Magazine Alternativa A Numero 1
Anno 2025
Housing Sociale di via Simonetta
25 Marzo 2025

Il Gruppo Abele di Verbania sta attivando una soluzione abitativa temporanea per persone fragili: un’occasione per riprendere fiato e allenarsi all’autonomia sociale ed economica

Il problema dell’abitare è un tema di grande attualità. I prezzi degli affitti, cresciuti in maniera esponenziale in molte città, l’esaurimento delle soluzioni di edilizia popolare, l’aumento, anche in territori come il VCO, di case vacanza, rendono complessi, per le fasce più fragili della popolazione, la ricerca e il mantenimento di un alloggio.

Proprio da questa criticità, intercettata negli anni e messa a fuoco nel 2020, è nata l’esigenza del Gruppo Abele di Verbania di creare una soluzione abitativa temporanea per persone vulnerabili: l’Housing Sociale di Via Simonetta.

Ne abbiamo parlato con la presidente Laura Badà, con il direttore Graziano Occhetta e con la responsabile dei progetti Maria Zanotti.

Cosa vi ha ispirato e vi ha portato alla creazione dell’Housing Sociale di Via Simonetta?

Prima di tutto il bisogno di accoglienza e di casa che abbiamo intercettato fra le persone di cui, da anni, ci prendiamo cura: mi riferisco in particolare al mondo delle dipendenze e del disagio psichico, da cui è emersa la necessità, a conclusione del periodo terapeutico riabilitativo, di alloggi e di autonomia. L’altro contesto è stato quello dei migranti, con cui ci confrontiamo attivamente dal 2015 e che, al termine delle fasi di prima accoglienza, di CAS, etc. devono trovare una casa; il terzo, anche se minore, è quello delle vittime di tratta di cui ci occupiamo con accreditamento ministeriale.

La seconda ispirazione ci è venuta da un edificio che ci guarda da trent’anni, posizionato proprio a fianco alla nostra sede, in pieno centro cittadino, disabitato dagli anni ’90 o abusivamente occupato, di proprietà dell’ASL VCO. Dopo cinque anni di bandi pubblici andati deserti, l’abbiamo acquistato nel 2020.

Nel 2023 il Gruppo Abele di Verbania partecipa e si aggiudica, come unico progetto piemontese, insieme a 5 iniziative lombarde, il bando Housing Sociale per persone fragili di Fondazione Cariplo e l’idea comincia a prendere forma. Come si sta concretizzando?

L’intervento di Cariplo (450.000 euro) è stato prezioso e si è inserito in un investimento complessivo per la ristrutturazione, la formazione dei nuovi alloggi e il loro arredo di 1.600.000 euro di cui 400.000 euro finanziati con nostre risorse; 450.000 euro con un mutuo di 15 anni, concesso da Banca Intesa Sanpaolo; 300.000 euro con il Super Bonus 110.

Il progetto prevede la riqualificazione, ad alto efficientamento energetico, della struttura, disposta su tre piani, e la realizzazione di 3 alloggi per un totale di 12 posti letto. Gli alloggi sono composti da camere individuali, completi di servizi e zona giorno in comune. Uno dei tre alloggi è un appartamento destinato a un nucleo famigliare di 4 persone. L’intero stabile verrà realizzato senza barriere architettoniche e sarà quindi dotato di rampe e ascensore per facilitare l’accesso a tutti. Inoltre l’Housing sposa pienamente gli obiettivi strategici dell’abitare sociale e della lotta ai cambiamenti climatici e risponde anche ai Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare agli obiettivi 13-11-8. In particolare, per quel che riguarda il risparmio energetico, lo stabile è dotato di pannelli solari, cappotto termico, pompe di calore e di quanto necessario a garantire la sostenibilità ambientale.

I bisogni che l’Housing andrà ad accogliere non sono emersi d’improvviso e Gruppo Abele se ne sta occupando da anni. In quale modo?

Dal 2005 aderiamo a progetti territoriali di accompagnamento all’abitare (come Accompagnamento Educativo Territoriale e negli anni successivi Housing First – Prins – Fondo Povertà, Sostare – Reti territoriali contro la povertà e Teniamoci Vicini) per gestire, insieme all’Ente Pubblico, Amministrazione Comunale e Consorzio dei Servizi Sociali, spazi abitativi per persone vulnerabili. I nostri educatori seguono, tutte le settimane a domicilio, solo su Verbania, una cinquantina di persone in difficoltà, per l’area sociale, su mandato dell’Ente Pubblico, e 45 persone tossico o alcool dipendenti, in area sanitaria, su mandato ASL, sull’intero territorio del VCO.

Questi sono i nostri precedenti di esperienza, attenzione, cura di un certo contesto della fragilità, a cui si aggiunge l’attività all’interno delle Comunità e dei Cas e che ci porta ad avere tutte le competenze idonee per portare avanti e gestire uno spazio come l’Housing Sociale.

L’Housing Sociale di via Simonetta ha una sua unicità in zona. Quali sono le sue peculiarità?

In questo spazio si cercherà di fare una sintesi dei bisogni, unendo in un unico stabile persone provenienti dalle più diverse aree della fragilità, povertà e marginalità. È una sfida. Ci vorranno delicatezza e attenzione.

Non è una Comunità, non è un Cas, non è un alloggio protetto psichiatrico, non è una casa rifugio per vittime di violenza, non è una struttura sanitaria. L’Housing di via Simonetta è un alloggio sociale per delle fragilità, con percorsi di accompagnamento individuale della durata massima di 12 – 18 mesi, volti a rafforzare progressivamente le autonomie dei beneficiari. Gli abitanti dell’Housing verranno individuati tra persone con una potenzialità minima evolutiva. È un alloggio di emancipazione, di aiuto verso una vita autonoma; è un modello di “cura” su un’idea di “benessere” e vuole intercettare e cogliere le esigenze di una popolazione vulnerabile seppur non “ammalata”.

Viene destinato a persone che, avendo esaurito il proprio potenziale evolutivo all’interno di soluzioni abitative più protette e avendo imparato a mantenere una certa stabilizzazione, pur non essendo ancora pronte ad approcciare una vita in totale autonomia e il mercato immobiliare libero, possono beneficiare di una fase di transizione.

Le attività all’interno dell’Housing, che partono dalla cura di sé stessi, degli ambienti abitativi e delle relazioni, e si concretizzano in progetti individuali di emancipazione sociale e lavorativa, dedicati ai singoli ospiti, si intrecciano con attività di interconnessione con altri progetti di integrazione, socializzazione e non solitudine del territorio (es. Teniamoci Vicini, Sostare – Reti territoriali contro la povertà) che riguardano l’inclusione, l’accompagnamento all’abitare e lo sviluppo di comunità che vanno a promuovere un miglioramento di vita sia per persone di nazionalità italiana sia per individui con background migratorio.

Ogni ospite avrà a disposizione una camera singola in un alloggio. Abbiamo scelto oculatamente questo modello abitativo che lo differenzia dal dormitorio e dalla Comunità. Saranno i nostri operatori a individuare l’abbinamento compatibile fra potenziali coinquilini.

Siamo consapevoli che c’è una spinta emergenziale che confligge con la spinta progettuale dell’Housing, sarà nostra cura tenere chiaro l’obiettivo alla base di questo progetto: condurre le persone verso un’autonomia esistenziale, sociale e lavorativa.

Chi si occuperà dell’individuazione delle persone da inserire nel progetto e della gestione della struttura?

Gruppo Abele sarà responsabile unico della gestione della struttura, dell’individuazione delle persone che verranno accolte nell’Housing e dei risultati attesi. Naturalmente c’è una convenzione stretta con il Comune di Verbania, allargata al Consorzio dei Servizi Sociali, che sarà uno strumento guida di collaborazione e di interazione. Collaborazione che si allargherà a reti e connessioni sempre più ampie con il mondo della salute e della sanità, servizi di Psichiatria e di Tossicodipendenza; con la Cooperazione Sociale, soprattutto per quel che riguarda l’inserimento lavorativo degli ospiti; con gli Enti di Formazione, per la loro riqualificazione e rimessa in gioco nel mondo del lavoro.

Non parcheggio, ma trampolino quindi?

L’Housing Sociale di via Simonetta è un tassello che mancava per completare l’offerta rivolta a quelle persone in difficoltà che, per età (ad esempio i giovani migranti), grazie al supporto di una famiglia presente, o per attitudine personale, hanno le energie necessarie per rimettersi in gioco nella vita e hanno bisogno di un accompagnamento differente da quello emergenziale o da quello terapeutico di una Comunità. Persone a cui serve l’opportunità per migliorare le proprie potenzialità e tornare a vivere, anche in tempi brevi, una vita autonoma. L’Housing Sociale potrebbe essere quella spinta che manca loro per una completa emancipazione e indipendenza.

L’Housing, al di là di quelli affrontati per la ristrutturazione e la messa in funzione, ha dei costi annuali importanti. Come verranno affrontati?

Per la gestione operativa e il personale sono previsti 70.000 euro l’anno. Il progetto di via Simonetta va avanti, quindi, se tutti fanno la propria parte. Gli ospiti devono dare il proprio contributo in termini di volontà e di risorse economiche; con l’Ente Pubblico (Servizi Sociali, Asl, Comune), che di questa progettualità ha bisogno, al pari delle soluzioni d’emergenza, dovremo fare degli accordi chiari di collaborazione; la rete familiare e amicale che può fare da supporto motivazionale ed economico; la comunità (donatori) che può dare il proprio contributo con piccole e grandi donazioni o con operazioni mirate di raccolta fondi.

Se questo welfare mix funzionerà, l’Housing ha un futuro, diversamente il Gruppo Abele, da solo, non può immaginare di portare avanti a lungo il mantenimento del progetto. A tale scopo abbiamo attivato un sito web dove è facile per i singoli cittadini o aziende fare specifiche donazioni al progetto (deducibili e detraibili); stiamo progettando occasioni di raccolta e avviando una serie di contatti con associazioni territoriali e fondazioni per presentare il progetto e trovare sostenitori.

Oggi a che punto siamo del progetto?

Secondo le ultime stime la ristrutturazione dell’immobile verrà completata entro aprile e da quel momento in poi si comincerà ad arredarlo. Stiamo già ordinando i mobili e quanto serve. L’avvio dell’accoglienza avverrà dal secondo semestre del 2025.

Vi siete già attivati rispetto alle persone che potrebbero essere potenziali ospiti?

Non ancora. Al momento stiamo costituendo l’équipe che si occuperà della struttura, entrando nel dettaglio dei singoli referenti e delle specifiche mansioni. Fatto questo, avvieremo i tavoli di confronto con i 16 enti che hanno firmato la lettera di sostegno al progetto presentato a Fondazione Cariplo per attivare la rete e dare forma alle collaborazioni future.