Si strilla: «è un’invasione!», «assistiamo a movimenti migratori mai visti!», «vengono a prendersi quello che è nostro!»; i più sagaci audacemente azzardano «è in atto un complotto di sostituzione etnica!” e via sragionando, come fossero cose mai viste.
Ma se siamo sempre stati in movimento! Da quando un pugno di ominidi, sedicenti sapiens, raccolte poche cianfrusaglie e abbracciati tra pianti e lacrime i cugini scimpanzé, lasciò la Great Rift Valley avviandosi a nord, fuori dall’Africa, per andare a spalmarsi su tutte le terre emerse del pianeta.
Non è certo balzano dire che spostarsi, trasferirsi, migrare sono condizioni permanenti della condizione umana, che la vicenda antropica è un perenne andirivieni. E non si tratta solo delle grandi migrazioni dei libri di storia: i barbari, le popolazioni centro-asiatiche del Medioevo, il popolamento di nuovi continenti, le migrazioni italiane ed europee verso le Americhe tra XIX e inizi XX secolo.
Una cosa è certa: si migra per tante ragioni, ma non per piacere o per diletto, quello si chiama turismo. Si migra per bisogno, per necessità e se ne farebbe spesso volentieri a meno: è una costrizione, sovente una violenza più o meno grande. È una pratica che, per limitarci a noi italiani, abbiamo esercitato a lungo, medio e corto raggio: fin dall’altra parte del mondo (le Americhe, l’Australia), in altri Paesi (quanti italiani nel ‘900 in Svizzera, Belgio, Germania, Francia?), in un’altra regione (dal Sud al Nord, dall’Est all’Ovest a fare il “miracolo economico italiano”), dalle aree rurali alla città (l’inurbamento con lo spopolamento della montagna e della campagna).
Sempre di sradicamento si tratta e, in ogni caso, di trapianti mai indolori. Si va da soli, ma poi, spesso, segue un nucleo familiare, a volte più di uno, intere parentele, interi borghi. Anche la dimensione temporale della migrazione è la più varia: migranti per il resto della vita o solo per una parte, più o meno lunga; oppure migrazioni periodiche, stagionali.
E qualcosa si potrebbe anche dire a proposito di quelle migrazioni quotidiane che sono il frontalierato e certo pendolarismo; senza dubbio situazioni ben diverse, ma che qualche cosa in termini di sacrificio e rinuncia anch’esse comportano. E forse si potrebbe dire qualcosa perfino a proposito di quelle “migrazioni morali” promosse dal Decreto dei valori condivisi firmato dal presidente Putin nel 2024 per offrire asilo in terra russa alle famiglie cristiane tradizionali dell’Occidente contrarie “alla dilagante cultura woke”, ai diritti di trans e Lgbtq e al femminismo, che “minano i valori spirituali e morali tradizionali”, e alle ideologie neoliberiste, che disgregano le fondamenta delle società. Si potrebbe, ma, come si diceva una volta, l’asino è già carico, non esageriamo.
Insomma, malgrado tante bestialità che si sentono e si leggono, non si può dire che manchino occasioni per comprendere cosa vivono le persone con un background migratorio, nuova garbata espressione per una condizione eterna (ma perché background e non retroterra, esperienza, vissuto, trascorso, storia personale?). In realtà, basta guardare indietro, alle proprie genealogie, a quelle di chi ci sta vicino e dei molti che conosciamo.
Ebbene, sì, questo numero di Alternativa ha quale tema principale questo perenne andare e venire, le migrazioni: chi va e chi viene, da vicino o da lontano, di ieri, di oggi e un po’ anche di domani. Un inquadramento generale e locale di questi fenomeni lo danno i due articoli di apertura, nella prima sezione del sommario. Compare, poi, una nuova rubrica, “Memoria storica”, per ribadire che, occupandoci di questioni contemporanee, è necessario non perdere di vista la profondità storica dei fenomeni. Oltre a un Forum molto partecipato, una quindicina tra articoli (qualcuno anche delle rubriche), interviste a protagonisti e testimonianze da imprese e da associazioni provano a focalizzare gli aspetti salienti e insoliti della tematica migratoria soprattutto in relazione al nostro ambito provinciale.
Come di consueto, non solo del tema principale si parla: tra i problemi del gioco d’azzardo, le tribolazioni del mestiere di traduttore, libri che raccontano interessanti esperienze, viaggi esotici e racconti: ce n’è per tutti i gusti.
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