Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2026
La Casa aperta: la libreria all’Alpe Colle
9 Giugno 2026

Cosa aveva da offrire quella località solcata da montanari e da pochi pionieristici villeggianti?

Una libreria all’Alpe Colle?  Lassù dove osano i faggi?

Che futuro poteva avere un presidio di cultura celato in quello spicchio di Terre Alte nel Verbano?  

Cosa aveva da offrire quella località poco celebrata solcata nei secoli da una stirpe di montanari composta da pastori, boscaioli, cacciatori e in tempi recenti da alcuni pionieristici villeggianti?

In pochi immaginavano come, dietro quell’apparente azzardo, ci fosse un impegno concreto da parte di un giovane, Marco Tosi, che aveva saputo cogliere e coltivare un sogno: quel nido di famiglia, con quel giardino discreto, poteva trasformarsi in un distaccamento inedito di accoglienza gentile.

Così, oltre dieci anni fa, quel progetto mosse i suoi primi passi inaugurando una libreria a cielo aperto che per molti appariva come una stravagante scommessa.

Nessuna scommessa.

Al contrario, stava maturando la stagione per una ragionevole sperimentazione fondata su passioni e legami capaci di travalicare persino le logiche del profitto. Una opportunità lavorativa e occupazionale in controtendenza all’esodo di quei giovani (laureati e non) obbligati a migrare anziché rassegnarsi alle misere condizioni offerte dal mercato nazionale.

Determinanti, inoltre, quei vincoli di famiglia radicati in quella dimora, riedificata nel 1951, dopo che la precedente – costruita negli anni Trenta – era stata rasa al suolo durante il rastrellamento del giugno 1944 dalle milizie nazifasciste.  

Persino da quelle macerie, e dalla volontà di risorgere, Marco ha voluto attingere per creare uno spazio condivisibile, aperto, confortevole e accogliente in grado di ospitare, senza particolari clamori, migliaia di persone.

Così durante tutti i week end con il bel tempo, da aprile a dicembre, sono davvero tanti coloro che salgono lassù per conoscere e visitare la Libreria Alpe Colle.

Molti di loro provengono dai paesi e dalle cittadine più vicine, ma il cerchio si è andato via via ampliando anche tra coloro che risiedono in località più distante, in altre province e regioni e da parecchi turisti stranieri che prediligono quella offerta culturale immersa in un ambiente naturale ancora indenne dalle “calamità” umane. 

Ed ecco come, dopo una gita rigeneratrice lungo affascinanti percorsi ciclopedonali, il mercato del libro – con i suoi preziosi e selezionati volumi vissuti, fuori catalogo e prime edizioni – offre ristoro a numerosi lettori di ogni età e propone una convivialità a beneficio di coloro che si concedono una pausa dal “logorio della modernità” potendo, inoltre, assaporare un tagliere con prodotti nostrani, birre artigianali o un calice di buon vino piemontese.

Con il giardino a completa disposizione, all’ombra dei rigogliosi faggi oppure placidamente al sole, è facile riscoprire il gusto per dialogare entrando in sintonia emotiva o per fare nuove conoscenze ridando ampio spazio a quelle relazioni in parte soppiantate dall’uso e dall’abuso dei social.

Dentro quella oasi è tangibile scorgere una disponibilità reciproca tesa a varcare quei limiti, e i relativi guasti, figli di una individualità sovente esasperata dalla competizione e dal desiderio egoistico di emergere.

Non è perciò banale notare come, in quel luogo di ospitalità, vengano reciprocamente rivolti cenni di benvenuto e sorrisi solitamente riservati tra coloro che camminano lungo i sentieri in montagna con lo zaino sulle spalle.

Nascono così incontri che vanno ben oltre le barriere generazionali. Oltre la metà di coloro che frequentano quel luogo sono gruppi di ragazzi e giovani famiglie alla ricerca di spazi aperti dove è possibile scovare, oltre a un buon titolo, una dimensione di intima piacevolezza en plein air.

La genuina ed inconsueta possibilità di trascorrere qualche ora in quel giardino fa emergere il bisogno di ritrovare tempo e tranquillità che sono tra i talenti più idonei per custodire istanti di non trascurabile felicità. 

La vicende dell’Alpe sono legate anche alla storia della famiglia Tosi, oggigiorno con Marco siamo giunti alla quarta generazione che fece quella scelta, sin dagli anni Trenta del secolo scorso, di amore per le nostre montagne. 

Colle anticamente sviluppò il suo primo nucleo lungo quel valico che unisce la Valle Intrasca con il versante che degrada verso Trarego Viggiona e Cannero Riviera. In alcune mappe viene infatti indicato con il toponimo “Passo Colle” menzionando una prerogativa che precede gli antichi insediamenti abitativi rurali costituiti da baite, fienili e stalle.

Più tardi nacque così un nuovo alpeggio, caricato soprattutto dalle genti di Aurano, a quota 1.250 mt. di altitudine lungo il quale hanno transitato intere generazioni dissodando terreni, tracciando sentieri ed erigendo ponticelli e guadi lungo quei ruscelli da valicare per garantire scambi commerciali essenziali all’economia del tempo e sovente volti alla mera sopravvivenza.

Alla fine del XIX secolo sorse il primo edificio con finalità ricettive, adibito a ricovero, eretto dalla locale sezione CAI che lo mise a disposizione dei viandanti e dei soci. In seguito, quella struttura venne ampliata e divenne l’albergo “Giovanella”, citato anche da Piero Chiara nel suo libro “L’uovo al cianuro” (Mondadori, 2019, pgg. 272)

Un cambiamento epocale avvenne, per tutto il nostro entroterra collinare e montano, con la realizzazione delle opere – strade, trincee, postazioni di artiglieria, ricoveri, casermette e gallerie – che andarono a comporre il Sistema militare fortificato “linea Cadorna” negli anni 1916/1917 per prevenire, durante la prima Guerra Mondiale, un eventuale sfondamento da parte delle truppe nemiche da nord attraverso il territorio elvetico.

Quella errata previsione bellica valse comunque a collegare una vasta area dell’Alto Verbano, da Premeno sino al Monte Zeda, agevolando in seguito durante i primi decenni del secolo scorso un misurato sviluppo con l’edificazione di nuove abitazioni adibite alla villeggiatura e con il recupero e la ristrutturazione degli edifici esistenti essendo venuta meno l’antica fruizione agro-silvo-pastorale.

Gli scenari di guerra furono, al contrario, presenti in quelle zone durante la Lotta di Liberazione. I  monumenti e i cippi disseminati lungo il territorio, in ricordo dei partigiani caduti, fanno parte di quel patrimonio storico e di memoria da conservare e tramandare.

Nel secondo dopoguerra l’Alpe Colle tornò a essere una località di soggiorno da parte di alcune famiglie residenti a Verbania e nei comuni limitrofi.

Dagli anni Cinquanta Colle fu anche la meta prediletta per una stirpe di cacciatori, fungiat e raccoglitori di mirtilli che ormai, a causa anche delle scarse precipitazioni nevose, sono divenuti una rarità. La raccolta dei boleti, da agosto ad ottobre, seguita invece a richiamare un autentico esercito di cercatori talvolta famelici.

Durante gli ultimi decenni si è andata consolidando una crescente fruizione di quei percorsi che offrono gradevoli escursioni e apprezzati itinerari ciclopedonali per famiglie e appassionati di quelle “montagne dolci, percorribili in ogni stagione, curiose come balconi nel loro sporgersi rimirando lo specchio lacuale”.

Ormai dopo alcune stagioni di positivi riscontri, quel presidio continua ad affermarsi anche tra le nuove generazioni le quali, contrariamente ad alcuni luoghi comuni, seguitano a dimostrare notevole interesse e passione per la montagna, per la lettura, mettendo al centro l’importanza delle relazioni umane.

Libreria Alpe Colle: una scommessa per nulla azzardata.