Domenica 30 giugno 2024. Storia e storie, persone conosciute e persone sconosciute, vite che si intrecciano. Ieri, dopo la commemorazione dell’ottantesimo anniversario dell’eccidio di Fondotoce, ci siamo diretti in bici verso Domodossola.
Per evitare un po’ di pioggia a Ornavasso decidiamo di fare un pezzo di strada in treno. Così nel corridoio ci viene incontro Gahil (nome di fantasia), trentenne nero come la pece.
“Devo scendere a Gallarate. È vicino?” ci chiede in un buon italiano. “Eh no, sei proprio da un’altra parte…“. Ci impieghiamo un attimo a capire come fosse finito sul treno Novara-Domodossola dovendo andare a Varese, ma alla fine capiamo che è vittima delle interruzioni dei treni sulla tratta Arona-Domo.
Gli spieghiamo cosa deve fare e che, arrivato a Domo, dovrà prendere un bus per Arona, poi un treno per Milano, scendere a Gallarate e poi quello per Varese. Ci guarda come se fossimo nel terzo mondo, lui con la faccia come la pece e un sorriso più bianco del bucato Dash.
Così abbiamo chiacchierato. “Noi veniamo da Fondotoce Associazione Casa della Resistenza, dove abbiamo ricordato 42 partigiani trucidati dai nazifascisti per la nostra libertà e democrazia. Ma è una storia lunga, Gahil. E tu da dove vieni?” “Da Sassari.” Urca, penso io.
“Faccio il contadino nelle campagne sarde, ma domani devo essere al consolato a Milano per i miei documenti e così ieri ho preso la nave, sono sceso in continente a Genova e vado a dormire da un mio amico a Varese. Ma ora ho capito di aver sbagliato treno.” Già!
Mi chiedo se il mondo non sia tutto sbagliato se per avere i documenti questa persona, dalla faccia così affabile, debba attraversare l’Italia e nuovamente quel mare “benedetto e maledetto” insieme.

Ecco allora ho pensato alle interessanti informazioni raccolte il giorno prima al Convegno alla Casa della Resistenza sul dare nome e diritto alla memoria alle persone ignote negli eccidi nazifascisti delle nostre zone a cura dell’Associazione Labanof, laboratorio di antropologia e odontoiatria forense della professoressa Cattaneo[1], la stessa che da anni sta cercando di dare nome alle vittime in mare dei naufragi di coloro che scappano da fame e guerre verso la libertà e la democrazia… tutto in fondo si lega!
Abbiamo accompagnato Gahil alla fermata del bus e lui ci ha regalato una stretta di mano e un sorriso smagliante a 32 denti; alle 19 ci ha anche mandato un messaggio per dirci che era a Varese dal suo amico, sano e salvo.
Ecco, rientrando a casa in bicicletta mi sono immaginata un incontro oggi tra Arialdo detto Gatto, ultimo partigiano di Verbania, e Gahil, Dente smagliante, primo nero che da Sassari arriva a Domo per andare a Varese per uno straccio di identità.
Dietro all’identità di ciascuno di noi ci sono sempre i diritti a una vita degna e i doveri di contribuire al bene di tutti.
Gahil rispetta entrambi e per questo gli abbiamo augurato buona vita.
[1] Si è parlato del Labanof in Alternativa, n. 4 /2023, “A proposito di diritto all’identità”, pp. 20-21.
Foto Freepik creata con A.I.
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