Pajtim Halilaj è albanese, arriva in Italia nel 1996. Sono anni difficili nel suo Paese. Dopo la caduta del comunismo, l’Albania, attraversa uno dei periodi più complessi della sua storia. L’arretratezza economica, il suo isolamento dal resto dell’Europa, portano molti giovani a emigrare, spinti anche dalle famiglie spaventate dal diffondersi della delinquenza e del crimine organizzato, che arruolava proprio fra i ragazzi i propri affiliati.
“Quando ho finito la scuola, il mio unico desiderio era quello di andare a lavorare – spiega Pajtim -. Non avevo voglia di studiare e mi piaceva l’idea di cominciare a guadagnare. Mio padre, pensando di farmi cambiare idea, mi mandò a bottega da un suo amico. Quando ho avuto in mano la mia prima busta paga, invece, ho capito che quella del lavoro era la mia strada. Erano anni difficili nel mio paese, i ragazzi finivano spesso in brutti giri, mia sorella viveva già in Italia e mio padre decise di spedirmi al di qua del mare”.
Così a 16 anni Pajtim emigra in Italia e da solo la risale tutta.
Sono arrivato a Lecce, da lì sono andato a Bari, dove ho preso il treno per Milano, e in tre giorni mi sono trovato a Verbania, a 16 anni, tutto da solo. Qui fortunatamente avevo dei conoscenti che mi hanno indirizzato nella giusta direzione. Ho iniziato subito a lavorare in fabbrica, ero grosso e dimostravo più della mia età. Ho lavorato un po’ qua e un po’ là fino a 21 anni, quando Arben, che adesso è un mio collega, mi ha parlato della cooperativa in cui lavorava e in cui si trovava bene. E così ho iniziato la mia storia in Risorse.
Ormai sono quasi 30 anni che vivi in Italia. Pensi mai all’Albania?
Sono più gli anni che ho trascorso qui, di quelli passati nella mia terra. Potrei dire che sono più italiano che albanese, anche se il sangue tira sempre dall’altra parte del mare. La mia vita è qui. Tutta la mia famiglia è in Italia, mi sono sposato, ho due figlie nate e cresciute in Italia. Diciamo che i miei pensieri sono al 99% in questa terra che mi ha accolto. A volte penso… magari quando sarò anziano, perché tutti mi dicono che invecchiando ti viene la voglia di tornare nel paese in cui sei nato. Si vedrà, al momento il mio futuro lo vedo qui.
Cosa desideri per il futuro delle tue figlie?
Innanzi tutto, che studino, che vadano all’Università e si costruiscano buone prospettive. Mi spiacerebbe lasciassero gli studi presto come ho fatto io. Sono molto contento del mio lavoro, ma mi piacerebbe che le mie figlie facessero scelte diverse e si costruissero una professione sin dalla scelta della scuola.
Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
In questi vent’anni in Risorse ho fatto di tutto e di più. Ho iniziato come raccoglitore di rifiuti, ho fatto l’autista, e grazie alla cooperativa ho conseguito tutte le patenti; oggi faccio parte del Consiglio di amministrazione e sono il responsabile della logistica. Mi sento un privilegiato, anche per la crescita personale e professionale che ho avuto. È una soddisfazione quando senti che qualcuno crede in te, ti dà la fiducia e ti offre la possibilità di prenderti delle responsabilità. Posso dirmi soddisfatto, anche per il rapporto di collaborazione e di amicizia che si è instaurato con i colleghi. Per me Risorse è un po’ una grande famiglia e sono orgoglioso di farne parte.
La storia di Pajtim è raccontata nel documentario Migrazioni di Lorenzo Camocardi prodotto da Cooperativa Sociale Risorse. Sceneggiatura e interviste Cristina Barberis Negra.
Diario di Bordo è la Newsletter periodica di Alternativa A… in cui è possibile approfondire e analizzare le tematiche relative all’associazionismo provinciale, le ultime notizie e le anteprime.
© Alternativa A • Casa Don Gianni | Via dell’Artigianato, 13 | 28845 | P.Iva 00984480038 | alternativa-a@legalmail.it | Domodossola (VB) | Privacy Policy | Cookie Policy