Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2025
La Fondazione Buon Lavoro
3 Giugno 2025

Per un’economia al servizio delle persone

La Fondazione

Fondazione Buon Lavoro nasce nel novembre del 2018 per opera di Pupi e Michele Alessi, per continuare a sviluppare e diffondere la cultura d’impresa ereditata e coltivata in 44 anni di lavoro nell’azienda di famiglia. 

La missione della Fondazione è di dare un contributo alla transizione verso un’economia al servizio delle persone, sia sul piano culturale che su quello operativo. Noi partecipanti della Fondazione non ci rassegniamo all’idea di un’impresa in strutturale contrasto con la società, favorita purtroppo dai tanti esempi negativi che abbiamo sotto gli occhi, e proponiamo una visione opposta, secondo la quale per natura l’impresa non solo non è in contrasto con la società, ma se correttamente interpretata ne diventa una preziosa alleata. 

 Il paradigma proposto, un vero e proprio modo diverso di guardare all’impresa, è quello della “Buona Impresa”: un’impresa che funziona bene perché trova soluzioni che soddisfano tutte le persone che hanno rapporti diretti con lei. Un’impresa è buona per tutti o non è Buona

La proposta si rivolge prima di tutto agli imprenditori, che hanno la responsabilità di scegliere l’orientamento di fondo della loro impresa – estrattivo o, seguendo la nostra proposta, inclusivo – ma poi anche a tutti noi, perché tutti dobbiamo essere attori in prima persona di un cambiamento per il quale ciascuno può fare qualcosa; tutti siamo clienti dell’impresa, la gran parte di noi sono o sono stati lavoratori nell’impresa o in collegamento con essa e tutti quelli che non tengono i risparmi sotto il materasso finanziano, direttamente o indirettamente, il sistema produttivo. 

Il paradigma e il suo modello applicativo sono descritti, con progressivi livelli di approfondimento, nel Tedx “Impresa e società, tra stereotipo e utopia” e nei documenti “La Buona Impresa” e “Fare Buona Impresa” che si trovano sul sito www.fondazionebuonlavoro.it

Sul sito si trovano anche le Linee Guida per l’adozione della forma giuridica di Società Benefit secondo l’interpretazione della Buona Impresa, incluso SABI (Strumento di Autovalutazione del Buon Impatto) che risulta essere il terzo standard più usato tra le Società Benefit italiane. 

Il Buon Lavoro

Il nome «Buon Lavoro» scelto per la Fondazione sottolinea sin dal primo momento che il lavoro, quello che svolge il singolo nell’impresa e quello dell’impresa per la società, è il cardine attorno al quale ruota la nuova economia verso la quale puntare. Tenuto conto del tema di questo numero della rivista, riassumiamo qui alcune considerazioni sul lavoro, in particolare quello svolto nell’ambito dell’impresa. 

Il lavoro come servizio. Viviamo in una società sempre più interconnessa, nella quale senza il lavoro degli altri probabilmente non sapremmo più come cavarcela. Lavorare significa sempre di più impiegare i propri talenti nella creazione di valore per altri: in questo senso il lavoro “serve” la società, è un’attività volta a produrre beni o servizi destinati alla fruizione da parte di qualcun altro, la sua efficacia si misura innanzitutto nella sua effettiva utilità per altri.

Il lavoro come strumento di realizzazione individuale. Al tempo stesso il lavoro è un importante strumento di realizzazione per chi lo svolge: non è solo mezzo dal quale ricavare risorse economiche che consentono di soddisfare bisogni e desideri esterni al lavoro, ma può esso stesso essere un modo di soddisfare bisogni ed esigenze fondamentali, come quella di costruire rilevanti relazioni sociali, quella di crescere, realizzarsi esprimendo e sviluppando le proprie capacità e potenzialità, costruendo una parte molto rilevante della propria identità. Il lavoro è un fondamentale strumento di integrazione sociale. La lotta alla povertà e all’emarginazione sociale passa innanzitutto dall’assicurare un lavoro a tutti.

Il lavoro nell’impresa. Gestire il lavoro, in un’impresa, significa costruire sinergie positive tra questi due obiettivi: da un lato organizzare il lavoro in modo efficace, efficiente e sostenibile per valorizzare la sua capacità di servire gli altri; dall’altro sostenere le opportunità di realizzazione individuale, favorendo così la motivazione dei lavoratori.

Il lavoro come componente ineludibile del ruolo sociale dell’impresa. Offrendo opportunità di Buon lavoro, un’impresa soddisfa una esigenza primaria della società. Per quanto utile alla società possa essere il prodotto di un’impresa, o per quanto congruamente condivisa sia la ricchezza che essa crea, un’impresa non potrà essere considerata Buona se non avrà anche offerto un Buon lavoro ai suoi collaboratori.  

Il lavoro come un fine. Molti approcci riconoscono l’enorme importanza delle “risorse umane” e propongono modalità e strumenti, anche molto sofisticati, di cura del lavoro e del collaboratore. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il collaboratore è visto come un mezzo, uno strumento che va curato molto bene, ma così come vanno curate molto bene tutte le cose, le “risorse”, appunto, che servono ad un altro fine. Se il fine ultimo è la massimizzazione del profitto o il successo del prodotto, è a questo che servono i lavoratori, ed è per questo che vengono anche sacrificati. Ciò che caratterizza la Buona Impresa è il curare il lavoro delle persone trattandole sempre “anche come un fine, e mai solo come un mezzo”, riconoscendo il loro valore in qualunque tipo di scenario e di situazione, indipendentemente da quanto servano all’impresa.

I progetti

“Un Altro Buon Lavoro” .Il primo progetto della Fondazione è stato molto legato alle sue origini: prima di dedicarci a sviluppare un modello teorico, ci siamo trovati ad intervenire operativamente, per sanare una situazione che si presentava molto critica. Nei primi mesi del 2019 la Alessi s.p.a. ha dichiarato di avere 80 persone in esubero, mettendo a disposizione un congruo contributo per chi avesse deciso di abbandonare il posto di lavoro di propria iniziativa e dando un anno di tempo per mettere in atto la riduzione. L’intervento della Fondazione ha aiutato il personale dell’azienda a trovare altre opportunità di lavoro (il progetto si chiamava infatti “Un Altro Buon Lavoro”). Allo scadere dell’ anno, l’azienda non ha dovuto procedere a nessun licenziamento perché 80 persone avevano spontaneamente deciso di uscire dall’ azienda.

Pensiamo che, con buona volontà e molta iniziativa, un intervento di questo tipo potrebbe essere utile in altri casi in cui si manifesti l’esigenza di riduzione del personale, anche nella nostra provincia. 

“ViCinO alle piccole imprese”. All’inizio dell’anno seguente il mondo è stato colpito dalla pandemia e siamo entrati in una fase di emergenza, prima di tutto sanitaria, ma poi anche economica. Siamo stati chiamati a partecipare alla Cabina di Regia a sostegno di imprese e lavoratori convocata dalla Prefettura del VCO e, per cercare di fare la nostra parte, abbiamo avviato il progetto “ViCinO alle piccole imprese” che ha offerto a tutte le micro imprese del VCO la possibilità di segnalare le proprie difficoltà  e candidarsi a ricevere un supporto professionale gratuito, in termini di consulenza e affiancamento, per affrontare in modo strutturato la crisi economica in corso.

“Articolo +1”. Il contributo principale al nostro territorio, in termini dimensionali, è stato il progetto Articolo+1, di cui siamo stati promotori e che ha coinvolto la Fondazione Comunitaria e la Fondazione Compagnia di San Paolo. Il progetto si proponeva di individuare, motivare, formare e inserire nel mondo del lavoro fino a 200 NEET della nostra provincia. 

Il programma, che si è recentemente concluso, ha coinvolto 164 giovani, con una distribuzione territoriale che ha visto una prevalenza di partecipanti nel Verbano (62%), seguita dal Cusio (26%) e dall’Ossola (12%). 

Oltre ai risultati numerici, è apprezzabile la costituzione di una rete di enti che collaborano per gli inserimenti lavorativi, mentre prima lavoravano separatamente. 

“Santo Stefano”. Un progetto di minori dimensioni ma molto sentito e partecipato è quello che abbiamo sviluppato insieme ad alcune persone della comunità di Santo Stefano di Pallanza, volto a supportare l’inserimento nel mondo del lavoro di alcuni ragazzi migranti vicini a quella comunità.  

“La Buona Impresa per la scuola”. Per diffondere il paradigma della Buona Impresa interveniamo in seminari, workshop e convegni rivolti a imprenditori e manager d’azienda.

Ci siamo però resi conto che è molto utile anche il dialogo diretto con le scuole: dato che promuoviamo un cambio di paradigma, un diverso modo di guardare all’impresa e al suo ruolo nella società, l’ideale è rivolgersi a chi un punto di vista se lo sta costruendo per la prima volta. In quest’ambito abbiamo sviluppato la collaborazione con tre partner importanti e credibili, con interventi principalmente rivolti alle quarte e quinte classi di licei, istituti tecnici e istituti professionali.

Partecipiamo al progetto “La Buona Impresa in Azione” di Junior Achievement Italia, programma internazionale di educazione imprenditoriale nel corso del quale le classi partecipanti costituiscono delle mini-imprese a scopo formativo. Ogni anno presentiamo il “Business Kit della Buona Impresa” con una masterclass rivolta a circa 500 studenti e ai loro docenti.

Con Feduf, Fondazione per l’Educazione Finanziaria, collaboriamo al progetto “Che Impresa Ragazzi”, Percorso per lo sviluppo di Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO, ex alternanza scuola-lavoro) dove sviluppiamo la parte relativa all’educazione all’impresa e il project work proposto ai ragazzi, costruito integralmente sul modello della Buona Impresa. Le iscrizioni superano i 1000 studenti per anno scolastico, con oltre 50 docenti.

Insieme al Rotary Club Pallanza Stresa del VCO abbiamo predisposto il progetto “La Buona Impresa a scuola” che prevede un ciclo di incontri nelle scuole di formazione sull’impresa e, in particolare, sul modello, raccontato anche attraverso la testimonianza diretta degli imprenditori rotariani il cui ideale di servizio è in stretta sintonia con i principi della Fondazione. Nei primi due anni abbiamo visitato 7 scuole del territorio, contattando un totale di circa 800 ragazzi.

All’estero. Il modello della Buona Impresa ha anche iniziato a varcare i confini nazionali. 

È stato inserito nel manuale CESVI per i responsabili di progetti di sviluppo imprenditoriale, come modello di riferimento per lo sviluppo di imprese che curano con attenzione l’impatto della loro attività su società e ambiente. In Libano hanno partecipato circa 100 imprese, di cui 30 hanno avuto effettivamente accesso alla discussione finale.

A Jacqueville, in Costa d’Avorio, sosteniamo una fattoria gestita da suore Marianiste che impiega manodopera femminile.

La letterina di fine anno. In questi primi sei anni di vita abbiamo avuto la conferma che gli interventi che si possono fare sono molti di più di quelli che possiamo sostenere con le nostre sole forze. Per questo contiamo di trovare interlocutori sintonizzati e interessati a progetti di diffusione e applicazione del paradigma della Buona Impresa. 

Ad ogni fine d’anno ci sentiamo in dovere di rendicontare in sintesi le attività svolte, chiunque sia interessato deve semplicemente inviare il proprio indirizzo mail a info@fondazionebuonlavoro.it

Link utili:

Fondazione Buon Lavoro

Impresa e società, tra stereotipo e utopia

La Buona Impresa 

Fare Buona Impresa