincia”, che unisce e coordina biblioteche civiche, scolastiche e specialistiche, e la rete “Cultura per Crescere” che coinvolge musei, biblioteche e associazioni per promuovere lettura, musica e laboratori. Poi una quindicina di librerie almeno, di cui solo cinque di dimensioni medio/grandi, distribuite sull’intero territorio provinciale. Il Salone del Libro del VCO, la fiera annuale del libro di Villadossola, Letteraltura. Poi, per gli studi storici, limitandoci ai maggiori: la Casa della Resistenza, con l’archivio, la biblioteca, le attività di didattica e ricerca, la Società dei Verbanisti, l’annuale Calendario dell’Ossola della libreria Grossi.

Passiamo all’associazionismo musicale e al canto corale: dalla rassegna internazionale Stresa Festival all’Ossola Guitar Festival, da Verbania Musica alle attività dell’Associazione Cori Piemontesi, più i complessi bandistici. Non mancano strutture teatrali[10], almeno una decina da piccole a medie, ma solo poche con regolari programmazioni, però, tante compagnie teatrali amatoriali. Una multisala e poche altre sale cinematografiche superstiti, però, questa provincia è un’antesignana dei cineforum, con due storiche esperienze di qualità, attive fin dagli anni Sessanta[11].Poi, ancora, oltre alle attività dei parchi naturali citati, associazioni dedite alla salvaguardia alla protezione e alla valorizzazione dell’ambiente, all’archeologia locale e tante associazioni paesane per la conservazione di tradizioni e micro-culture locali.

Va poi ricordato il variegato mondo dell’associazionismo educativo e di promozione sociale per giovani, per anziani e quello dell’aiuto e dell’assistenza che spesso affianca l’operato delle istituzioni preposte. Ma due presenze è necessario ancora ricordare: quella operosa della cooperazione sociale, di tipo A (gestione di servizi sociosanitari e educativi) e B (inserimento lavorativo di persone svantaggiate), con le loro attività e progetti, e la presenza della Fondazione Comunitaria del VCO, un’istituzione locale che è essenziale supporto dei progetti artistici, culturali e sociali che animano la provincia. E si dovrebbe ancora continuare, se solo fosse davvero possibile rendere conto di tutto, ma, visto che non lo è, fermiamoci qui.

Il sugo di tutto il discorso[12]

Qui giunti, il quadro è almeno sufficientemente delineato e possiamo tirare le somme. Il panorama culturale del VCO non appare povero ma, al contrario, piuttosto consistente: ampio e variegato, saldamente incardinato su un articolato e diffuso volontariato che anima un capillare e multiforme associazionismo[13], la cui consistenza[14]è il pilastro portante del brulicare delle iniziative e delle realizzazioni[15]. Un panorama di attività piuttosto ricco per il fai da te di cui campa una provincia piccola e periferica, più dinamico e vitale di quanto il piagnisteo cronico della marginalità geografica lascerebbe supporre.

Ma anche un sistema che del volontarismo mostra pure il limite: la tendenza isolazionista di ogni gruppo, quel chiudersi in sé, concentrato sui propri fini e compiti, che stenta ad aprirsi, a collegarsi, a connettersi in reti. In un contesto territoriale già di per sé frazionato e discontinuo ciò può agire come ulteriore fattore di frammentazione. Ma non bisogna equivocare: quello indicato come limite è un po’ anche la condizione naturale d’azione del volontariato e dell’associazionismo, la tendenza più che a un vero isolazionismo, al fare per sé, ad esprimere una forte concentrazione sul proprio essere e una debole propensione proiettiva.

Ciò che appare necessaria in questa situazione è quell’azione di collegamento, quel tessere reti territoriali che sarebbe compito delle componenti pubbliche del territorio e, segnatamente, degli enti locali, Comuni e Provincia, la cui azione appare però troppo spesso inadeguata ai bisogni, sporadica, più interessata e orientata alla produzione di eventi, che non alla promozione di un diffuso sistema di produzione culturale[16].

Un’imperizia o una latitanza che comporta, però, un caro prezzo, se si considera la funzione che la cultura esercita nella società di un territorio. Il suo essere non solo generatrice di benessere, ma soprattutto collante della coesione sociale, in quanto produzione di significati collettivamente riconoscibili, come pure focalizzazione di orientamenti e obiettivi comuni che sono il cemento di una società e, ancor prima, sono gli antidoti alla dispersione e all’arroccamento entro retrivi recinti identitari.

Ditemi voi se questa nostra provincia non ha un bisogno disperato di questo collante.


[1] Vocabolario della Lingua Italiana Treccani vol .I, pp. 1026-1027.

[2] Ricchezza e consumi, Affari e lavoro, Giustizia e sicurezza, Demografia e società, Ambiente e servizi, Cultura e tempo libero.

[3] Chiariamo alcuni indicatori: Offerta culturale = spettacoli ogni 1.000 abitanti; Indice di lettura = copie ogni 100 abitanti; Indice di sportività = media di punteggi in base a 36 parametri; Indice del clima = media di punteggi in base a 15 parametri; Spesa dei Comuni per la cultura = in € pro capite per alcuni capitoli.

[4] Affari e lavoro, Ambiente, Istruzione, Popolazione, Reati e sicurezza, Reddito e ricchezza, Salute, Sicurezza sociale, Turismo intrattenimento e cultura.

[5] I risultati delle 107 province sono raggruppati in quattro gruppi in ordine alla qualità della collocazione: Buona, Accettabile, Discreta, Insufficiente.

[6] Questo dato appare un po’ strano considerato l’abbinamento con la voce Turismo e il secondo posto che il turismo nel VCO occupa, pressoché permanentemente, nelle graduatorie delle province piemontesi, seconda soltanto a quella di Torino.

[7] Legge n. 56 del 2014.

[8] Ma non è specificato se i dati siano riferiti a più anni o a uno solo, in questo caso il parametro sarebbe meno significativo.

[9] L’Osservatorio Culturale del Piemonte (O.C.P.) offre pochi dati utili a quanto stiamo qui cercando riguardanti il VCO.

[10] Anche originali come lo scenario di una cava di granito dismessa per il progetto Tones on the Stones.

[11] Sono quelle di Omegna e Verbania; il cineforum di Domodossola, attivo dal 1988, ha interrotto l’attività dopo il 2024.

[12] Dal manzoniano il sugo di tutta la storia, vedi in coda al penultimo capoverso del XXXVIII capitolo de I promessi sposi.

[13] Si, certo, non solo, anche altre presenze, ad esempio il sistema dell’istruzione, giocano la loro parte e hanno rilievo.

[14] Un “tasso di organizzazioni non profit superiore di oltre 4 punti percentuali sia rispetto alla media regionale piemontese, sia rispetto al valore medio nazionale”; un numero di ETS iscritti al RUNTS che rimandano la fotografia di un tessuto sociale vivace, solidale e attento alle esigenze della comunità”; “la presenza del volontariato sul territorio del VCO è una presenza tangibile e significativa in diversi contesti: dall’assistenza sociale alla cultura, dallo sport all’ambiente”. https://fondazionevco.org/segnali/volontariato/

[15] Che poi la qualità non sia sempre eccelsa è un’altra questione.

[16] Fatte, ovviamente, le debite, lodabili ma sporadiche, eccezioni. Ne cito tre per tutte, i vari esperimenti di Consulta del Volontariato attuati in alcuni Comuni, il Sistema Bibliotecario del VCO, un’iniziativa fortemente voluta e oggi felicemente attiva, e “Un paesaggio a colori”, il piano strategico di valorizzazione del patrimonio culturale del Verbano Cusio Ossola avviato negli anni 2012-2013 dalla Provincia del VCO, non andato però molto oltre la stesura del progetto.

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