Nel quartiere Cappuccina, dove le mura dell’ex convento dei Padri Cappuccini custodiscono ancora la memoria di una vita semplice e fraterna, la Mensa Solidale San Carlo Acutis ha riportato movimento, voci e relazioni. Non è soltanto un nuovo servizio: è la ripresa di una tradizione che appartiene alla storia del luogo, un modo concreto di vivere quello spirito francescano che da sempre unisce essenzialità, accoglienza e attenzione agli ultimi.
Il progetto è stato annunciato durante la Messa della Vigilia di Natale del 2025. In quell’occasione, il parroco aveva parlato della mensa come di un atto necessario, quasi inevitabile, per una comunità che porta nel proprio DNA la cura degli ultimi. «Qui si respira lo spirito francescano», aveva detto. E quel respiro è diventato azione.
Il 19 maggio 2026, la mensa è stata inaugurata nell’ex refettorio dei Cappuccini, un luogo che per decenni ha rappresentato fraternità, ascolto e semplicità. Oggi, quelle stesse pareti accolgono persone che portano con sé storie fragili, complesse, spesso silenziose.
Ogni giorno tra 6 e 15 persone accedono alla mensa; nei giorni più intensi si arriva anche a 25. Non si tratta solo di persone in condizione di povertà: accanto a loro ci sono anche cittadini che scelgono di sostenere il progetto, condividendo il pasto come gesto di vicinanza e partecipazione. La mensa è diventata così un luogo inclusivo, dove chi ha bisogno e chi desidera contribuire siedono allo stesso tavolo, senza differenze né etichette.
Novanta volontari si alternano nella preparazione dei pasti, nel servizio e nell’accoglienza. La loro presenza garantisce continuità e crea un clima di normalità, dove chi arriva non si sente un “assistito”, ma una persona accolta con rispetto.
Accanto alla mensa, la parrocchia ha attivato sette posti letto dedicati a San Carlo Acutis. Sono stanze semplici, ma piene di dignità. Qui trovano riparo persone senza fissa dimora, uomini in situazioni di emergenza. Sette letti che non risolvono tutto, ma che cambiano tutto per chi, almeno per una notte, può sentirsi al sicuro.
È un gesto che completa la missione della mensa: non solo nutrire, ma accogliere. Non solo offrire un pasto, ma restituire un pezzo di futuro.
Gli inserimenti non avvengono in modo casuale: la parrocchia collabora stabilmente con i Servizi Sociali del territorio e il Comune, che valutano le situazioni più urgenti e orientano le persone verso il posto letto quando è la soluzione più adeguata. Questa sinergia permette di garantire un’accoglienza responsabile, coordinata e rispettosa delle reali necessità.
La presenza di questo piccolo dormitorio completa la missione della mensa e richiama in modo diretto lo spirito francescano, non solo quello dei Cappuccini che hanno abitato il convento, ma quello più ampio che attraversa tutta la tradizione francescana: essenzialità, ospitalità, attenzione concreta alle persone vulnerabili, indipendentemente dalla loro storia o condizione sociale. In questo luogo, la cura non si limita al pasto, ma si estende alla possibilità di ritrovare un minimo di stabilità, anche solo per qualche notte, in un ambiente rispettoso e protetto.
La nascita della mensa è stata possibile grazie alla collaborazione di diverse realtà. Il Rotary Club ha finanziato completamente l’avvio della cucina, permettendo l’acquisto delle attrezzature professionali necessarie. Il Comune di Domodossola ha stanziato 6.000 euro a sostegno del servizio, riconoscendone il valore sociale.
Chi vive nel quartiere lo percepisce chiaramente: la Cappuccina sta ritrovando la sua anima. Per anni i Padri Cappuccini hanno rappresentato un punto di riferimento spirituale e umano. Oggi la parrocchia di Sant’Antonio da Padova raccoglie quella eredità e la rinnova, non solo richiamando la tradizione cappuccina, ma abbracciando l’intero spirito francescano, fatto di semplicità, servizio e attenzione alle persone più vulnerabili.
Il refettorio dei frati, trasformato in mensa solidale, è diventato un simbolo di continuità: un luogo che non si limita a ricordare il passato, ma lo rende vivo attraverso gesti quotidiani di cura.
La scelta di dedicare la mensa a San Carlo Acutis non è casuale. Carlo, con la sua fede semplice e concreta, rappresenta un ponte tra generazioni e ricorda che la carità non è un’idea astratta, ma un gesto quotidiano. La sua figura accompagna il progetto, offrendo un riferimento moderno a un cammino che affonda le radici nella tradizione francescana.
La Mensa Solidale San Carlo Acutis non è solo un luogo dove si distribuiscono pasti: è uno spazio dove la comunità si ritrova, dove la fragilità non divide ma avvicina, dove chi ha bisogno e chi desidera sostenere il progetto condividono lo stesso tavolo. È la Cappuccina che ritrova la sua missione, la parrocchia che si apre, il territorio che partecipa. Un servizio che non cerca enfasi, ma efficacia; che non vuole fare rumore, ma costruire relazioni.


Due momenti dell’inaugurazione. Foto da La Stampa online