Magazine Alternativa A Numero 4
Anno 2025
FORUM: A CASA TUTTO BENE?

La situazione dei Servizi Sociali nel Verbano Cusio Ossola

L’incontro pubblico si è svolto il 7 novembre 2025 presso la sala teatro di Spazio Sant’Anna a Verbania

Hanno partecipato al Forum:

Santina Cattano, vicepresidente Auser Insieme Verbania

Luisanna Cavestri, assistente sociale del C.I.I.S. Cusio

Federica Corda, segretario generale della Fondazione Comunitaria del VCO

Chiara Fornara, direttore del C.S.S.Verbano

Lisa Lipari, Servizi al lavoro e alle imprese En.A.I.P. Piemonte

Sonia Manini, Direttore C.I.SS. Ossola

Alyosha Matella, Associazione Alternativa A… ETS

Arturo Palmeri. Presidente Associazione 21 Marzo

Carlo Rocchietti, vicepresidente Coop. Sociale Il Sogno Onlus

Per la redazione di Alternativa ha presentato Samantha Brandini

Ha condotto l’incontro Cristina Barberis Negra

Alla fine dell’articolo la sintesi degli interventi, per la registrazione completa attivare gli audio-video

Samantha Brandini – Buonasera a tutti. A nome della redazione di Alternativa do il benvenuto al nostro primo forum pubblico. Il Forum è un momento di confronto e di approfondimento tra operatori, rappresentanti del volontariato, di enti e istituzioni, un’occasione di riflessione condivisa. Alternativa è un trimestrale di cultura e impegno sociale dell’Associazione Alternativa A. Si rivolge soprattutto alle persone che, a vario titolo, operano nel sociale – nei servizi, nella sanità, nella scuola, nel volontariato – nel territorio della provincia ed è un cantiere aperto, perché l’essenza di questa impresa non sono le parole stampate, ma la comunità di persone che dà loro senso: operatori, volontari, cittadini che ogni giorno si misurano con le sfide del vivere sociale. Il Forum è un’occasione di ascolto, di confronto e di riflessione condivisa, in cui idee, esperienze e saperi diversi si incontrano. Questa sera alcuni dei protagonisti del pubblico e del privato sociale che operano sul nostro territorio parleranno dello stato di salute dei servizi sociali nel VCO; grazie a loro usciremo questa sera da qui più informati e partecipi di un tema vitale e complesso che ci riguarda tutti da vicino. Passo perciò la parola alla mia compagna di redazione, Cristina Barberis Negra, che con grande disponibilità ha sostituito il nostro direttore, Clemente Mazzetta, che non può essere con noi per un problema di salute. Grazie Cristina, grazie a tutti voi e grazie, buona serata.

Cristina Barberis Negra – Mi unisco ai ringraziamenti per la vostra presenza. Ringrazio Samantha Brandini, che è l’insostituibile coordinatrice della nostra rivista. Abbiamo scelto di chiamare questo forum “a casa tutto bene”, è una frase che usiamo spesso, ma quante volte questa frase ha veramente una risposta? Questa sera cercheremo di capire se, e in che misura, nel territorio del VCO “tutto va davvero bene” in materia di servizi sociali, e cosa invece no, con il coraggio di raccontarlo e di capire cosa si può fare per stare meglio. Il Forum è articolato in quattro aree tematiche: Anziani, Giovani, Minori e Lavoro. Iniziamo parlando di anziani con due ospiti, Luisanna Cavestri, assistente sociale del CIS Cusio e responsabile dell’area anziani e del caffè Alzheimer, e Santina Cattano, vicepresidente dell’Hauser Insieme Verbania Università del Benessere.

Luisanna Cavestri – Io sostituisco il nostro direttore Barbaglia che non è qui per motivi di salute. Il tema dell’incontro mi ha portato a riflettere su come l’intero sistema dei servizi sociali ruoti attorno al concetto di casa, intesa non solo come luogo fisico, ma come dimensione affettiva e relazionale. Nel territorio del Verbano Cusio Ossola la popolazione anziana rappresenta circa il 28% del totale, con un indice di vecchiaia tra i più elevati del Piemonte. Dati che da un lato testimoniano la buona qualità della vita e l’efficienza dei servizi, ma che dall’altro pongono problemi nuovi in termini di assistenza e sostenibilità. È stata questa sensibilità a orientare verso servizi mirati a far vivere il più possibile la dimensione della domiciliarità, richiesti dalle famiglie al fine di mantenere gli anziani nelle proprie case, come il Servizio di Assistenza Domiciliare, i servizi di Assistenza Domiciliare Integrata, organizzati insieme alla Sanità, con servizi nati proprio nel VCO come “La cura è di casa”, i centri diurni, i nuclei Alzheimer e i diversi “caffè della memoria”, spazi dove operatori e volontari lavorano per mantenere vive le relazioni sociali e contrastare l’isolamento.

Negli ultimi anni, si sono sviluppati anche progetti innovativi legati al PNRR, come l’introduzione di dispositivi di domotica nelle abitazioni di persone fragili, interventi di sostegno ai caregiver e sperimentazioni di cohousing

Tuttavia, permangono criticità strutturali: la carenza di personale qualificato, le lunghe liste d’attesa per l’accesso alle RSA, e una collaborazione tra sanità e servizi sociali ancora troppo frammentata. Bisogna dare stimoli alla partecipazione ad attività di prevenzione per gli anziani ancora attivi, e qui entra in gioco la presenza di associazioni del terzo settore, del volontariato, che si occupano proprio di questo. Il senso profondo del titolo di questo Forum richiama una citazione di Confucio: “La casa è piccola, ma le sue finestre si aprono su un mondo infinito”, a ricordare che ogni intervento sociale deve partire dalle persone e dai luoghi in cui vivono.

C. Barberis Negra – Passiamo, quindi, la parola al volontariato, a Santina Cattano, e la domanda è sempre la stessa. Punti di forza, punti di debolezza e margine di miglioramento nel mondo della tematica anziani.

Santina Cattano – Voglio, innanzi tutto, sottolineare la vitalità del volontariato e del tessuto associativo del VCO, caratterizzato da una fitta presenza di organizzazioni e gruppi di cittadini attivi. Tuttavia, questa ricchezza rischia spesso di disperdersi per mancanza di coordinamento e di una rete stabile tra le diverse realtà, che genera sovrapposizioni, dispersione di forze e anche di fondi. È necessario superare la visione stereotipata dell’anziano come soggetto passivo – in altri Paesi si tende perfino a spostare la soglia dell’anzianità dai 65 ai 78 anni – ricordando che l’invecchiamento attivo non si limita al movimento fisico, ma implica la possibilità di restare parte integrante della comunità.

Le esperienze di Auser dimostrano come le persone anziane possano diventare risorse preziose, non solo destinatarie di servizi, ma protagoniste di attività, testimoni di saperi e promotrici di solidarietà. Noi ci occupiamo di invecchiamento attivo, ma ciò non significa mettere in movimento, vuol dire creare una cultura di affiancamento alle problematiche che si presentano con l’età e capire come affrontarle, trasformando in punti di forza l’esperienza delle persone, la loro storia, la loro disponibilità all’attivismo, il riscoprirsi utili.

Questo ci ha insegnato il nostro lavoro di un decennio, un’esperienza che ha fatto crescere le persone e, soprattutto, un’esperienza ripetibile anche altrove, esportabile. Un lavoro fatto di gruppi di cammino, di corsi di ginnastica dolce, di incontri di socializzazione, attività organizzate anche in collaborazione con le amministrazioni locali. Per tutto questo è però necessaria la formazione continua dei volontari e la necessità di creare alleanze con i giovani, per l’importanza dei rapporti intergenerazionali, magari riconoscendo il valore di tirocinio educativo delle loro esperienze di servizio. Il volontariato rappresenta una risorsa fondamentale per il benessere collettivo e costituisce una forma di “welfare generativo”, capace di produrre legami, autonomia e risparmi sociali e, per questo, ha bisogno anche di un quadro normativo chiaro e stabile.

C. Barberis Negra – A proposito di giovani, una recente indagine su 1800 studenti delle scuole del VCO, tra gli 11 e i 19 anni, ha evidenziato che il 62% è convinto che esista un diffuso malessere psicologico e il 38% ha paura del futuro. Passiamo, quindi, subito la parola ad Arturo Palmieri, studente universitario e presidente dell’Associazione di promozione sociale 21 Marzo, nata nel 2007, che dal 2012 gestisce lo Spazio Giovani Comunale “Il Kantiere” di Verbania, perché ci racconti criticità, punti di forza, di debolezza e ambiti di miglioramento su questo tema.

Arturo Palmeri – La nostra associazione si rapporta alla comunità giovanile nella sua totalità e quindi ci rapportiamo ai bisogni della comunità in toto. Spero di essere riuscito a selezionare delle tematiche che credo molto rilevanti appunto in senso ampio, ma che all’interno della comunità giovanile hanno un impatto particolare verso persone che provengono da contesti di fragilità. Quando si è nel pieno dell’adolescenza, comincia una fase che poi dura per tutto l’arco ampio di tempo che chiamiamo età giovanile, un percorso di acquisizione sempre maggiore di indipendenza, che è sicuramente legata alle aspirazioni, all’immagine che si comincia a costruire di sé, a definirsi per quello che si vorrebbe essere, come ci si vede nel mondo e si prova a diventare. Un’indipendenza che però deve essere supportata anche in modo concreto, logistico: posso spostarmi liberamente? posso andare a vivere in autonomia? posso essere indipendente anche economicamente? 

Il tema che nel nostro territorio più limita questo desiderio naturale di maggiore indipendenza della comunità giovanile è quello dei trasporti, che nel nostro territorio sono molto disfunzionali, perché non collegano le varie aree, sia da un punto di vista delle tratte che degli orari, e perché hanno costi molto elevati, in molti casi insostenibili. Si resta, perciò, spesso intrappolati nel proprio comune, nella propria frazione, costretti a vivere un isolamento invisibile e ciò ha un fortissimo impatto sulle persone che provengono da contesti di fragilità e hanno bisogno di frequentare le attività che sono pensate per loro. Io credo che nel nostro territorio ci sia una grande solitudine diffusa. Il bisogno più forte non è tanto avere occasioni di divertimento, quanto poter contare su contesti stabili, accoglienti e autentici, dove costruire relazioni significative e sentirsi parte di una comunità.

Un’altra importante questione è la necessità di una forte educazione sessuale ed affettiva, perché è vero che bisogna creare dei contesti fertili per costruire le relazioni, ma bisogna anche assicurarsi che le persone abbiano degli strumenti adeguati per costruire queste relazioni e mantenerle vive. Una questione in cui non bisogna lasciare indietro le giovani generazioni, perché c’è una grande difficoltà a gestire le relazioni di coppia, a saper conciliare emozioni, desideri emozioni e visioni che si scontrano, condizione che poi culmina nella violenza di genere. È importante fornire strumenti per vivere le relazioni in modo consapevole e rispettoso. Questa fragilità psicologica diffusa invoca la necessità di rendere più accessibili e capillari i servizi di ascolto e di supporto. Non possiamo colpevolizzare i giovani per il loro disagio. Dobbiamo investire su di loro, riconoscere la loro voce e accompagnarli in un percorso di crescita reale.

C. Barberis Negra – La parola a Chiara Fornara, direttrice del Consorzio dei Servizi Sociali Verbano.

Chiara Fornara – Pur essendo stati avviati molti progetti innovativi grazie al PNRR, il piano non prevede un’attenzione specifica per le nuove generazioni. “Next Generation EU” parla di scuola e di lavoro, ma non affronta la questione del protagonismo giovanile, né quella del malessere diffuso che attraversa i giovani. Allora parto da due altri documenti. Il primo è un fascicoletto che si intitola Strategia territoriale integrata per l’autonomia delle persone in condizioni di fragilità ed è un percorso di coprogrammazione, che abbiamo sviluppato nel corso del 2024 e 2025, che ha visto il coinvolgimento di 38 enti del terzo settore, 72 operatori sociali e una settantina di beneficiari dei servizi. È un lavoro che abbiamo fatto qui sul territorio. Il capitolo quarto prende in considerazione i care leavers, cioè quelli che escono da percorsi di presa in carico da parte dei servizi.

Il secondo documento è invece un report intitolato Rapporto Disuguaglianze; è pubblicato da Fondazione Cariplo, il sottotitolo è Un’indagine sulla fioritura del potenziale umano, è carina questa idea della fioritura del potenziale umano, dalla scuola dell’infanzia agli istituti superiori, un’indagine sui fattori di freno e di sviluppo dei giovani. Due documenti molto diversi. Quali sono i fattori facilitanti e i fattori ostacolanti la fioritura del capitale umano? L’85% delle persone che Cariplo ha interpellato dice che la famiglia è la base sicura degli affetti, il sentimento di appartenenza che rafforza la struttura della personalità. L’altro aspetto è la condizione economica delle famiglie. Faccio un esempio concreto, un dato che mi colpisce sempre: tutte le volte che vedo i dati del nostro Emporio di Verbania, che distribuisce ben alimentari e ha in carico 520 famiglie, circa 1.200 persone, risulta che il 26% dei beneficiari è sotto i 15 anni. Il secondo fattore favorente e ostacolante sono gli amici che sono risorse perché sviluppano il senso di appartenenza, la motivazione, il supporto, la condivisione, ma anche un fattore ostacolante, perché può generare, citava Arturo prima, esperienze di esclusione e di bullismo. Terzo fattore, la scuola e la formazione: investire nella propria formazione è ancora un fattore di protezione sulla fragilità economica futura.

L’elemento più nuovo del report di Cariplo è l’indicazione della figura del mentor, cioè, oggi i ragazzi sentono l’esigenza di volersi confrontare con un ruolo adulto, e questo ci apre una riflessione sul nostro territorio, perché noi arriviamo da una tradizione molto fruttuosa, molto interessante di peer education, che considera l’educazione tra pari un elemento favorente. Oggi, questa ricerca ci dice che i ragazzi hanno bisogno di figure di riferimento; poi decidiamo quali siano, però mi sembra un cambio di paradigma che ha il suo interesse. In sintesi, il percorso di fioritura non è mai un percorso solitario, ma si costruisce nelle relazioni con gli altri; grande potere trasformativo viene assegnato alle relazioni autentiche di figure adulte che si mettono in gioco. Le relazioni familiari conflittuali fragili o assenti limitano la capacità delle persone di affrontare le sfide educative, quindi fornire strumenti ai genitori, perché possano conoscere strumenti educativi adeguati, è l’urgenza che abbiamo. E poi, la creazione di spazi ibridi e informali per la socializzazione, di reti coordinate per il benessere psicologico, e di gruppi di parola per adolescenti, capaci di dare voce alle emozioni e di prevenire situazioni di disagio. Infine, il tema degli interventi di riduzione del danno, su cui abbiamo tradizioni valide, ma non abbiamo sviluppato ancora un modello consolidato che è quello degli interventi di strada, cioè, dobbiamo raggiungere ragazzi senza giudicare i comportamenti, ma aiutare a capire quali sono le strade per poterli aiutare anche sull’uso, l’abuso di sostanze.

C. Barberis Negra Siamo sempre nell’ambito delle nuove generazioni e parliamo di minori con Sonia Manini, direttore del Ciss Ossola e con Alyosha Matella, membro del Cda di Alternativa A e insegnante. Anche in questo caso parleremo di criticità, positività e di quello che si può fare di meglio.

Alyosha Matella – La problematica di fondo è la difficoltà crescente per i minori di accedere alle opportunità sportive a causa di ostacoli economici (spese di iscrizione), problemi di trasporto pubblico (anche intra-urbano nelle costellazioni di frazioni del territorio) e l’incapacità delle famiglie di organizzare il tempo libero. Questo è acuito dall’impoverimento crescente e dall’isolamento sociale post-Covid. La risposta più semplice e dannosa è l’uso del dispositivo elettronico, che diventa il “babysitter dei poveri”.

L’azione positiva è il progetto “Sport e Inclusione”, avviato dal 2022, che copre le spese economiche e, soprattutto, attiva una rete di volontari, in particolare donne e pensionati, che garantiscono il trasporto dei bambini. Questo servizio itinerante, grazie al rapporto che si crea fra le mamme e le volontarie, è diventato un facilitatore per far emergere problemi economici e sociosanitari nelle famiglie, permettendo l’accesso ai servizi sociosanitari. Il progetto è nato da un capillare censimento dei bisogni nelle scuole di Omegna. La principale criticità futura è che, a causa del suo successo, il progetto si sta configurando sempre più come un servizio strutturato. Essendo ancora nel perimetro del “progetto”, rischia in futuro di non presentare più le caratteristiche di innovazione richieste per l’ottenimento di fondi stabili. La necessità è trovare una partnership territoriale tra privato sociale, enti pubblici e fondazioni per traghettarlo in modo indolore da percorso sperimentale a servizio strutturato.

C. Barberis Negra Grazie. Adesso con Sonia Manini allarghiamo lo sguardo sul tema.

Sonia Manini – I Consorzi hanno in carico 923 minori nel Verbano, Cusio e Ossola, di cui 546 con provvedimentodell’autorità giudiziaria. Ci sono 52 minori in comunità, 30 in strutture psicosociali/terapeutiche e 22 in educative, 337 sono seguiti dai Consorzi nelle loro attività educative e 98 sono in affidamento. I centri per le famiglie hanno incontrato circa 1500 famiglie in un’annualità. 

Le azioni positive includono il progetto “Genitorialità Positiva”, che mira a evitare l’istituzionalizzazione dei minori attraverso una metodologia che coinvolge la famiglia e valorizza le sue risorse positive. Esiste una rete di collaborazioni consolidata con ASL, Neuropsichiatria infantile, servizi specialistici per adulti, scuole e forze dell’ordine. Vengono svolti molti progetti di prevenzione nelle scuole su diritti dell’infanzia, affettività e violenza di genere.

Le principali difficoltà riguardano la mancanza di personale, l’elevata complessità delle situazioni in carico e la non adeguatezza dei finanziamenti (esempio PNRR) ai bisogni di una realtà provinciale. Le genitorialità fragili si caratterizzano per autocentratura, strumentalizzazione dei figli nel conflitto di coppia e povertà educativa. È in aumento il numero di adolescenti fragili post-Covid, con uso di sostanze e scompensi psichici. Spesso i genitori sono impotenti e delegano ai servizi, oppure si oppongono agli interventi. 

Le necessità immediate sono: nuove risorse affidatarie (per tempo breve/lungo, per minori e minori stranieri non accompagnati); la mancanza di strutture educative comunitarie sul territorio, che obbliga a cercare accoglienza fuori provincia; la creazione di centri diurni per fasce preadolescenziali e adolescenziali.

C. Barberis Negra Arriviamo all’ultimo tema: il lavoro. Nel Verbano Cusio Ossola la disoccupazione giovanile è in calo ma ancora adesso un giovane su sei è senza lavoro. Poi ci sono tutte le situazioni di fragilità dove il lavoro potrebbe fare la differenza e consentire a famiglie disagiate di affrontare il quotidiano in modo dignitoso. Ne parliamo con Lisa Lipari, dell’Enaip di Domodossola, referente dei servizi al lavoro e alle imprese, e con Carlo Rocchietti, vicepresidente della Cooperativa sociale Il Sogno.

Carlo Rocchietti – Il punto di forza risiede nella ricchezza della cooperazione sociale territoriale: il Consorzio Link conta 8 cooperative su 14 totali nel VCO, con circa 3.000 beneficiari e 500 lavoratori, di cui circa 200 persone svantaggiate delle quali si recupera la loro autonomia personale ed economica. Le cooperative sociali stanno anche diversificando i servizi, dai multiservizi alla ristorazione, ai laboratori protetti, alla manutenzione del verde, alla raccolta rifiuti. Sta anche avvenendo un fondamentale ricambio generazionale che porterà innovazione e modelli organizzativi più efficaci. Un elemento virtuoso è l’utilizzo della coprogettazione con gli enti pubblici, ad esempio con il Comune di Verbania per Villa Olimpia e con il CISSVerbano per la “Comunità Futura” di Baveno, che ha permesso di superare la logica dell’appalto per costruire progetti più aderenti ai bisogni reali.

La maggiore criticità è la forte difficoltà nel reperimento di personale sia non specializzato, per esempio per le pulizie, che tecnico, per esempio per la ristorazione. Questo genera il paradosso di un’impresa sociale che non trova la risorsa umana per offrire più opportunità di lavoro. I candidati spesso non rispondono o fanno tentativi brevi e poco convinti.

La prospettiva di miglioramento è consolidare la coprogettazione come nuova prassi per la gestione dei servizi e continuare a investire in progetti di sviluppo, anche grazie al supporto della Fondazione Comunitaria, che possano consolidarsi in opportunità di lavoro stabili

Lisa Lipari – Le azioni positive includono l’attuazione di misure di politica attiva del lavoro quali “Garanzia Giovani”, i buoni servizi al lavoro per persone disoccupate e svantaggiate e più recentemente il progetto finanziato dal PNNR per supportare le persone nella ricerca attiva del lavoro e nella formazione. L’ENAIP co-progetta con l’utente l’obiettivo occupazionale e lavora in una solida rete con Centri per l’Impiego, Servizi Sociali (CIS, SERD, CSM), potendo indirizzare a corsi di formazione di altre agenzie accreditate. Inoltre, fornisce contributi economici alle aziende per l’inserimento lavorativo di persone fragili.

Le principali debolezze riscontrate sono la lunghezza e le difficoltà delle pratiche burocratiche, anche per i finanziamenti, che possono portare alla demotivazione della persona. Si evidenzia la mancanza di strutture di supporto per i figli, che impedisce alle donne con carichi familiari di accettare lavori con orari incompatibili, per esempio per attività di pulizie prima/dopo l’apertura degli uffici.

I possibili miglioramenti sono snellire le procedure burocratiche e cambiare la logica dei progetti, dando più tempo alle persone con percorsi più lunghi e prevedendo il coinvolgimento di più figure professionali. Serve una migliore comunicazione per far conoscere i servizi a chi ne ha bisogno, e incentivare economicamente la persona per darle il tempo necessario per ricollocarsi e formarsi.

C. Barberis Negra Concludiamo questo nostro viaggio all’interno dei servizi sociali del Verbano Cusio Ossola con qualche riflessione finale che affiderei a Federica Corda, Segretario generale della Fondazione Comunitaria. La Fondazione non è più solo un ente erogatore ma anche un partner, un coprogettatore molto attento ai bisogni del territorio.  Sulla base della vostra esperienza e di quello che è emerso oggi cosa si può fare di meglio per coprire le esigenze che sono emerse?

Federica Corda – È così. La Fondazione ha subito una trasformazione nei suoi venti anni di attività, passando da ente erogatore a partner e co-progettatore. L’approccio attuale è la coprogettazione/coprogrammazione. La visione che ci guida è che la rete e il partenariato portano a cambiamenti positivi e rendono gli enti più pronti ad agganciare finanziamenti esterni e a dare sostenibilità ai processi. L’obiettivo è dare più respiro e sostegno concreto ai processi di sistema, come ad esempio La Cura è di Casa. La Fondazione funge anche da intermediario tra donatori locali e i bisogni del territorio.

La necessità più urgente e trasversale è legata alla comunicazione: il settore deve aprire le porte e investire di più nella narrazione delle proprie dinamiche. La comunicazione non è una spesa da tagliare ma un elemento cruciale per avvicinare la comunità e far conoscere i servizi.

La Fondazione mantiene un forte impegno sui due poli della comunità: gli anziani (La Cura è di Casa) e i giovani (Fondazione Giovani, Prime Minister, collaborazione con l’associazione 21 marzo), con l’auspicio che il loro modello di capacità di co-progettare sia replicato. La nuova sede a Pallanza, scelta per essere visibile e vissuta, è un simbolo di questa apertura e viene messa a disposizione delle associazioni del terzo settore.

Cristina – I temi trattati sono stati tanti; i progetti, le difficoltà ma anche le concretezze sono molte. Credo che ognuno possa portarsi a casa davvero riflessioni importanti. Grazie a tutti per la collaborazione e, considerato questo primo forum pubblico, siamo pronti a organizzarne altri.

Riprese e montaggio video Lorenzo Camocardi