Magazine Alternativa A Numero 4
Anno 2025
Irlanda, ventinove anni dopo
6 Dicembre 2025

Prime ore del mattino. Con passo tranquillo, ma attento alle tempistiche, percorriamo una delle tante strette strade irlandesi in direzione di Doolin, da dove avremmo preso il traghetto per Inis Mór, la principale delle Isole Aran.

Un uomo sulla sessantina attira la nostra attenzione in cerca di un passaggio; decidiamo di non lasciarlo in difficoltà e di fermarci e, dalla discussione con lui, comprendiamo di aver preso la strada in direzione opposta: con il navigatore che non riusciva a trovare la giusta direzione, probabilmente avremmo percorso molta strada prima di renderci conto dell’errore e sicuramente avremmo perso il traghetto.

Se fossimo stati in un film, la scena successiva sarebbe stata un’inquadratura dello specchietto retrovisore nel quale non avremmo più visto l’uomo, ma appena prima di scomparire dietro a un albero, il viso rubicondo e sorridente di un leipreachán, un folletto della mitologia irlandese che, per una volta, aveva deciso di rinunciare al suo carattere dispettoso aiutando due viandanti che avevano perso la via.

La realtà è stata certamente meno romanzesca, ma ha comunque dimostrato che, ad una buona azione, la vita risponderà sempre con altrettanta fortuna.

Tornare in Irlanda dopo 29 anni è stato senza dubbio ricco di emozioni contrastanti: da una parte la paura di non trovare più quel mondo fantastico che mi ha fatto innamorare del carattere gioioso degli irlandesi, d’altra la voglia di rivedere quei luoghi in cui avevo lasciato un pezzo di cuore…

Le tappe più attese erano sicuramente il Ring of Kerry e, soprattutto, le Cliffs of Moher (scogliere della rovina): il primo l’abbiamo ammirato in un giorno soleggiato che ci ha permesso di vivere appieno le spiagge bianchissime, gli angoli incredibili che ad ogni tornante la strada ci regalava, i villaggi che, come tappe stabilite da un artista innamorato, ci trascinavano nell’atmosfera unica di angoli irlandesi, ma con un clima quasi tropicale grazie alla Corrente del Golfo che qua lambisce la costa; clima totalmente diverso per le Cliffs: vento freddo e pioggerella ci hanno accompagnato per tutto il giorno facendoci ammirare quelle scogliere che sono rimaste nella mia memoria come immutabili muri a difesa della terra contro l’Atlantico che, instancabile, vi si infrange contro.

Certo, ora si paga per entrare, hanno costruito un centro turistico, ma nonostante l’impegno profuso dall’uomo a monetizzare ogni cosa, è sempre la magia a essere dominante.

Anche il traghetto verso Inis Mor ha perso un po’ di quello spirito avventuroso che aveva caratterizzato i viaggi degli anni Novanta: allora una barchetta che imbarcava le grandi ondate e sembrava essere un guscio di noce alla deriva, ora un moderno (e non proprio economico) traghetto dotato di tutti i confort… 

Questo però non ha tolto nulla allo splendore di un’isola dove la cultura e lo stile di vita gaelico sono perfettamente conservati, come i muretti a secco e i cottage con i tetti in paglia testimoniano immediatamente. 

Il modo migliore per visitarla è prendere le biciclette e lasciarsi andare su quelle stradine, incuranti della pioggerella che, a ondate, ci ricorda dove siamo. 

Spiagge, paesaggi naturali come Poll na bPeist, raggiungibile da una camminata sulla pietraia, un Wormhole che attraversa la roccia collegando terra e mare, dalla forma così squadrata da sembrare artificiale e che, invece, è del tutto naturale; e poi fortezze tra cui Dún Aonghasa, arroccata su una scogliera a picco sull’oceano, che da oltre 2700 anni svetta con le sue mura difensive: Inis Mor è un gioiello che si fa scoprire metro dopo metro.

 L’Irlanda non è però solo un susseguirsi di mete imperdibili: è una bellezza accogliente, tra verdi colline, laghetti, coste che sanno essere gentili o violente, è musica e birra, è lo specchiarsi negli occhi degli animali da pascolo, è la sensazione di percorrere la terra del piccolo popolo, quello dei folletti e delle altre figure mitologiche irlandesi. 

E poi ci sono loro, gli irlandesi, con la loro gioiosa durezza… e come fai a non innamorarti di un popolo che ha tra i suoi motti questo? 

“Quando beviamo ci ubriachiamo,

Quando ci ubriachiamo veniamo colti dal sonno,

Quando dormiamo non commettiamo peccato,

Quando non commettiamo alcun peccato andiamo in paradiso,

Così ubriachiamoci tutti e andiamo in paradiso.”