Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2025
Ferma il riarmo
3 Giugno 2025

Sbarca in Ossola la campagna per fermare la corsa al riarmo dell’Italia e dell’Europa

Sbarca anche in Ossola la campagna nazionale Ferma il riarmo (www.fermailriarmo.it), promossa a livello nazionale da Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Marcia della Pace Perugia-Assisi, Campagna Sbilanciamoci! e Greenpeace Italia.

Dopo il presidio del 15 marzo svoltosi davanti al Municipio di Domodossola in dissenso al piano di riarmo europeo denominato ReArm Europe e promosso dalla Commissione Europea, un gruppo di cittadini e cittadine dell’Ossola ha deciso di aderire alla mobilitazione indetta dalle principali reti pacifiste italiane.

Il gruppo è costituito da persone di diverse provenienze ideali, culturali e religiose, accomunate dalla convinzione che l’escalation del riarmo, spinto dalle guerre e dall’assenza di politiche di pace, sta portando molti paesi, e tra questi quelli europei, su una strada pericolosa e piena di incertezze sul nostro futuro.

Il riarmo non può che alimentare il rischio di nuove guerre e mette a repentaglio le risorse per quello di cui ci sarebbe bisogno: il lavoro, la transizione ecologica, il welfare, la sanità e l’istruzione.

I sondaggi degli ultimi mesi hanno fotografato il dissenso della maggioranza degli italiani all’aumento delle spese militari.

Questo comitato nasce anche per dare voce a questo dissenso, trasformandolo in azioni di pressione sui nostri rappresentanti nelle istituzioni.

Per fare questo occorre essere in tanti, occorre partecipare alle iniziative, occorre contribuire con idee ed energie, occorre coinvolgere tutte le generazioni.

In linea con la campagna nazionale, inoltre, abbiamo in mente di organizzare iniziative di sensibilizzazione sul disarmo nucleare, sulla finanza etica, sugli impatti dell’uso delle armi sull’ecosistema, sulla prevenzione dei conflitti violenti, sul rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite e dell’azione diplomatica, sulla costruzione di una sicurezza comune e condivisa.

una sfida impari la nostra! Di fronte, infatti, abbiamo la potente industria delle armi, l’apparato militare, larga parte della stampa e politici che seguono logiche geopolitiche basate sul dominio e sullo sfruttamento, più che pensare al bene dei popoli e della Terra.

Ma ci unisce la speranza che, unendo le forze, facendo massa critica, potremo far riemergere una diversa visione dello stato attuale delle cose e soprattutto del futuro. Per noi vale sempre il detto: pensare globalmente, agire localmente!

Cercheremo anche di smascherare le falsità che vengono dette da politici e giornalisti che fanno propaganda in favore di questi piani di aumento della spesa militare.

Una delle più grosse bugie pronunciate per affermare la necessità di aumentare le spese per armamenti è senz’altro quella secondo cui l’Europa spende meno risorse per armi della Russia (che viene vista come il principale pericolo per la sicurezza europea).

Secondo una ricerca condotta dell’osservatorio CPI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel 2024 la spesa militare europea eccedeva quella russa del 58%.

Anche il rapporto SIPRI 2025, pubblicato a fine aprile, fotografa una situazione ben diversa da come viene presentata: la spesa militare dei membri europei della NATO nel 2024 è stata stimata a 454 miliardi di dollari contro i 149 della Russia e i 314 della Cina.

La presidente della Commissione Europea, Von der Leyen, nel discorso dell’11 marzo al Parlamento Europeo, ha affermato che «Se consideriamo la spesa militare in termini reali, il Cremlino, sta spendendo più di tutta l’Europa messa insieme» Questa è una falsità e serve solo a seminare terrore tra i cittadini e a far passare l’idea di utilizzare procedure d’urgenza, eliminando un dibattito democratico e le decisioni dei Parlamenti europeo e nazionali.

Altro argomento della propaganda pro-riarmo è il presunto effetto di deterrenza che gli arsenali pieni di armi dovrebbero avere nei confronti di coloro che minacciano la sicurezza europea.

La Storia degli ultimi decenni ha dimostrato che questa teoria non ha alcun fondamento. Basti pensare che, in virtù della “teoria della deterrenza nucleare”, il continente europeo è stato disseminato di testate nucleari. Solo sul territorio italiano si stima siano depositate tra 70 e 100 bombe atomiche. Ma questo non ha impedito che scoppiassero conflitti che hanno interessato il continente: la guerra in ex Jugoslavia, il conflitto russo-ucraino.

Infine, ma non meno infondato, il falso ritornello di quanti affermano che la produzione di armi porterebbe nuovi posti di lavoro. Costoro vendono fumo e lo sanno benissimo, perché ormai sono tante le ricerche che hanno dimostrato che investire nella produzione di armi sia un affare solo per chi le produce e non per i popoli.

Il rapporto Arming Europe, realizzato dall’organizzazione non governativa Greenpeace, analizza l’aumento delle spese militari in Europa con particolare attenzione agli investimenti in armamenti di Italia, Germania e Spagna con l’obiettivo di verificare se la militarizzazione sia o meno un “affare”, almeno dal punto di vista puramente economico. In questo rapporto si afferma che un miliardo di euro in armi genera 3mila posti di lavoro; nella protezione dell’ambiente 10mila; nella sanità 12mila; nell’istruzione 14mila. Anche da questo punto di vista la spesa in armi è la meno “produttiva” possibile. Eppure, non è sufficiente a fermarla: nel 2023, ogni cittadino dei Paesi NATO dell’Unione Europea si è trovato a sostenere un costo medio di 508 euro per la spesa militare, in netto aumento rispetto ai 330 euro del 2013. Per gli italiani il costo è stato di 436 euro.

L’Italia per il 2025 ha destinato circa 32 miliardi di euro (l’1,5 % del PIL). Di recente alcuni ministri (Crosetto e Tajani) hanno annunciato che il governo intende portare questa cifra al 2% del PIL. Questo vuol dire destinare ulteriori 8 miliardi. Ma Trump chiede a tutti i paesi di arrivare al 5 %, vuol dire triplicare la spesa, portandola a 100 miliardi.

Chiediamoci: dove troveranno le risorse per arrivare a queste cifre?

Ricordiamoci che negli ultimi decenni, in nome dell’austerità e del Patto di Stabilità, sono state drasticamente tagliate le risorse per lo stato sociale (pensioni, reddito minimo, ecc.), sono stati bloccati i piani di assunzione per rinnovare gli organici nei servizi pubblici. Il Servizio sanitario pubblico e l’Istruzione pubblica soffrono di un declino cronico.

Non sarebbe forse più sensato destinare a questi servizi essenziali maggiori risorse, invece che alimentare la corsa al riarmo nel nostro continente?

Oggi la vera posta in gioco è il futuro dell’Europa. C’è chi la vorrebbe definitivamente trasformare in una fortezza, armata fino ai denti, e chi pensa che l’Europa o è di pace o non è!

L’Europa deve diventare un attore internazionale capace di costruire una sicurezza comune e condivisa, fondata sul disarmo e sulla cooperazione internazionale tra gli Stati.

Non si può aspettare oltre: l’azione per la Pace e contro il riarmo è oggi più che mai impellente!

Per tenersi informati o unirsi al Comitato Ossolano Ferma il Riarmo si può scrivere a:

cos.ossola@gmail.com

oppure tramite la pagina Facebook

coordinamento Ossola solidale

  1. https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-facciamo-chiarezza-nel-2024-la-spesa-militare-europea-eccedeva-quella-russa-del-58
  2. https://www.sipri.org e per una presentazione commentata anche https://retepacedisarmo.org/2025/nel-2024-spese-militari-mondiali-al-massimo-storico-oltre-2-700-miliardi-cosi-si-mettono-in-pericolo-pace-e-sicurezza-globale
  3. https://www.eticasgr.com/storie/approfondimenti/arming-europe-investimenti-armi – oppure https://www.greenpeace.org/italy/rapporto/19382/leuropa-si-arma/