Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2025
L’importanza di educare all’affettività: la prevenzione per la violenza di genere nelle scuole
3 Giugno 2025

Il progetto “Giù le mani”

La violenza di genere è un fenomeno sistemico, pervasivo e profondamente radicato nella nostra società. La ascoltiamo nei racconti delle cronache quotidiane, nei numeri drammatici dei femminicidi, ma anche nelle storie più silenziose di controllo, umiliazione, isolamento. 

È una violenza che troppo spesso cresce nell’ombra, mimetizzata tra gesti normalizzati, parole tollerate, silenzi che diventano complici. La domanda che sorge spontanea è: cosa possiamo fare per prevenirla davvero? Una delle risposte più efficaci è intervenire fin da subito, nei luoghi dell’educazione, con le generazioni che costruiranno il mondo di domani. 

Le scuole, in questo senso, rappresentano un terreno prezioso: sono spazi in cui si cresce, si sperimenta, si impara a stare con gli altri. Per questo, il Centro Antiviolenza del VCO, attraverso il servizio Giù le mani e le psicologhe della Cooperativa La Bitta (Dott.sse Adamo, Cupia, Grossi, Veronesi), ha portato avanti una serie di interventi educativi nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, con l’obiettivo di promuovere una cultura del rispetto, della consapevolezza e della responsabilità relazionale. Stimolando la riflessione, le capacità di pensiero critico e la partecipazione degli studenti in un clima accogliente e di condivisione. 

I nostri percorsi si sono sviluppati in circa due ore di incontro a classe, i concetti affrontati sono i tipi di violenza, il ciclo della violenza e i modelli relazionali disfunzionali e malsani. Nelle scuole secondarie di primo grado i temi affrontati sono gli stereotipi di genere e il loro legame con la violenza. Inizialmente, i ragazzi paiono spesso un po’ spaventati, con la paura di dire qualcosa ed essere giudicati, ma tramite discussioni guidate e attività pratiche è sempre possibile sciogliere il ghiaccio. Ad esempio, tramite attività creative e di brainstorming, sono stati realizzati dei poster riguardanti il significato di violenza e di rispetto. Le affermazioni emerse sono molto profonde e significative e hanno fatto riflettere sia ragazzi che operatori su quali siano i principi alla base delle relazioni sane. 

Nelle scuole secondarie di secondo grado, con il prezioso contributo e aiuto degli studenti stessi, i momenti di dibattito strutturato sono stati molto stimolanti per tutti. Dai momenti di fuoco, in cui i ragazzi dovevano prendere posizione rispetto ad affermazioni provocatorie come “Se è geloso, vuol dire che mi ama” ai momenti di silenzio e riflessione dopo condivisioni personali dei ragazzi. Tutti questi momenti rendono esplicito come sia facile cadere nella violenza e quanto sia difficile uscirne e questo vale sia per le donne che per gli uomini. 

Molti insegnanti, soprattutto coloro che hanno partecipato in prima persona agli incontri, hanno sottolineato l’importanza di creare spazi come questi, dove i ragazzi possono esprimersi senza paura di essere giudicati. In diverse classi sono emersi vissuti personali, dubbi, insicurezze e curiosità che purtroppo spesso non trovano spazio e tempo nel dialogo scolastico quotidiano. Alcuni studenti hanno raccontato esperienze di controllo, gelosia o di linguaggio offensivo nella propria cerchia di amici o nelle prime relazioni sentimentali, mettendosi in una situazione di vulnerabilità nel racconto della propria esperienza. Sono stati momenti preziosi per noi facilitatrici, per capire di più del mondo interno degli adolescenti di oggi e delle difficoltà che incontrano quotidianamente nella gestione delle emozioni, soprattutto di quelle negative come tristezza, paura, gelosia, invidia. Emozioni che spesso faticano ad essere riconosciute e vengono fatte tacere. Spesso, la violenza nasce proprio da lì, dal non sapere come affrontare ciò che si prova, e dal tentativo di riprendere controllo sull’altro per gestire il proprio disagio. Per questo, durante gli incontri abbiamo lavorato anche su questo aspetto: legittimare le emozioni e imparare a gestirle senza far male a sé o agli altri.

I percorsi di prevenzione della violenza di genere, e in generale l’educazione affettiva e sessuale non dovrebbero essere un’aggiunta opzionale al curriculum scolastico, ma una parte essenziale della formazione civica e relazionale dei giovani. Non si tratta solo di fornire informazioni e fare lezione, bensì di costruire uno sguardo critico sul mondo e sulle relazioni con sé stessi e con  gli altri, per contribuire a creare un mondo dove non si ha paura di esistere e dove si impara a stare insieme in armonia.

Speriamo che ogni incontro sia stato un piccolo seme. Un piccolo passo verso una maggiore consapevolezza, verso una cultura in cui amore non è possesso, ma libertà; in cui l’empatia non è debolezza, ma forza; in cui il rispetto è un valore condiviso. Rendere i ragazzi e le ragazze protagonisti di questo cambiamento è la chiave per immaginare un futuro più giusto. E la scuola, insieme a chi la abita ogni giorno, può essere il luogo in cui questo cambiamento prende forma, parola dopo parola, gesto dopo gesto.