Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2026
Cosa significa abitare quando non si hanno più pareti?
9 Giugno 2026

Oltre le mura, la dignità: inaugurato il nuovo Dormitorio di Verbania

Lo scorso 22 aprile è stato inaugurato a Verbania, in Corso Cairoli 39, il nuovo Centro di Accoglienza Notturna Temporanea e Stazione di Posta, progetto attivato e gestito in co-progettazione dal Comune di Verbania, dal CSS Verbano e dal Gruppo Abele. Non è solo un tetto ma un tassello di una  strategia più ampia per contrastare la povertà estrema. Ne abbiamo parlato con Arianna Biollo, responsabile del servizio sociale del CSS Verbano.

Questo nuovo dormitorio non nasce dal nulla, ma è un’evoluzione di quanto già esisteva sul nostro territorio. Qual è stato il ruolo del PNRR in questo ammodernamento?

Il PNRR (Missione 5: Inclusione e Coesione) ci ha dato l’opportunità di rivedere profondamente una risorsa essenziale. L’esperienza del dormitorio era già presente a Verbania, un territorio storicamente sensibile al tema dei senza fissa dimora, ma la struttura, di proprietà comunale, necessitava di un vero e proprio ammodernamento. Non si trattava naturalmente di una semplice questione estetica: offrire un luogo bello e accogliente è il primo passo per restituire un pezzetto di benessere a chi ha perso tutto.

Il Dormitorio con capienza di 8 posti soddisfa bisogni socio-assistenziali di natura temporanea ed emergenziale, ponendosi come servizio di prima accoglienza finalizzato a soddisfare le necessità primarie delle persone accolte e a un loro graduale reinserimento nella società. Esso ha la funzione di offrire ospitalità notturna a persone prive di domicilio o di dimora e in situazioni di emergenza alloggiativa. 

Chi sono i destinatari:

Possono accedere alla struttura persone residenti o abitualmente dimoranti sul territorio, maschi, maggiorenni, autosufficienti e che siano:

  • in situazione di emergenza abitativa;
  • cittadini italiani o stranieri, comunitari o extra-comunitari, regolarmente presenti sul territorio, con documenti in corso di validità;
  • senza dimora.

Come si accede alla struttura? È un servizio a “porte aperte” o prevede un filtro?

L’accesso può avvenire a seguito di valutazione e analisi del bisogno da parte del servizio sociale o su segnalazione del servizio di Pronto Intervento Sociale su situazioni di urgenza, in presenza di disponibilità di posti.

Questo serve a garantire che la convivenza tra persone in difficoltà sia gestibile e sostenibile. Ad esempio, non possiamo accogliere persone con dipendenze attive o disturbi psichiatrici gravi che compromettano l’autonomia, perché la struttura non ha personale sanitario. Di notte è presente solo il custode. Ma il cuore del progetto è ciò che viene attivato oltre all’accoglienza notturna.

Parliamo proprio di questo. Di cosa accade intorno alla possibilità di avere un luogo in cui dormire. In questo progetto è fondamentale più che mai la rete pubblico-privata che si è attivata.

Esatto. In struttura, oltre al custode, opererà un’equipe interna costituita da un educatore e un coordinatore che in collaborazione con il servizio sociale si attiverà a favore degli ospiti. L’obiettivo è garantire la presa in carico socio-educativa dei beneficiari dell’Accoglienza Notturna Temporanea attraverso la definizione di progetti individualizzati, l’orientamento degli ospiti ai servizi e l’attivazione della rete territoriale ai fini di un futuro reinserimento sociale e lavorativo.

Si intende realizzare azioni finalizzate a riconoscere e sostenere i bisogni di accoglienza, di salute, sociali, emotivi, fisici e occupazionali delle persone in condizioni di marginalità estrema, anche attraverso il rafforzamento e il coinvolgimento del tessuto sociale comunitario, valorizzando il servizio dormitorio come nodo di un sistema coordinato e integrato di servizi territoriali capace di offrire risposte organiche ai bisogni delle persone in condizione di marginalità.

In modo esemplificativo lavoriamo con Caritas per i pasti (stiamo progettando un possibile spazio mensa per pasti caldi invernali); alla Croce Rossa ci appoggiamo per gli screening sanitari e l’odontoiatria solidale; con l’Emporio dei Legami operiamo per garantire il supporto alimentare e con enti come l’Associazione Non Solo Aiuto collaboriamo per i corsi di lingua, con altre realtà del territorio, con le quali si è sviluppata un’importante sinergia, si intende porre in essere attività di socializzazione, sosta e inclusione nelle ore diurne.

La struttura, inoltre, è gestita da Gruppo Abele Verbania, organizzazione di grandissima esperienza sul campo, quotidianamente in rete con il nostro servizio sociale a supporto della fragilità. Vogliamo che gli ospiti non siano “stanziali”, ma che inizino qui un percorso di reinserimento lavorativo e sociale.

Visitando i locali, mi ha colpito la cura dei dettagli: ogni ospite riceve un kit per l’igiene e uno per l’abbigliamento. Possiamo parlare di un invito a ricominciare a volersi bene?

È proprio così. Partiamo dal rispetto e dal recupero del concetto di dignità personale. Il kit e la possibilità di recuperare l’attenzione su di sé, curare la propria persona, passa dalla possibilità di curare l’igiene personale e lavare la propria biancheria. Ogni ospite ha un suo spazio: un letto, una scrivania e un armadietto in cui riporre le proprie cose. Chiediamo loro di partecipare alla cura del proprio spazio: è un modo per riabituarsi a gestire una quotidianità “domestica”. Grazie al finanziamento della Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto “Oasi VCO”, abbiamo potuto acquistare arredi di qualità che rendono l’ambiente davvero accogliente.

Possiamo dare qualche numero per capire la portata del fenomeno dei senza fissa dimora nel VCO?

Nel 2025, nel territorio del CISS Verbano, abbiamo registrato 76 persone in situazione di povertà estrema (secondo il profilo europeo Ethos). Di queste, 52 sono uomini (età media 45 anni) e 24 donne (età media 48 anni). La maggioranza è di nazionalità italiana (51 persone), seguita da quella ghanese e da altre. Il dormitorio parte con 8 posti maschili, che potenzialmente potrebbero diventare 12. La risorsa è aperta a tutto l’ambito provinciale e intende lavorare in rete con altre importanti realtà del territorio quali il dormitorio di Villadossola e Casa Mantegazza a Omegna.

Quello offerto dal dormitorio può essere definito il “primo livello” di accoglienza. Cosa succede dopo?

Il dormitorio offre un’accoglienza temporanea di massimo 30 giorni, rinnovabili due volte per i residenti del territorio afferente al nostro Consorzio, 15 giorni per chi viene da fuori. Il “secondo livello” sono progetti come Housing First, che gestiamo sempre con Gruppo Abele: tre appartamenti, di cui due di proprietà del Comune di Verbania, dove le persone con progetti individualizzati possono iniziare a vivere in autonomia. Ci sono poi gli alloggi di emergenza del Comune e soluzioni come l’Housing sociale di recente avvio da parte di Gruppo Abele stesso sito in Via Simonetta. L’idea è avere una scala di risposte adatte alla specificità del bisogno.

Un’ultima riflessione: questo numero della rivista parla della casa come luogo degli affetti e della sicurezza. Per chi vive in strada, cos’è la “casa”?

È una domanda complessa. Per la mia esperienza, la casa deve essere il luogo dove la persona si sente riconosciuta nella sua storia. È il posto dove recuperare l’identità e superare la solitudine. Spesso queste persone trascurano il proprio corpo, che è la loro “prima casa”. Iniziare a curarsi, avere qualcuno che ti accompagna per un pezzo del percorso di vita e si preoccupa dei tuoi bisogni, sentirsi al sicuro: queste sono le fondamenta per ricostruirsi.

Spesso pensiamo che la povertà estrema riguardi “gli altri”, chi se l’è cercata. Ma i dati e le storie dicono che può capitare a chiunque: uno sfratto, una crisi familiare, una perdita economica in età avanzata…

Esatto. Ci sono persone che hanno perso tutti i riferimenti sociali e si ritrovano sole improvvisamente o inaspettatamente. Il dormitorio è un presidio nodale, ma è la rete di collaborazione tra istituzioni e volontariato che permette di dire a queste persone: “Non siete soli, potete ripartire”.