Magazine Alternativa A Numero 3
Anno 2026
La casa dimenticata di Pegah Moshir Pour
24 Settembre 2026

C’è un luogo a Teheran dove le donne rivoluzionano la loro vita

Questo romanzo, pubblicato nel maggio del 2026, racconta una storia che si svolge a Teheran nella seconda metà del 2025 e si collega a fatti avvenuti nel 1985. La protagonista, Farah, vive e studia in Italia, ma nel settembre del 2024 la nonna materna, ammalata da tanto tempo, telefonandole per augurarle buon compleanno le chiede di cercare la tomba del nonno nel cimitero di Staglieno a Genova. In realtà Farah, che è cresciuta a Teheran con la mamma e la nonna, non ha mai saputo nulla della sua famiglia; la nonna, riguardo al marito Farid, ha sempre detto che era andato in Italia tanti anni prima, mentre la madre ha sempre accusato il padre di egoismo! Farah, assieme ad un’amica trova la tomba del nonno e sulla lapide, invece della foto, c’è una poesia scritta in farsi:

Quanto è difficile per un padre stare lontano da suo figlio
Quanto è ancora più difficile per lui non avere la possibilità di vedere suo figlio.
Quanto è bello che tu, padre, abbia una farfalla
Ma non sei mai stato in grado di aiutare la tua farfalla
A volar libera per i suoi sogni, padre
E la speranza non ti ha portato alcuna speranza, o padre.
Così te ne sei andato da questo mondo con un dolore pesante, padre
Perché sei rimasto lontano da tuo figlio
e quindi hai lasciato questo mondo con un grande dolore, padre.

Per Farah la poesia assume un significato molto importante, ma nello stesso tempo alcuni versi sono incomprensibili: la parola farfalla in farsi si scrive Parvaneh, il nome della madre, la speranza che non dà speranza è un paradosso in mezzo a versi tanto eleganti. Dalla scoperta della tomba, i fatti precipitano perché la nonna sta molto male e Farah torna a Teheran giusto in tempo per rivederla e ascoltare da lei un segreto: “Vai a prendere la scatola che sta in salotto. Svuotala e controlla: sul fondo c’è Tala”.

Una chiave e un indirizzo. E così da una vecchia chiave ereditata dalla nonna sul letto di morte e da una casa disabitata, che diventa l’epicentro di una storia di solidarietà femminile densa e coinvolgente, comincia la rivoluzione. Il viaggio nel passato attraverso la scoperta di un vecchio diario della madre le permetterà di conoscerla meglio e di capire la sua ansia e il gran desiderio di mandarla via da Teheran; i libri, le riviste e i giornali stampati e nascosti nella vecchia casa le permetteranno di conoscere il nonno e i giovani del 1985 che hanno lottato e sono morti per la rivoluzione. La casa diventerà anche il rifugio di tre donne, che sono le protagoniste del racconto con storie individuali difficili e passati diversi. Ognuna di loro incarna il contesto politico e sociale che la circonda e in questo modo la scrittrice ci fa vivere nella guerra e nella sofferenza del popolo iraniano del 2026. Con Farah fa emergere l’aspetto della lotta generazionale: la ragazza rappresenta gli ideali di una generazione nuova, che considera la guerra come qualcosa a cui ci si deve ribellare, non da cui si deve scappare. Attraverso il suo personaggio la scrittrice elogia i ragazzi che scelgono ogni giorno di mettere in discussione i dogmi della società e usare il proprio corpo come strumento per manifestare il proprio dissenso.

Saba invece è una ragazza che fugge e che viene inseguita da due uomini, che dichiarano che è pazza! “In Iran quando una donna viene chiamata pazza, non è un insulto, è un avvertimento. Non per lei ma per chi la guarda. Significa: non credetele, non ascoltatela, non imitatela… È un rituale vecchio, sacro per il patriarcato: prendere una donna lucida e farla sembrare instabile, prendere una ribelle e farla sembrare pericolosa, prendere una sopravvissuta e farla sembrare una persona confusa che va aiutata. Ma la verità è un’altra: vengono chiamate pazze perché non hanno più paura.” Saba è una delle tantissime iraniane, che in seguito alle proteste di Donna Vita e Libertà ha smesso completamente di usare il velo!

Gulbano è una donna afgana che viene data in sposa ad un uomo più grande di lei di vent’anni, ma che le promette di portarla a Teheran, dopo aver dato due milioni di rial alla sua famiglia. Le tre donne si ritroveranno nella casa dimenticata dopo alcune peripezie in cui rischieranno la vita, mentre cadono le bombe a Teheran. Queste vicende, infatti accadono nel giugno 2025.

Molto interessante è la figura della madre, Parvaneh che vuole assolutamente che la figlia torni in Italia. “… io i bombardamenti a Teheran li ho vissuti, e quella guerra è durata quasi 10 anni. Oggi non abbiamo neanche i rifugi, siamo lasciati a noi stessi, c’è chi va in metro perché non ha una cantina o un altro posto dove ripararsi. Ti immagini la tua vita tra dieci anni se rimani qui?”. Ed è proprio grazie al diario di Parvaneh, trovato nascosto nella casa dimenticata e che copre poco più di due mesi del 1985, che le tre donne scopriranno “Oro Nero”, la rivista clandestina pubblicata nel 1984 redatta da Farid, il nonno di Farah, e da un gruppo di dissidenti di sinistra laici, e inoltre libri e riviste nascosti in un baule in cantina che raccontano di giovani iraniani che, nonostante tutto, avevano deciso di non rinunciare ai loro sogni.

La memoria delle donne che libererà l’Iran, la chiave di una casa dimenticata, piena di polvere: quella in cui abitava il nonno Farid. L’Iran rappresentato dalla scrittrice è un paese con una storia lunghissima e complicata, che ha sviluppato una capacità di convivenza sociale straordinaria, a causa delle invasioni subite da vari paesi nel corso degli anni. Farah immagina un Iran diverso, libero, e vuole restare, non scappare all’estero come ha fatto suo nonno. In un presente segnato dai conflitti, l’autrice riesce a dare spazio ad una umanità tormentata: i personaggi del romanzo sono individui pienamente inseriti nella loro società, non solo vittime di una guerra più grande di loro. L’Iran rappresentato è un paese con una storia lunghissima ed estremamente complicata, che ha sviluppato una capacità di convivere straordinaria.

Pegah Moshir Pour

La casa dimenicata

Garzanti

2026

Pegah Moshir Pour è nata in Iran nel 1990 e si è trasferita in Italia quando aveva 9 anni. Scrive su diverse testate giornalistiche ed è una delle più importanti voci nella battaglia per l’emancipazione delle donne iraniane.

È consulente ed attivista per i diritti umani e digitali.

Nel 2024 ha pubblicato il suo primo romanzo: “La notte sopra Teheran”.

Foto generata con AI