Magazine Alternativa A Numero 3
Anno 2026
Donne in Voga
24 Settembre 2026

Il progetto Dragon Boat del Verbano Cusio Ossola

È il 28 febbraio 2026, ore 10.

A Mergozzo il cielo e l’acqua del lago si distinguono solo per una sottile striscia di vegetazione in lontananza, non ci sono più di otto gradi: la storia del Dragon Boat del Verbano Cusio Ossola inizia qui.

Incontriamo Anna Mittino, vicepresidente del Mergozzo Canoa Club. Anna nel 2025 ha convinto il consiglio direttivo della sua società canottieri ad acquistare un Dragon Boat, una bella spesa, perché ha un sogno: formare una squadra di persone speciali, ma non sa quando questo sogno si realizzerà.

Anche il piccolo gruppo di sognatori presenti ha un progetto ed è lì, in un sabato come tanti nel Verbano, per provare a dargli corpo.

In capo a tutti c’è Katia Giussani, Breast Nurse dell’ASL VCO, che è il “case manager” infermieristico del nostro gruppo di cura multidisciplinare (GIC Mammella VCO della rete oncologica del Piemonte e Valle D’Aosta), ruolo che da oltre un decennio svolge con passione e dedizione assoluta, nella pratica è il nostro ponte diretto con le pazienti. È lei che ha saputo, per caso, come spesso succede, che un Dragon Boat è in attesa di un equipaggio, proprio sul lago di Mergozzo.

L’attività sportiva per le pazienti operate al seno è stata presentata dalla dottoressa Romaniello, Direttrice dell’Oncologia di Borgomanero e membro del nostro GIC, in occasione dell’evento Benefico “Occasioni di Benessere nel Verbano Cusio Ossola, in rosa”, che si è svolta il 17 ottobre 2025 presso il Teatro Il Maggiore di Verbania e che avrà una nuova edizione il 17 ottobre 2026.

Gli altri membri del piccolo gruppo di sognatori sono gli stessi che hanno organizzato quella che è stata una splendida occasione per promuovere stili di vita salutari e attivi nel nostro bellissimo territorio, luogo che spesso definisco “un immenso parco giochi sotto il cielo”. Del gruppo fanno parte Donatella Cerutti, ingegnere, già presidente dell’Ordine degli ingegneri del VCO; Silvia Lucchetta, segretaria dell’Ordine; Anna Montalto, geologa; Federica Zambonini, organizzatrice di eventi, e colui che state leggendo.

Cos’è il Dragon Boat? Storia e caratteristiche della disciplina

Cos’è il Dragon Boat? Vi starete chiedendo.

Il Dragon Boat è un’imbarcazione lunga 12,66 metri, larga 1,06. Ha la forma di una lunga e stretta canoa decorata con una testa e una coda di drago. Un team di venti atlete/atleti la fa avanzare, a colpi di pagaia, scanditi dal ritmo di un tamburino che siede a prua. A poppa il timoniere guida, con il suo remo lungo tre metri. Ne esiste anche una versione “small” da 9 metri per 10 vogatrici/vogatori.

Questa attività sportiva nasce da una tradizione della Cina Meridionale risalente a 2.500 anni fa: barche addobbate a forma di drago che venivano utilizzate per riti propiziatori.

  • Nel 1976 la Hong Kong Tourist Association (HKTA) trasforma la tradizione in una disciplina sportiva, dotandola di un regolamento internazionale.
  • Roma 1988, la HKTA dona al “Reale Circolo Canottieri Tevere Remo” il primo Dragon Boat che solcherà acque italiane ed il 30 aprile 1988 si disputa, nel laghetto dell’EUR, la prima gara italiana della disciplina.
  • È il 1991, l’Italia è tra le 12 nazioni a fondare la International Dragon Boat Federation, quella europea si era costituita un anno prima.
  • Il 10 maggio 1997 nasce la Federazione Italiana Dragon Boat.
Sport e tumore al seno: la svolta scientifica sul linfedema

Ancora nessuno aveva associato il Dragon Boat e le pazienti operate di tumore della mammella; è proprio il 1997, l’anno in cui il professor Umberto Veronesi, sulla prestigiosa rivista internazionale The Lancet, pubblica il primo e rivoluzionario studio pilota sulla tecnica del linfonodo sentinella. I risultati, consolidati, sono confermati e pubblicati sempre sulla rivista Lancet nel 2003: non è necessario rimuovere radicalmente tutti i linfonodi dell’ascella nella gran parte delle pazienti candidate alla terapia chirurgica. La tecnica permette la stessa accuratezza della linfoadenectomia ascellare radicale, nel decidere le terapie indicate sulle singole pazienti, ma con un notevole vantaggio in termini di riduzione delle complicanze post-operatorie, tra le quali la più invalidante, era e rimane, il linfedema dell’arto superiore.

In quegli anni l’opinione corrente era di proibire o sconsigliare l’attività muscolare o ripetitiva dell’arto superiore del lato trattato con la linfoadenectomia, procedura routinaria in caso di tumore mammario fino agli studi di Veronesi.

Il dottor McKenzie, un medico canadese specialista in medicina dello sport, diventato un riferimento internazionale per la disciplina, pubblica sul numero di agosto del Journal of Canadian Medical Association del 1998 l’articolo dal titolo “Abreast in a Boat – a race against breast cancer”.

A Vancouver ventiquattro vogatrici dai 31 ai 62 anni dimostrano che quella specifica attività sportiva non solo non aumenta il rischio di sviluppare linfedema, ma proietta un messaggio visibile a tutte le pazienti con tumore alla mammella: “fianco a fianco sulla stessa barca, insieme, contro il cancro e per la guarigione”.

Oggi è “quasi” scontato, ma trent’anni fa associare in una pubblicazione scientifica sport e diminuzione del rischio di ricadute non lo era affatto.

Da allora 33 pubblicazioni scientifiche raccontano le storie delle donne operate di tumore al seno (Breast Cancer Survivor, BCS) che, nel nostro periodo storico, grazie alle terapie e alle tecnologie a disposizione, hanno per la maggior parte una lunga aspettativa di vita, libera da malattia.

Il riconoscimento della Federazione e l’esperienza delle “Pink Butterfly”

Emoziona leggere l’articolo 11 dello statuto della Federazione Italiana Dragon Boat, aggiornato e approvato il 7 febbraio 2015, nel quale sono elencati i tesserati:

  • a – gli atleti
  • b – gli amatori
  • c – le donne operate di tumore al seno BCS (Breast Cancer Survivor)
  • d – i tecnici
  • e – i dirigenti federali
  • f – i dirigenti sociali.

Tra gli articoli apparsi sull’argomento, 10 studi sono italiani, tra questi il lavoro pubblicato nel 2019 su Cancer Nursing dalla dottoressa Iacorossi, Centro Tumori Regina Elena di Roma, dal titolo “The Effectiveness of the Sport Dragon Boat Racing in Reducing the Risk of lymphedema Incidence”. Lo studio, oltre a documentare una riduzione del linfedema nel gruppo di pazienti arruolate nell’attività di Dragon Boat, testimonia la nascita delle “Pink Butterfly”, un team con sede a Castel Gandolfo, sul Lago di Albano, che oggi ospita i Campionati Italiani della categoria.

Nel 2026 i circoli affiliati alla Federazione Italiana Dragon Boat sono 30, il quinto iscritto nel registro è il Team “Perle di Lago”; almeno altri 6 gruppi sono costituiti da Breast Cancer Survivor, i nomi spaziano da “Abbraccio Rosa” a “ilrosacheosa”. Al trentesimo numero di iscrizione figurano le “Dragonesse di Avigliana”.

Il sostegno dell’Associazione Amici dell’Oncologia e i benefici scientifici

Per realizzare tutto questo, i sogni sono fondamentali ma non bastano, entra in gioco una vera istituzione del nostro territorio. È infatti grazie agli Amici dell’Oncologia, alla sua presidentessa Franca Savia, arcinota coordinatrice del reparto di Oncologia dell’Ospedale Castelli e del Consiglio Direttivo, in prima linea grazie al Dottor Cozzi, stimato oncologo di lungo corso, che il progetto è diventato realtà. L’attività oggi si affianca alle altre che l’Associazione porta avanti da decenni e grazie alle quali i pazienti e le pazienti oncologici e i loro famigliari sono sicuri di non essere lasciati soli in un periodo così impegnativo della vita.

Per concludere, due recenti revisioni sistematiche della letteratura scientifica, pubblicate nel 2024 e nel 2026, evidenziano in modo rigoroso che l’attività con il Dragon Boat:

  • non causa linfedema, ma piuttosto aiuta a ridurlo, quando presente;
  • aumenta la forza e la funzionalità degli arti superiori coinvolti nei trattamenti terapeutici;
  • aumenta la qualità di vita percepita dal paziente e lo fa in modo duraturo;
  • riduce la “fatigue” e “l’annebbiamento mentale” legati alle cure;
  • promuove il coinvolgimento sociale ed il supporto reciproco;
  • grazie alle competizioni sviluppa il senso di orgoglio;
  • agisce nella riduzione dell’infiammazione e come modulazione dello stress ossidativo delle cellule.

Questi elementi, presenti come effetto finale di uno stile di vita sano e attivo, ciò che l’associazione Amici dell’Oncologia e la Breast Unit del VCO si impegnano concretamente a promuovere con le loro attività, sono accompagnati, nel caso del Dragon Boat, da un profondo cambiamento e disvelamento di un messaggio di speranza e supporto che incoraggia le donne, che lo sperimentano, a riappropriarsi della propria vita e del proprio corpo perché esiste una vita dopo il tumore alla mammella.

È il 20 giugno del 2026, ore 10, a Mergozzo si parte, pagaia alla mano, con una nuova ed entusiasmante avventura: quella delle “Donne in Voga”, il team Dragon Boat del Verbano Cusio Ossola.


  1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9732719/
  2. https://www.mdpi.com/2227-9032/12/13/1290
  3. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1728869X26000146?via%3Dihub
Foto Dragonboat dal web Azzurra Tv VCO