Non hanno voglia di lavorare, sono sempre attaccati al telefonino e non apprezzano il privilegio di poter andare a scuola. Avete capito di chi si sta parlando? Esatto, sono i giovani d’oggi! O meglio, questo è ciò che sembrano essere, stando a sentire gli innumerevoli luoghi comuni con cui vengono descritti. Ma è davvero così? Quali sfide si trovano ad affrontare ogni giorno? Quali sono i loro sogni? I loro modelli di riferimento? Chi sono veramente e di cosa hanno bisogno? Queste sono alcune delle domande a cui un’indagine su scala provinciale ha voluto dare risposta, in maniera molto semplice: chiedendoglielo.
La Comunità Educante del Verbano Cusio Ossola – rete nata nella primavera del 2023 grazie a un bando di finanziamento di Fondazione Con i Bambini – ha voluto avere una panoramica complessiva dei bisogni educativi, emozionali e relazionali dei giovani che abitano nel nostro territorio. L’obiettivo era infatti avere a disposizione uno strumento che desse un quadro più preciso sui bisogni, per avere idea di come muoversi di conseguenza con le azioni future della CE e favorire uno scambio paritario e diffuso sul territorio. Prima d’ora, infatti, risposte a queste domande su scala territoriale non erano disponibili. Grazie alla collaborazione con Codici Ricerca e Intervento e il supporto di Fondazione Comunitaria del VCO è stato creato un questionario – completamente anonimo – che andasse a indagare sette diverse aree di vita dei ragazzi del nostro territorio tra gli 11 e i 19 anni.
Tra aprile e maggio 2024 il questionario è stato quindi diffuso a livello provinciale. Per raggiungere quanti più giovani possibili si è chiesta la collaborazione dei dirigenti degli istituti scolastici secondari di I e II grado della provincia e degli enti del territorio, oltre che di gruppi informali. La strategia utilizzata è risultata vincente: presentare l’indagine come occasione di “sfogo”, momento di ascolto, attenzione a qualsiasi bisogno. Inoltre, per facilitare la compilazione, per i ragazzi delle scuole medie alcune domande sono state semplificate e le sezioni su benessere mentale e partecipazione sono state omesse. Così, in pochi mesi, si sono raccolte ben 1866 risposte. Potrebbero sembrare poche, ma in realtà corrispondono a circa il 20% degli studenti del territorio: un ottimo campione di analisi.
Dopo mesi di rielaborazione dei dati raccolti a cura di Cecilia Pennati e Roberta Marzorati di Codici, il 21 gennaio 2025 la ricerca è stata ufficialmente presentata al pubblico durante il primo incontro della rassegna a cura della Comunità Educante VCO alla Casa della Resistenza di Fondotoce. I risultati dell’indagine possono essere trovati a questo link, così come i canali di adesione alle altre iniziative di Comunità Educante VCO. In questo articolo troverete invece una presentazione sintetica dei risultati. Per comodità, come accennato prima, sono divisi per macroaree, ma in realtà ciò che emerge è che ogni aspetto è strettamente legato agli altri tanto da risultare difficile comprendere con chiarezza se una certa mancanza è generata da una particolare situazione o viceversa.
La prima area indagata è fondamentale per avere un quadro preciso di chi ha risposto al questionario. Ne risulta che il 33% frequenta la scuola media e il 67% la scuola superiore. La maggior parte abita nel Verbano (30%), Ossola (27%) e Cusio (16%) mentre ben il 16%
dichiara di abitare in un’altra provincia. Questo si spiega in quanto il questionario è stato diffuso attraverso le scuole, che a loro volta raccolgono un bacino d’utenza più ampio di quello prettamente provinciale. È stato poi creato un indice che tenesse in considerazione aspetti ritenuti essenziali nella vita dei ragazzi, come connessione a internet a casa, un posto tranquillo dove studiare, una camera da letto, una vacanza o gita nell’ultimo anno. Secondo questo “indice di mancanza dell’essenziale”, il 28% dei giovani della nostra provincia risulta essere svantaggiato (mancanza di 2 o più dotazioni materiali tra quelle individuate come essenziali). Viene maggiormente rappresentato in questa categoria chi non ha la cittadinanza italiana, chi vive fuori provincia, chi non ama la scuola frequentata o ha difficoltà in molte materie e chi non ha un amico con cui confidarsi.



La seconda area riguarda il tempo libero e il tragitto casa-scuola, aspetti fondamentali nella vita di uno studente. L’81% dei ragazzi impiega meno di 15 minuti a raggiungere la propria scuola media, ma questa percentuale si abbassa drasticamente al 27% per quanto riguarda le superiori. Un numero simile di ragazzi, infatti, impiega anche 15-30 minuti, 30-45 minuti o 45-60 minuti per raggiungere la propria scuola. Il 10% impiega addirittura più di un’ora. Questi dati, se incrociati con la qualità del viaggio, danno un risultato molto chiaro: a chi impiega più di 30 minuti, questo spostamento pesa “molto e abbastanza”. Emerge anche un altro dato interessante – o, piuttosto, preoccupante – riguardo la mobilità: 1 ragazza su 3 e 1 ragazzo su 4 dichiarano di non poter svolgere attività nel tempo libero “spesso e sempre”, perché senza mezzi per raggiungerle. In generale l’autonomia di spostamento è estremamente scarsa e le ragazze si trovano più spesso dei ragazzi a dover rinunciare a svolgere attività extrascolastiche, perché senza i mezzi per raggiungerle. Riguardo le stesse attività offerte nel territorio, si percepisce il desiderio di essere consultati maggiormente dagli adulti che le progettano, in quanto non sempre l’offerta ne rispecchia i gusti e gli interessi. Salta poi all’occhio il fatto che il 5% dei ragazzi delle superiori non ha mai frequentato un cinema, teatro o concerto, né visitato un museo o mostra nel 2023, né con la scuola né con la famiglia.



Quando si parla di benessere e bisogni, è impensabile non andare a indagare l’aspetto relazionale dei giovani, sia con i coetanei sia con gli adulti intorno a loro. Per quanto riguarda le amicizie, l’87% dichiara di avere uno o più amici con cui confidarsi. Pare una situazione positiva, ma è importante evidenziare che l’8% non ha nessuno. Per quanto riguarda le figure di riferimento in cui viene riposta fiducia, i più fidati sono i genitori, la famiglia e il proprio ragazzo o ragazza. A sorpresa – o forse no – sono all’ultimo posto con solo il 13% di “molta fiducia” gli insegnanti, addirittura superati dalle figure religiose di riferimento (34% di “molta fiducia”). Tra chi ha meno fiducia negli insegnanti sono maggiormente rappresentati studenti delle scuole superiori, chi ha più di tre privazioni e chi ha difficoltà nella maggior parte delle materie. Per quanto riguarda la fiducia in sé stessi, 1 su 4 ne ha poca o nessuna, in particolare, le ragazze.
E la scuola in sé? Come viene percepita? In generale la scuola frequentata piace, ma andando a indagare il benessere provato a scuola, le cose cambiano. La frequenza di vissuti negativi (rabbia, pressione, disagio) aumenta del 10% circa da medie a superiori così come cala altrettanto la frequenza di vissuti positivi (soddisfazione, tranquillità, benessere). Su una scala 0-600, dove 0 è molto scarso e 600 è molto buono, l’indice di benessere complessivo è 329. Chi frequenta il liceo ha in generale una visione più positiva rispetto a crescita e offerta di stimoli, ma riconosce che la scuola lo sta preparando “poco” o “per nulla” ad affrontare la vita. Studenti dell’istituto tecnico hanno una visione più pessimista: sentono meno che la scuola li sta aiutando a crescere e vedono meno stimoli culturali e sociali. Chi frequenta corsi di formazione professionale vede meno stimoli culturali e sociali rispetto agli altri, ma sente molto di più che la scuola lo sta aiutando a crescere caratterialmente e ad affrontare la vita.



Il futuro in generale affascina (abbastanza) e spaventa (un po’ di più) mentre altri (18%) non ci pensano proprio: il 38% degli intervistati ha infatti paura del futuro; tra le ragazze, la percentuale sale al 50% delle rispondenti, una su due. Parlando di futuro, il 24% vorrebbe vivere nel proprio territorio, il 21% lontano da casa ma sempre in Italia e il 36% (di nuovo la maggioranza) all’estero. Le ragioni per queste scelte sono diverse, esposte per la prima volta con risposte aperte. Se ne riportano di seguito alcuni stralci.
In futuro scelgo di vivere nel mio territorio perché: “è un paese unico a cui sono molto affezionata per l’ambiente, le tradizioni e le persone”; “io sono innamorata di questo luogo. Anche se non ci sono tante cose per i giovani, mi piace comunque vivere qui per la sua bellezza. Rimango convinta che potrebbe essere valorizzato di più”; “quando sarò grande vorrei portare avanti la società di atletica del mio allenatore”.
In futuro vorrei vivere in un’altra città o regione italiana perché: “il posto in cui vivo è lontano da ogni cosa”; “qui sono molto razzisti e non mi trovo bene”; “le persone ignoranti e bigotte restano le peggiori e qui ne è pieno”; “le grandi città come Torino o Venezia danno molte più possibilità dal punto di vista culturale, lavorativo e dello svago”.
Nel mio futuro vorrei vivere all’estero perché: “non mi sento ascoltato, capito e nel posto giusto in Italia”; “le persone che governano l’Italia fanno abbastanza pena”; “il mio paese non riesce a darmi una visione di futuro”; “voglio vedere il mondo, conoscere più gente possibile”.
Partendo da domande relative alle sensazioni provate nell’ultimo mese è stata costruita una misura di sintesi simile a quella riguardante il benessere scolastico. Su una scala 0-600, il punteggio medio dei ragazzi e delle ragazze intervistate è pari a 291. Sono poi stati correlati al benessere mentale tutti gli aspetti precedentemente indagati, da cui si evince che hanno un benessere mentale sotto la media, tra gli altri, le ragazze; chi impiega più di un’ora per raggiungere la scuola; chi ha problemi a frequentare le attività per motivi di trasporto; chi non ha amici per confidarsi o ne ha solo uno; chi non ha un posto tranquillo per studiare; chi vive in una famiglia economicamente svantaggiata; chi ha paura del futuro; chi vorrebbe vivere altrove in Italia o all’estero.



L’ultima sezione del questionario riguardava poi la partecipazione. Il 52% fa parte di almeno una associazione o organizzazione, mentre il 43% a nessuna. Sono più frequentati ambienti sportivi, di volontariato e religiosi, seguiti da organizzazioni giovanili e culturali. Circa il 30% si interessa di questioni politiche e sociali a livello sia territoriale che nazionale e internazionale. Il disinteresse verso la politica o le questioni sociali è dunque abbastanza alto: più di 1 ragazzo/a su 2 dichiarano di avere poco o nessun interesse verso questioni sociali o politiche locali, nazionali, europee e internazionali (le questioni nazionali interessano un po’ di più, quelle locali meno di tutte).
L’istinto di puntare il dito contro questa generazione “disinteressata e indifferente” non vi impedisca, però, di porvi prima una domanda: al posto di reclamare la loro partecipazione, non dovremmo forse prima creare appartenenza1?
1 Glossario emotivo MiGWork



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