È credenza popolare che gli Spazzacamini portino fortuna: si usa toccare la loro schiena quando li si incontra, la loro presenza a un matrimonio pare sia di buon auspicio per la nuova famiglia che sta nascendo. Non so se sia vero, ma mi piace crederlo!
Quella dello Spazzacamino era una occupazione fortemente radicata nelle popolazioni di montagna, impossibile stabilire in che tempi sia nata questa professione, se ne hanno testimonianze già nella prima metà del 1500, ma il periodo che va dai primi anni del 1800 fino agli anni venti e trenta del XX secolo è quello che ha visto la più alta percentuale di Spazzacamini e il loro esodo.
Le zone dell’arco alpino terre di vere e proprie migrazioni di Spazzacamini sono Valle Vigezzo, Valle Cannobina e Valle dell’Orco in Piemonte, Centovalli, Val Verzasca e Valle Maggia in Canton Ticino, Gignod, Sarre, Valle di Rhémes in Val d’Aosta.
Questa professione non poteva essere svolta nel luogo di origine, bisognava emigrare, più o meno lontano, e le soluzioni erano due: in maniera permanente o stagionale.
Le mete scelte da chi voleva fermarsi e farsi una vita altrove erano il centro/nord Europa: Francia, Austria, Belgio, Germania – dove lo Spazzacamino si spostava per avviarvi attività che gli avrebbero permesso di costruirsi o comprarsi una casa e un’esistenza dignitosa.
Le migrazioni stagionali li portavano invece nelle città della pianura Padana, principalmente Milano e Torino, ma poi anche Pavia, Vigevano, Monza, Alessandria, Genova: si partiva in autunno e si tornava in primavera, sempre che si tornasse.
I veri Spazzacamini furono i bambini, dai cinque anni in su, i più esili e minuti. Venivano ceduti in affitto al padrone, un vecchio Spazzacamino, che aveva subito la stessa sorte, indurito da anni di miserie e di sfruttamento, che insegnava loro, direttamente sul campo, il mestiere.
Nelle abitazioni di quell’epoca il caminetto era l’unica fonte di riscaldamento e veniva utilizzato anche per cucinare: una barra centrale con la catena serviva, infatti, per appendere la pentola dove si cuocevano le pietanze. Era fondamentale pertanto grattare via la fuliggine, che si formava all’interno della cappa e della canna fumaria, per evitare il rischio che cadesse nella pentola, danneggiando il cibo contenuto, di quei tempi già piuttosto povero, o che addirittura prendesse fuoco.
I bambini, data la loro esile corporatura, erano gli unici in grado di arrampicarsi proprio all’interno della canna fumaria per svolgere questo compito. Venivano presi sulle spalle, infilati nella cappa del caminetto e puntellandosi con le ginocchia e con i gomiti si arrampicavano raschiando tre delle quattro pareti, fino a raggiungere il comignolo. Giunti in cima, dovevano urlare “Spazzacamino” o “Spaciafurnel” per far capire al padrone di casa che erano arrivati al tetto, per poi ridiscendere pulendo la quarta parete.
Erano i bambini che lavoravano, erano i bambini che, camminando per le strade e urlando “Spazzacamino”, procacciavano il lavoro. Erano sempre sporchi, perché se la gente li avesse visti puliti poteva pensare che nessuno li avesse ancora chiamati e che non fossero in grado di svolgere bene il loro lavoro; erano sempre affamati, mangiavano solo pane, formaggio e qualche fondo di salame, perché era quello che costava meno, alcune volte ricevevano una scodella di latte o di minestra dalle famiglie dove avevano pulito il camino, mentre il ricavato del loro lavoro, qualche soldo, finiva sempre nelle mani del loro tutore.
Dormivano nei fienili o nelle stalle, mai in una stanza o su di un letto, considerati perdenti, scarti, le madri delle famiglie ‘bene’ li prendevano come esempio negativo per i loro figli:
«Vedi? Se non fai il bravo, ti mando a fare lo Spazzacamino!».


Ma perché i loro genitori li costringevano a questo? ci si potrebbe domandare. Povertà e miseria, questi erano i motivi: una bocca in meno da sfamare durante l’inverno garantiva la sopravvivenza dell’intera famiglia. Erano famiglie proletarie la cui unica ricchezza erano i figli.
Famiglie che dalla primavera all’autunno si prendevano cura dei boschi e preparavano la legna per l’inverno, sfruttavano ogni spazio erboso e riempivano i fienili per mucche e capre, preparavano il formaggio che barattavano per altri generi alimentari, raccoglievano noci per far olio e castagne per far farina, coltivavano ogni fazzoletto di terra disponibile con massimo rispetto.
Le tariffe che il padrone passava alle famiglie del bambino “preso a nolo” variavano da zona a zona, da padrone a padrone, da un anno con l’altro.
Agli inizi del ‘900 in Val Cannobina per una stagione di sei mesi, il padrone versava cento lire (lui ne ricavava in media sei-settecento), in Val Vigezzo la paga era inferiore, variava delle cinquanta alle sessanta lire.
A intascare ogni guadagno era il padrone, che incassava sia il compenso per la pulizia della canna fumaria, sia i proventi della vendita della fuliggine, che veniva utilizzata come concime e ingrasso dei campi, sia le poche elemosine che i bambini ricevevano da qualche benefattore.
Giovan Battista Sola, classe 1924 spazzacamino dall’età di 7 anni scriveva:
«Si imparava a conoscere la gente, a crescere prima del tempo. Una volta la gente aveva poco, però ci dava quello che poteva, perché capiva la nostra situazione. Adesso ci sono più soldi, fai il lavoro, ti pagano, ti chiudono la porta in faccia e arrivederci. Non c’è più il calore umano di una volta, c’è solo il commercio, il soldo e basta. La chiacchierata, il bicchiere di vino di una volta sono rimasti un ricordo. Che solitudine, anche se si vive fra milioni di persone».
In Italia esistono due monumenti dedicati agli Spazzacamini, il primo eretto in frazione Giroldi, tra i comuni di Locana e di Noasca nella Valle dell’Orco, l’altro a Malesco in Val Vigezzo.
Per raccogliere i fondi necessari all’ultimazione dell’opera di Giroldi, Giovan Battista Sola aveva partecipato a Portobello, la trasmissione televisiva condotta da Enzo Tortora, mettendo all’asta la sua raspa e ci riuscì. Il monumento, opera dello scultore Eliseo Salino di Albissola, fu inaugurato il 3 luglio del 1977: raffigura un giovane Spazzacamino intento a gridare, il piedistallo è costituito dalla copia di un caratteristico comignolo delle case della Valle.
Il secondo, eretto nel 1982 nel comune di Malesco, Val Vigezzo, si ispira alla figura di Faustino Cappini, vigezzino di Re, morto a 13 anni, nel 1930 a Lacchiarella, provincia di Milano, proprio mentre puliva un camino. Giunto in cima alla canna fumaria, sporse una mano dal comignolo per dimostrare che aveva eseguito bene il suo lavoro, ma toccò inavvertitamente un filo dell’alta tensione rimanendo fulminato. Il monumento in bronzo opera dello scultore Luigi Teruggi, poggia su un basamento di pietra tipica della zona.
La Val Vigezzo è l’indiscussa capitale mondiale degli Spazzacamini, dopo il primo “Convegno degli Spazzacamini”, tenutosi a Massino Visconti (NO) nel 1969 per iniziativa della Pro Loco, e il secondo nel 1970 a Locana nella Valle dell’Orco, il 21 e il 22 Agosto 1982 a Santa Maria Maggiore viene organizzato il “1° Raduno Internazionale dello Spazzacamino” e il 7 Agosto 1983 viene inaugurato il “Museo dello Spazzacamino”.
Oggi, grazie all’insostituibile Anita Hofer, che dal 1998 ne è coordinatrice, e della sua collaboratrice Graziella Gnuva, il raduno è giunto alla sua quarantaduesima edizione, più di mille Spazzacamini provenienti da 25 nazioni differenti nella prima settimana di settembre fraternizzano in un clima di allegria e collaborazione.
Io ho il piacere e l’onore di sfilare tra loro, tra le vie di Santa Maria Maggiore, con le mani e il viso annerito. Chi viene a vederci e a fotografarci, aspettando che urliamo “Spazzacamino” può pensare che siamo dei figuranti, ma non è così. Ogni persona in sfilata è uno spazzacamino, erede di quegli anni di fatica. Oggi usiamo aste motorizzate, potenti aspiratori, telecamere, saliamo sui tetti in piena sicurezza, operiamo a pochi chilometri da casa e se lavoriamo bene è perché qualcuno prima di noi con molta fatica ci ha insegnato la strada, con fatica e a volte con la vita.
Tu penserai che lo spazzacamin
Si trovi del mondo al più basso gradin
Io sto fra la cenere eppure non c′è
Nessuno quaggiù più felice di me….
Là dove il fumo si perde nel ciel
Lo spazzacamino ha il suo mondo più bel…
Dedicato a tutti i bambini che sono dovuti diventare adulti troppo presto….
*da Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari ed. Einaudi
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