Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2026
Le miniere storiche della Val d’Ossola
9 Giugno 2026

Una montagna lontana nel tempo che non può essere dimenticata

Per oltre cinque secoli le miniere storiche della Val d’Ossola hanno fornito preziosi minerali (oro, argento, ferro, rame, …) la cui estrazione ha scritto pagine poco conosciute di un’antica economia alpina. Una storia che si è tragicamente conclusa nel 1961 con la chiusura della miniera di Pestarena, l’ultima miniera d’oro delle Alpi. Da allora la montagna italiana è entrate in una fase storica nuova: quella del turismo di massa.

Il panorama minerario dell’Ossola, distretto primario in Italia, si dipana tra la Valle Anzasca (Pestarena e Vanzone), la Valle Antrona (oro ad Antrona e ferro a Montescheno), la Valle Antigorio (le miniere dell’Alfenza di Crodo), la Val Toppa (oro a Pieve Vergonte) e il rame di Migiandone. Accanto a questi “centri minerari storici” vi sono molti altri luoghi di estrazione in altri paesi ossolani. Pochi conoscono la miniera di amianto dell’alpe Devero oppure la miniera di mica del Moncucco, l’estrazione della grafite d Ornavasso e gli assaggi auriferi di Vogogna. Vicino all’Ossola vi erano le miniere d’oro di Gondo nella valle del Sempione e quelle di nichel di Campello Monti in Val Strona; nel Vergante, alle pendici del Mottarone vi erano miniere di blenda (zinco), ferro e galena (piombo).

Frutto di anni di puntuali ricerche, è nelle librerie in questi giorni il libro Le miniere storiche della Val d’Ossola – Storie di donne e di uomini “dentro” la montagna (Grossi, Domodossola, 2026) di Paolo Crosa Lenz e Giulio Frangioni (con la collaborazione di Mauro Conti). Il libro raccoglie per la prima volta in modo organico le tante storie di donne e di uomini, a volte anche di bambini, che “dentro” la montagna hanno compiuto il loro destino esistenziale. Sono storie di coraggiose e spesso sfortunate avventure imprenditoriali, di lavoro sofferto con sullo sfondo lo spetro terribile della silicosi, di migrazioni che hanno unificato l’Italia.

Cosa rimane dell’esperienza storica delle miniere dell’Ossola? Rimangono due cose: la memoria e un patrimonio di lavoro. La memoria è quella sofferta della silicosi, delle “valli di vedove”, ma anche una memoria orgogliosa di lavoro carico di storia, di grandi competenze professionali, di risultati orgogliosi. Il patrimonio materiale che rimane è quello di chilometri di tunnel, gallerie, scivoli che permettono agli uomini di oggi di “entrare” nelle montagne.

L’associazione “I Figli della Miniera – Per non dimenticare Pestarena” è nata nel 2009 da un’intuizione di Vincenzo Nanni, figlio di un vecchio minatore, con l’obiettivo di radunare le persone che a diverso titolo hanno vissuto a Pestarena o che in ogni modo sono state coinvolte nella vita della miniera d’oro. Scopo dell’associazione è la conservazione della memoria storica della stagione estrattiva in Valle Anzasca. Una memoria per tutti. Angelo Iacchini, classe 1927, è stato presidente onorario dei Figli della Miniera” e aveva allestito nella sua casa a Scheber di Macugnaga un museo-laboratorio sulla lavorazione dell’oro. Era la memoria storica dei minatori; aveva lavorato a lungo per l’AMMI (Azienda Minerali Metallici Italiani). “Ho iniziato a Pestarena nello stabilimento minerario, avevo 14 anni ed ero nella squadra dei tubisti… Abitavo a Quarazza e da lì, durante la guerra, ho accompagnato oltre confine gente di tutte le età: ebrei, prigionieri alleati, perseguitati politici, sempre come aiuto mai per tornaconto”.

C’è un modo per conoscere le miniere dell’Ossola “fuori” dalla montagna e sono le occasioni museali offerte e gestite dalle associazioni di memoria: la Casa Museo walser di Borca a Macugnaga, la Casa della Miniera a Pestarena, il centro di documentazione del Centro Massari a Pieve Vergonte e le riproduzioni di attrezzi e macchine di miniera all’alpe Fontano in Val Toppa, il centro visita delle Aree Protette dell’Ossola ad Antrona, il museo nel palazzo Stockalper a Gondo. Tutte queste iniziative, frutto per lo più di tanto impegno di volontariato, documentano in modo positivo e propositivo come la realizzazione di un distretto turistico minerario, che conservi la memoria storica delle miniere dell’Ossola, sia non più solo un progetto.

Oggi le Alpi stanno vivendo profondi cambiamenti economici, climatici e sociali. Urge la necessità di restituire dignità e memoria a vite, a volte spezzate, che “in miniera” garantirono nel tempo la continuità ad esigue comunità alpine. Scopo del libro è che questa “memoria nascosta” diventi orgoglio e patrimonio di tutte le genti di montagna. Una montagna “lontana” nel tempo che non può essere dimenticata.

Nella foto: La famiglia di Tranquillo Conti (1910 – 1977) di Loro (Pieve Vergonte), almeno tre generazioni di donne e uomini nelle miniere di Val Toppa.