Magazine Alternativa A Numero 4
Anno 2025
L’eredità della parola: essere librai significa fare parte attivamente della storia del proprio territorio
6 Dicembre 2025

Intervista a Pieranna Margaroli, fondatrice con il padre della storica libreria di Verbania dal 1966 al 2015

Il libro non è solo carta e inchiostro; è un atto di resistenza culturale, un custode della memoria e un veicolo insostituibile di arricchimento personale. Ogni volume, che sia un classico o un pamphlet politico, è una testimonianza vivente del suo tempo, riflette le ansie, le speranze e le rivoluzioni della società. I libri sono il tessuto connettivo di un mondo che evolve, e l’esperienza di Pieranna Margaroli, libraia dal 1966 al 2015, ci offre uno sguardo privilegiato sull’evoluzione della storia moderna del VCO e del nostro Paese.

Cristina Barberis Negra: Pieranna, la sua libreria è stata un osservatorio unico: nata il primo maggio 1966, ha chiuso nel 2015, vedendo passare generazioni di lettori, autori ed editori. Qual era il taglio iniziale e quali sono state le prime fortune della vostra attività?

Pieranna Margaroli: Il taglio della nostra libreria è sempre stato socioeconomico e sociopolitico. Arrivammo nel ’66 quando a Verbania c’erano sette librerie, di cui Alberti era il leader. Eravamo una vera e propria Cenerentola. La nostra fortuna è stata di avere affittato una sede davanti all’Istituto Cobianchi, che contava allora circa 1.500 alunni. Questa è stata la prima cosa positiva: noi, in modo abbastanza naïf, abbiamo cominciato a fare la nostra esperienza di librai con la “scolastica”.

CBN: L’idea di aprire la libreria è venuta a lei e a suo papà? Che cosa vi ha ispirato?

PM: Il mio primo impiego, avevo fatto ragioneria, fu come segretaria di direzione presso un’azienda svizzera con sede a Novara. Così, ogni giorno, passavo almeno quattro ore in treno. L’aspetto positivo della vicenda è stato che, in questi lunghi viaggi, mi sono letta tutti i classici: i russi, gli inglesi del Sette-Ottocento, gli autori italiani, qualche francese. E continuavo a dire: “Che bello avere una libreria, che bello!“. Mio padre che era una persona molto colta e intraprendente ha assecondato l’idea e corso il rischio di partire in questa impresa.

CBN: Poco dopo l’apertura arriva il ’68, le occupazioni delle fabbriche. La libreria si ritrova nel pieno dei movimenti sociali. Cosa ci può raccontare di quel periodo?

PM: Esatto. È arrivato il ’68, la lotta della Montefibre e poi, più avanti, la crisi e la chiusura delle fabbriche. Qui a Verbania erano arrivati anche i Celerini. Abbiamo assecondato le esigenze degli studenti e degli operai che in quei periodi di scioperi e contestazioni si avvicinavano sempre più alla lettura, soprattutto di testi sociopolitici. Parallelamente nasce anche il femminismo e noi ne eravamo una cellula, proprio scatenata, radicale. In breve, siamo diventati punto di riferimento del mondo sindacale, del movimento operaio, degli studenti, delle donne.

CBN: In quel contesto, un ruolo cruciale lo hanno avuto anche le famose 150 ore. Cosa hanno significato per voi?

PM: Assolutamente. Le 150 ore: il diritto degli operai di arrivare alla terza media e quindi di completare gli studi. Andavo personalmente a Milano, alla Calusca di Primo Moroni che, secondo me, è stato uno dei più grandi librai d’Italia per attenzione e cultura del movimento operaio. Portavo a casa ciclostilati e fascicoli, fornivo agli insegnanti i libri alternativi e tutti i testi fondamentali. Questa fase è durata anche tutto il periodo degli Anni di Piombo.

CBN: Gli Anni di Piombo sono stati un momento di grande paura e di scelte difficili per l’Italia intera, come li avete vissuti?

PM: Abbiamo avuto una paura terribile. Aderivamo al movimento del Manifesto, eravamo nei collettivi, e si sentiva forte l’ombra mortale delle Brigate Rosse. La linea di demarcazione è stata l’uccisione di Aldo Moro. Lì abbiamo capito definitivamente che la deriva terroristica di un’esigua minoranza aveva chiuso molti spazi di crescita democratica e di lotta alle disuguaglianze. Poi sono arrivate le leggi repressive di Craxi, gli anni ’90 e il nuovo secolo in un battito di ciglia.

CBN: Quali cambiamenti ha notato nel nuovo secolo, anche nel panorama editoriale, con l’arrivo di figure come Berlusconi?

PM: Purtroppo l’avanzamento e l’adeguamento a un pensiero unico, un appiattimento culturale e un individualismo spietato. Siamo passati da un momento di socializzazione e di presa in carico comunitaria dei problemi a uno individualistico, una sorta di sogno americano all’italiana: “Io sono ricco, ce la potete fare anche voi“. Il ventennio di Berlusconi ha inciso anche sull’editoria, prima ancora dell’acquisizione di Mondadori. Si è passati dalle pubblicazioni politiche, dai temi sociali, dalla saggistica impegnata a un’onda individualistica, sempre più commerciale. Noi abbiamo continuato a viaggiare in controtendenza, vendendo ancora ricerche bibliografiche alternative e autori scomodi come Sibilla Aleramo, che per noi è stato un best seller.

CBN: Per contrastare questa miopia dilagante, lei e sua sorella, che nel frattempo era entrata a far parte della vostra società, avete portato i libri “fuori” dalla libreria, trasformando il libraio in operatore culturale. Ci racconta questa esperienza, che è un po’ alla base della vostra filosofia?

PM: La libreria è un posto in cui la gente deve venirti a cercare; noi avevamo capito che dovevamo andare incontro alle persone. Numerose le iniziative in cui ci siamo messi alla prova, cercando sempre la collaborazione degli altri librai e delle realtà culturali del territorio. Abbiamo fatto 22 anni di “Tascabile” sotto i portici di Pallanza. Poi, quando abbiamo concluso quella esperienza, abbiamo proposto di organizzare Editoria e Giardini, una mostra unica sul rapporto tra editoria e tema giardino. E in quest’ottica di apertura al pubblico e al territorio, è nata anche l’Associazione Libriamoci, che ha dato i natali alla Fabbrica di Carta.

CBN: Una grande scommessa è stata Letteraltura come è nata?

PM: Nel 2006 ci siamo lanciati nell’organizzazione di un festival letterario, sentivamo il bisogno di un evento che portasse lustro alla nostra città ed è stata una grande vittoria che tutt’oggi prosegue, sia pure con modalità diverse, grazie ad altre persone e ogni anno porta il piacere dei libri in città e sul territorio.

CBN: Siete stati fondamentali anche per la nascita dell’attuale biblioteca di Verbania.

PM: Sì, prima a Verbania avevamo una vecchia biblioteca tutta sottochiave, impolverata. Ci siamo battuti con un’azione politica, la manifestazione “Cappuccetto Rosso Verde Giallo o Blu?”, per farla spostare e aprire il più possibile al pubblico. L’iniziativa ha portato all’acquisto dell’attuale sede in Villa Maioni e alla sua riorganizzazione. Non vi dico i titoli dei giornali del periodo “La mano rossa sulla cultura”. Tutto era politica.

CBN: Tutte queste iniziative fuori dalla libreria, oltre che la vostra selezione letteraria vi hanno anche fatto meritare un premio? 

PM: Sì, nel 2009, un altro riconoscimento, per noi importante: Il Premio Luciano e Silvana Mauri per la migliore libreria d’Italia, frutto proprio di quelle iniziative di apertura e di rete che avevano voluto portare i libri direttamente alle persone.

CBN: Parallelamente alla vita dentro e fuori dalla libreria, siete anche diventati editori. Quando e perché nasce Tararà?

PM: Tararà è nata nel 1996 dall’idea di creare una casa editrice dedicata alla montagna. Abbiamo iniziato con la collana “Di Monte in Monte”, nostro fiore all’occhiello, l’unica collana europea incentrata sulle montagne di tutto il mondo. Abbiamo cercato selezionato e ripubblicato i classici dimenticati della letteratura di montagna, come La lettera dal Ventoso di Petrarca, o scovato testi alternativi che parlassero del tema, il più recente è Il massiccio del Monte Bianco di Eugène E. Viollet-Le-Duc, grande appassionato di montagna, che non solo scalò più volte il Monte Bianco ma lo disegnò in oltre seicento tavole. Ne è nata un’opera del tutto originale e unica nel suo genere, dove la montagna è vista come un grande edificio – comunità, in cui ogni parte ha una sua ragione di esistere. Oggi la collana conta circa 50 titoli. Parallelamente sono nate la collana Storie e la collana Studi, di cui sono stati pilastri fondamentali due scrittori di grande talento, Nino Chiovini ed Erminio Ferrari: raccolgono saggi e narrazioni di montagna in tutte le sue accezioni, sociali, storiche, legate alla resistenza, etc. Tra le ultime pubblicazioni Abitare la montagna – Storie per un’antropologia dell’abitare di Marco Nifantani, che raccoglie chiacchierate fatte con persone amiche o incontrate per caso che hanno scelto di lasciare la città e ritornare in montagna.

Le collane poi sono cresciute e diversificate e l’attività editoriale prosegue ancora, cercando sempre nuove collaborazioni per resistere e offrire sempre letture alternative. Abbiamo recentemente stretto una collaborazione con Monterosa Edizioni, per rafforzare la nostra proposta editoriale legata al territorio.

CBN: Se dovesse fare una classifica non di vendita, ma dei libri che hanno rotto gli schemi e che siete riusciti a far amare al di là delle mode?

PM: Senza dubbio Marguerite Yourcenar con Memorie di Adriano, un imperatore dal pensiero rivoluzionario, che rompe gli schemi, che parla di omosessualità e che si pone come un pugno nella pancia dei benpensanti. Elsa Morante con La Storia, libro fondamentale, espressione del neorealismo in letteratura. Goliarda Sapienza con L’arte della gioia: un libro, inizialmente rifiutato dalle grandi case editrici, ma dirompente e controcorrente. Poi altri libri bandiera del femminismo come Sibilla Aleramo (Una donna) e Dalla parte delle bambine di Elena Giannina Belotti che comincia a parlare di condizionamenti sociali che forgiano il “ruolo femminile” sin dai primi anni di vita. Non trascurerei Pennac e Benni, per parlare di autori maschili, che hanno dato nuova voce alla narrativa.

CBN: Invece un libro che ha venduto tantissimo e che non avrebbe mai consigliato?

PM: Purtroppo ce ne sono stati diversi. Uno fra tutti è stato “Porci con le ali” edito da Savelli. Un caso letterario: in un giorno te ne chiedevano anche venti copie.

CBN: Un’ultima battuta per chiudere questa bella chiacchierata. Che valore deve avere oggi una libreria per lei?PM: La libreria deve essere un centro di aggregazione, un luogo di scambio di esperienze e proposte a sostegno di tutti. Deve essere collaborazione e lavoro di squadra tra operatori. Noi abbiamo avuto la fortuna di iniziare in anni in cui si credeva nelle idee e nella possibilità di cambiare le cose. Adesso, purtroppo, si è perso il senso vero del dibattito e dell’impegno sociale e politico.