Dopo gli anni bui del periodo fascista che aveva represso ogni libera forma associativa dei lavoratori, il 19 settembre 1948 presso il notaio Cesare Crosetto di Verbania veniva costituita la Società Cooperativa a responsabilità limitata “Circolo Operaio di Baveno”. Pochi giorni dopo, 28 settembre 1948 la Cooperativa acquistava per procura una villetta degli anni Venti con richiami liberty in centro paese per £.1.100.000 da Adami Achille Leopoldo, emigrato e residente negli Stati Uniti. Una decisione coraggiosa e impegnativa, ma che da subito diventa solido punto di riferimento per i lavoratori, per le lotte operaie e per la difesa dei diritti sindacali. Inizia così la storia di una istituzione che per decenni è stata protagonista attiva nella vita cittadina, arrivando a contare più di 300 soci.
Nell’ultimo decennio il ruolo della Cooperativa e del Circolo Operaio si sono affievoliti a causa delle mutate condizioni sociali aggregative, fino a rischiare la chiusura non riuscendo a trovare una nuova identità. Dopo alcuni tentativi di rilancio (Ostello della Gioventù, Albergo Etico) rivelatisi di difficile attuazione, una nuova occasione si è presentata grazie all’avviso esplorativo del Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano (CSSV) finalizzato alla ricognizione di disponibilità di strutture ricettive da destinare all’accoglienza di persone migranti. La Cooperativa, unica candidata, ha fatto pervenire la propria disponibilità con una offerta di locazione decennale. Con l’anticipo dei canoni di locazione del CSSV e ricorrendo a prestiti da parte dei soci della Cooperativa l’immobile è stato ristrutturato, messi a norma gli impianti e reso idoneo all’accoglienza di 25 persone migranti richiedenti asilo ed in particolare di famiglie e donne con minori. Al piano superiore sono state ricavate 5 camere con servizi ad uso esclusivo degli ospiti, mentre al piano terra il salone e l’ampio giardino esterno sono rimasti di uso comune con le Associazioni che partecipano al progetto, in modo da poter organizzare attività di incontro aperte a tutta la popolazione.
È nato così il progetto “Comunità Futura-Servizi di inclusione per richiedenti protezione internazionale e rifugiati”, un progetto che vuole dare una risposta non emergenziale, ma di accoglienza inclusiva al fenomeno dei flussi migratori di persone che fuggono dalle guerre, dalla miseria, dalla fame, da regimi totalitari violenti e oppressivi, attivando processi di integrazione attraverso la creazione di una rete sociale nel territorio. Al progetto del CSSV, in partenariato con la Cooperativa Sociale Il Sogno e sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del VCO, aderiscono l’Associazione di Solidarietà Sociale attiva a Baveno dal 1987, la Caritas, la Parrocchia di Baveno, il Circolo Arci.
Oggi Comunità Futura rappresenta una realtà viva, aperta e ben inserita nella nostra comunità bavenese. Le ospiti e gli ospiti hanno trovato lavoro soprattutto nelle strutture turistiche, i minori frequentano regolarmente gli asili e le scuole cittadine, sono iscritti ai corsi di alfabetizzazione, partecipano agli eventi in città, sono protagonisti di incontri conviviali proponendo piatti tipici della cucina dei loro paesi di origine. Prende vita un orgoglio identitario di persone che non sono più invisibili, ma che possono esprimere, far conoscere ed apprezzare le proprie tradizioni, le provenienze diverse, accompagnandoci a scoprire nuove realtà attraverso un reciproco scambio di valori e di consuetudini di vita.
Comunità Futura è una esperienza che arricchisce la Comunità, le migranti e i migranti non come destinatari di assistenza, ma donne e uomini con una identità culturale ed un vissuto personale che è ricchezza e occasione di crescita e di sviluppo in un contesto sociale disposto ad aprirsi ad un interscambio culturale e umano condiviso.
Incontriamo vite di persone che dopo difficoltà, umiliazioni e sofferenze, possono tornare a guardare ad un futuro non ancora facile con un percorso di sacrifici ma affrontato con maggiore serenità nella consapevolezza e determinazione di poter migliorare le proprie condizioni, costruire una vita nuova per sé e per i propri figli.
Scommessa non facile, percorso a ostacoli ma sorretto dalla forte convinzione che l’accoglienza e inclusione sono le basi per costruire la società del futuro.
Foto da La Stampa web