Il vento della memoria fa vibrare i ricordi cristallizzati e le emozioni si liberano dall’orizzonte del passato per volare nel presente.
C’è una strada e un motore di sottofondo, ci sono curve e rettilinei; c’è una scogliera spazzata dal vento e una vecchia torre di avvistamento, perenne vedetta sull’Atlantico; c’è il cristallino Oceano indiano e, pochi metri sotto, uno squalo balena che nuota tranquillo, indifferente al frenetico sguazzare umano per ammirarlo; ci sono montagne innevate e ghiacciai senza tempo, iceberg che fuggono alla prigionia della terra per inebriarsi della libertà del mare; ci sono i sorrisi dei bimbi e l’affannarsi di uomini e donne nella dura quotidianità; c’è il cantare da ubriaco, in una bettola come in un pub, con compagni di stonatura incontrati per l’occasione; c’è il silenzio, saggio maestro, che sa unire il di fuori, sia esso un tramonto, placidi alpaca su un pendio andino o anche, più semplicemente lo splendore delle nostre montagne, con il sentire interiore facendoci introiettare ancor più il nostro essere parte del tutto: pochi esempi di un caleidoscopio di ricordi, emozioni, di attimi che sono diventati parte di ciò che sono, parte del mio essere.
Mi piace fermarmi e lasciarmi permeare da ciò che è stato, godendomi il piacere di immagini e suoni che riemergono per riportarmi là dove, in questi decenni, un giovane ragazzo, che guardava raffigurazioni dei vari paesi sognando di visitarli, si è trasformato in un uomo maturo consapevole della complessità.
Viaggiare (nel senso più ampio del termine) è anche e soprattutto questo, uscire dai comodi luoghi comuni, comprendere diversi stili di vita, diverse credenze, diversi modi di affrontare il cammino.
Per questo mi trovo spesso a consigliare di partire, con un volo aereo, una macchina, a piedi o in bicicletta, o con un libro che sappia raccontare la complessità che ci circonda, perché nel nostro mondo, così refrattario alla profondità, così pronto ad affidarsi ai luoghi comuni, a chiudersi in certezze posticce e a buon mercato, viaggiare diventa quasi rivoluzionario.
È una scelta complessa perché, come diceva Cesare Pavese, “Viaggiare è una brutalità. Obbliga ad avere fiducia negli stranieri e a perdere di vista il comfort familiare e degli amici. Ci si sente costantemente fuori equilibrio”, ma è un percorso obbligato se si vuole uscire dalla rassicurante prigione nel quale le consuetudini dell’esistenza, lentamente, ma inesorabilmente, ci chiudono, in particolar modo in tempi come questi, dove incertezze economiche, geopolitiche e sociali amplificano paure e diffidenze.
Anni fa sono capitato in una frase di S. Agostino che, come tutti gli aforismi dei grandi pensatori, sa racchiudere i miei sproloqui in una riga: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina.”…