Questo scritto doveva essere dedicato all’Oman, paese che avremmo dovuto visitare il mese scorso: a causa delle ben note problematiche belliche, il viaggio è saltato o, per meglio dire, rinviato alla prima occasione utile.
Dopo un lungo periodo di relativa facilità negli spostamenti, gli ultimi sei anni si sono incaricati di ricordarci che muoversi non è mai stato agevole nella storia dell’umanità e, forse, che l’anomalia del periodo post Seconda guerra mondiale volge al termine.
È infatti a partire dagli anni del boom che il turismo è diventato un fenomeno di massa, permettendo anche alle persone comuni di visitare luoghi lontani: fino ad allora viaggiare per piacere era un lusso che solo i più ricchi potevano permettersi. A partire dal Seicento giovani aristocratici del nord Europa, in particolar modo britannici, inaugurarono la moda del “Grand tour”: viaggi in Francia e soprattutto in Italia dove scoprire le bellezze artistiche e storiche; la pratica ebbe così tanto successo e fu così decantata dagli artisti viaggiatori che, nel Settecento, il fenomeno aveva anche instaurato economie turistiche nei luoghi raggiunti dalle moltitudini di giovani.
Anche l’esperienza del Gran Tour fu ostacolata da questioni geopolitiche (Rivoluzione francese, guerre napoleoniche, rivolte sociali ecc.) a ulteriore dimostrazione che la storia ci ripresenta lezioni simili da cui difficilmente traiamo insegnamento.
Da lì in poi furono le invenzioni nel campo dei trasporti a favorire il turismo: nell’Ottocento con la ferrovia e la nascita dei primi viaggi di gruppo e, negli ultimi sessant’anni, con la diffusione di mezzi di trasporto personali e l’accessibilità ai voli aerei.
Poi arriva il 2020, con il Covid, poi la guerra in Ucraina e, infine, le guerre in Medio Oriente e Iran e tutto diventa più complicato se non addirittura pericoloso: i prezzi salgono, le rotte aeree verso l’Asia subiscono molte limitazioni e intere aree del mondo diventano difficilmente raggiungibili.
A parte i limiti oggettivi, va tenuto conto anche dell’incertezza sul futuro: verranno poste ulteriori limitazioni? Viste le problematiche relative anche al costo e all’approvvigionamento dei carburanti, prenotare un volo aereo ha ancora senso?
Ultimo (ma non ultimo) di questo triste elenco, il crescere delle tensioni etniche intra ed extra nazionali, la facile scorciatoia di trovare un capro espiatorio, in questa o quell’altra popolazione, creando il sottobosco emozionale destinato ad alimentare gesti sconsiderati da parte di estremisti dell’una o dell’altra parte.
Insomma, in questo contesto, la scelta più logica pare essere quella conservativa o, per usare un linguaggio più semplice, “va mia a cercat rugn”; io sono convinto che sia un grossolano errore, una semplificazione della realtà che però, come una profezia autoavverante, non fa che alimentare le premesse che stanno alla base delle tensioni attuali.
Il viaggio è uno dei grandi antidoti a questo stato di cose: permette di conoscere l’altro, per scoprire che è come te, al di là delle differenze esteriori, permette di comprendere le sue ragioni, i suoi punti di vista, di dare nuove prospettive alle nostre idee, di far comprendere che la guerra, oltre che una tragedia, è la più grande sconfitta dell’essere umano, è la grande illusione che, eliminato il nemico, il futuro non può che regalarci felicità e gioia.
Ecco perché, ancor più di prima, è necessario viaggiare, sapendo di affrontare maggiori difficoltà, di doversi attrezzare per questa nuova epoca, ma con la certezza che l’incontrarsi è l’unica alternativa allo scontrarsi…