Avremmo voluto iniziare questo quinto anno di vita di Alternativa parlando un po’ di noi, avviare un qualche bilancio di un’operazione che solo lo scorso anno ha messo all’opera un centinaio di persone[1], ha visto il primo nostro Forum pubblico e pure un tentativo di sondaggio tra i lettori, che non ha però avuto fin qui un successo proprio travolgente (è ancora aperto: su, un piccolo sforzo è una cosa davvero utile!). Avremmo voluto… ma come si può badare solo ai fatti nostri quando viviamo tempi sempre più inquietanti, in cui ogni passo collettivo sembra andare in direzione sbagliata, come preda di un’inesorabile distorsione distopica? Tempi in cui anche le dimensioni relazionali e personali ne risentono negativamente, come dimostra una recente indagine demoscopica.
Lo scorso 26 gennaio Ilvo Diamanti ha presentato su La Repubblica i risultati della XXVIII edizione del rapporto “Gli Italiani e lo Stato” realizzato dal Laboratorio di Studi Sociali dell’Università di Urbino, in cui, tra l’altro, emerge l’ennesimo arretramento della qualità della vita collettiva. “La nostra società è fondata sulla sfiducia – esordisce Diamanti – (…) Soprattutto in politica, dove la sfiducia è divenuta, ormai da tempo, il principale argomento di consenso. Un consenso fondato, dunque, sul dissenso. Sul contrasto nei confronti delle istituzioni e, ovviamente, degli altri partiti e leader”.
E prosegue: “La diffidenza è un sentimento radicato, nella società. In particolare, nei confronti di chi governa. Di chi agisce nelle istituzioni”. Ciò è avvenuto, soprattutto, dopo la fine della Prima Repubblica e dei suoi partiti. “La fiducia nei loro confronti significava fede e marcava, per questo, un senso di appartenenza radicato, prima ancora che di interesse”. Però, quei tempi sono finiti, e quel sentimento di sfiducia appare oggi non solo diffuso, ma imperante tra gran parte dei cittadini.
Emblematica è la sezione riguardante la “Fiducia negli altri”, in cui, nella rilevazione 2025, il 71% degli intervistati ha scelto l’opzione più negativa, questa: “gli altri, se gli si presentasse l’occasione, approfitterebbero della mia buona fede”. Come osservabile in nota[2], il tasso di sfiducia, dopo quei tempi, è sempre stato elevato, a testimoniare come la popolazione italiana sia da tempo malfidente, ma pure che il balzo della sfiducia nell’ultimo quinquennio vada ragionevolmente imputato sia a nuovi fattori emersi e dilagati in quest’ultimo periodo che a un terreno già ben predisposto a recepire.
Interessanti sono anche le scomposizioni di quel dato. In base all’età, più diffidenti risultano le classi 30-44 anni (76%), 18-29 anni (71%) e 45-54 anni (70%), non c’è bisogno di dire quanto siano allarmanti questi tassi di sfiducia giovanile. I più fiduciosi sono gli anziani 65 o più anni (49%), “segno di un’abitudine alla socialità, maturata nel tempo. E, al tempo stesso, di una necessità tradotta in normalità”. Interessante è anche la scomposizione in base all’orientamento politico: gli intervistati auto-collocatisi nel centro-sinistra (62%) e nella sinistra (65%), pur con quote consistenti, appaiono i meno diffidenti; quelli dichiaratisi di destra (74%) nettamente i più diffidenti[3].
Diamanti pone questi risultati in relazione ad altri di quella ricerca, che segnalano un “declino della partecipazione e delle relazioni associative” (…) D’altra parte, la fiducia negli altri è contestuale alla vita di comunità. Ma le relazioni con gli altri non possono essere affidate solo al digitale (…) la fiducia si basa sulle relazioni dirette. Non virtuali. Non (solo) a distanza. Per questa ragione è importante costruire e rafforzare le relazioni personali”.
Questa è una musica che la nostra rivista è sempre impegnata a suonare, novelli pifferai di Hamelin[4]. Ed è per questa ragione che in questo numero si torna ancora a parlare della cultura del territorio.
[1] Trovate l’elenco nell’ultima pagina del numero scorso di Alternativa.
[2] Si era partiti nel 2005 con il 67%, poi nel 2010 si era saliti al 69%, scesi al 62% nel 2015, al 63% nel 2020, poi il balzo al 71% del dicembre 2025, in palese sincronia con eventi nazionali e internazionali dell’ultimo quinquennio.
[3] In mezzo, quelli di centro (69%) e di centro-destra (66%). C’è poi una categoria detta di “esterni”, definita da Diamanti “quelli che si chiamano fuori” che sta all’82%.
[4] Ma solo come Rattenfänger, noi i bambini li lasciamo dove sono.