Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2026
Dragolago
9 Giugno 2026

Trasformare il territorio in un laboratorio di protagonismo giovanile e comunità

Nel cuore del Cusio, da quasi dieci anni, un’associazione lavora con determinazione per trasformare il territorio in uno spazio di relazione e protagonismo giovanile. È l’Associazione Dragolago, nata dall’amore per questi luoghi e dalla volontà di trasformare piccoli borghi in comunità vive. Ne abbiamo parlato con Paola Giroldini, socia fondatrice e membro del Consiglio Direttivo.

Chi è Dragolago, qual è la vostra storia e con quale spirito operate oggi sul territorio?

Dragolago esiste dal 2017. Nasce dall’esigenza di alcuni di noi, educatori di formazione, di investire nel territorio che abbiamo scelto come casa: io vengo da Milano e vent’anni fa ho scelto di trasferirmi qui, così come molti altri soci fondatori. Il nome stesso dell’associazione è un omaggio al Lago d’Orta, che visto dall’alto ha proprio la forma di un drago. Abbiamo scelto di concentrarci su questa micro-comunità perché crediamo che attraverso un’azione capillare e costante si possano vedere trasformazioni reali. In dieci anni ci siamo strutturati per partecipare ai bandi e reinvestire risorse nel sociale, ma soprattutto nella dimensione comunitaria, l’unica strada vincente, secondo la nostra associazione, per valorizzare questi piccoli paesi e rinnovare il senso di comunità.

Uno dei vostri ambiti d’intervento più visibili è la lettura. Come si è evoluto questo impegno e come siete riusciti a mettere in rete così tanti comuni?

La necessità ci ha spinto a osare. Non volendo legare la sopravvivenza dei progetti solo alla dinamica dei bandi, che rischia di essere frammentaria, abbiamo chiesto aiuto, anno dopo anno, alle amministrazioni locali. Non è stato facile superare la cultura dei campanili, ma oggi abbiamo messo in rete 18 comuni. Il progetto “Extra Festival”, nato dal e intorno al Festival “Letture Amene”, garantisce un’offerta culturale che si concretizza in letture animate, laboratori esperienziali e incontri tematici dedicati a bambine e bambini e alle loro famiglie, ogni sabato mattina, da novembre a maggio, con un calendario condiviso tra le biblioteche dei 18 paesi coinvolti. Abbiamo creato un “passaporto della lettura” per i bambini che, una volta completato con i timbri delle varie tappe, dà diritto a un premio durante il festival finale. Le biblioteche diventano così presìdi culturali vivi, spazi di relazione e crescita, luoghi in cui la promozione della lettura si traduce in pratica concreta. Questa modalità ha fidelizzato le famiglie e sta portando gli amministratori a ragionare finalmente in termini sistemici e non più isolati.

Mi colpisce molto il fatto che non proponiate solo esperti esterni, ma che rendiate i ragazzi protagonisti attivi delle letture.

È il nostro punto di forza. Abbiamo formato i ragazzi dei Consigli Comunali dei Ragazzi (CCR) — che nei nostri piccoli comuni sono ben sette — a leggere ad alta voce e a gestire laboratori nelle biblioteche. Ti assicuro che vedere ragazzini di 12 o 13 anni che leggono per i bambini dell’infanzia ha un successo incredibile: spesso attirano più famiglie degli stessi esperti. Molti di questi adolescenti non leggevano neanche per conto proprio, ma l’occasione di farlo per gli altri, insieme agli amici, diventa uno strumento di empowerment straordinario.

Questo protagonismo si sposta anche fuori dalle biblioteche, arrivando in luoghi inaspettati come le case di riposo.

Esatto. Quest’anno abbiamo attivato percorsi di alternanza scuola-lavoro con gli studenti delle superiori di Gozzano che leggono per i pazienti affetti da Alzheimer. La formazione alla lettura ad alta voce è diventata un’esperienza di cura a doppio senso: durante la preparazione, i ragazzi si emozionano, parlano dei propri ricordi e delle proprie fragilità. Spesso hanno bisogno di uno spazio protetto per elaborare la propria emotività tra pari, e la lettura di testi di valore artistico – come certi albi illustrati meravigliosi – offre loro questo spazio.

Oltre alla lettura, il vostro “cuore” batte forte per l’ambiente e la biofilia. Quali sono le attività estive in programma?

La biofilia e l’educazione ambientale sono i temi da cui siamo partiti. Organizziamo centri estivi “wild” e il progetto “Forest Lab” per recuperare il contatto con la natura fin dalla tenera età. Tra le nostre iniziative c’è il campo residenziale dedicato ai Giochi di Ruolo (GDR) che si terrà dal 30 agosto al 5 settembre presso Villa Borioli Drago ad Armeno. È un campo per ragazzi dai 7 ai 14 anni che arrivano da tutta Italia per giocare, fare trekking e, soprattutto, disintossicarsi dal cellulare. Quest’ultimo è un tema che ci preoccupa molto: stiamo assistendo a vere crisi di astinenza da smartphone tra gli adolescenti. Per questo promuoveremo anche il progetto “Giungla Digitale” per creare comunità digitali consapevoli tra famiglie e scuole.

Un altro vostro progetto è “Scrittori in Erba”. Come funziona?

Lo portiamo avanti da nove anni a Omegna con l’Associazione Mastronauta. È un concorso letterario che prevede la scrittura di testi brevi e libri illustrati fatti dai bambini della scuola primaria e della secondaria di primo grado, ma la vera particolarità è la giuria: i testi vengono letti e selezionati dai ragazzi delle scuole medie cittadine l’estate. Stiamo parlando di anche 200 scritti. I vincitori vengono premiati ufficialmente a settembre durante il Festival Rodari. È bellissimo vedere la serietà con cui gestiscono questo ruolo. È un modo per formare cittadini attivi, attraverso partecipazione, coinvolgimento, empowerment, che sapranno restituire ai propri paesi cultura e crescita sociale. Un esempio per tutti è Gabriele Piazza: ha iniziato a frequentare le nostre iniziative, partecipando al concorso a undici anni e oggi è uno degli animatori più attivi della Consulta giovani di Omegna e membro del direttivo di Mastronauta.

Sostenere tutto questo non deve essere facile. Qual è la vostra strategia di sopravvivenza?

È una sfida quotidiana. Spesso le realtà del welfare sono delegate alle associazioni senza un pieno riconoscimento economico; fare rete è un lavoro a tempo pieno che richiede energie enormi. Per questo stiamo cercando di investire nel fundraising e di “vendere” i nostri “prodotti” educativi (mostre interattive, outdoor games) alle aziende e agli enti. Vorremmo che il territorio, inclusi gli imprenditori locali, si sentisse responsabile di questi servizi. Se Dragolago chiude, scompare un presidio sociale che oggi non ha alternative.

Una riflessione conclusiva a tema con il focus di questo numero della rivista: dopo dieci anni di lavoro nel Cusio, cos’è per te la “casa” intesa come comunità e territorio?

Parto da un concetto condiviso di “narrazione di comunità”: la casa è quel luogo dove la narrazione che condividi ti fa sentire a tuo agio e accolto. La comunità diventa casa quando smette di essere solo difesa del territorio e diventa uno spazio relazionale in cui i ragazzi – che oggi soffrono terribilmente di solitudine e isolamento – possono sentirsi parte di qualcosa. Abbiamo scelto questo posto per vivere e far crescere i nostri figli, e il nostro impegno è fare in modo che chiunque, attraverso un libro o una camminata nel bosco, possa finalmente sentirsi “a casa” nel Cusio.

Appuntamenti:

  • Festival Letture Amene: 23 e 24 maggio ad Ameno e Miasino.
  • Centro estivo comunale a Meina: mese di luglio
  • Campo residenziale : dal 30 agosto al 5 settembre ad Armeno
  • Festival Rodari: 9 al 25 ottobre a Omegna