Magazine Alternativa A Numero 2
Anno 2025
Australia: il New South Wales e il Victoria
3 Giugno 2025

È il tramonto a Phillip Island e, come tutti i giorni, loro ritornano; uscire dalle acque mai dome dell’oceano non è facile per il loro incedere goffo ma, come fosse un atavico rituale, non mancano mai all’appuntamento. 

Quello che colpisce è che, usciti in un piccolo gruppetto di due o tre, dopo essersi guardati attorno si ributtano a mare, lasciandoci il dubbio di averli spaventati; è solo quando ritornano in po’ più numerosi che capisci: sono rientrati per cercare gli altri componenti della famiglia o del nido.

Da lì in poi è una processione, o meglio una parata, di centinaia di pinguini minori blu che, a passetti incerti ma rapidi, si dirigono verso le loro tane seguiti dallo sguardo emozionato di noi umani.

Lasciato questo spettacolo unico, partiamo alla volta di Melbourne, ma dopo pochi minuti, un canguro ci taglia la strada: il colpo è tremendo, il canguro rimbalza ad alcuni metri, noi già temiamo di averlo ucciso e invece, prima incerto e poi più sicuro, si allontana saltellando; incredibilmente la macchina non ha subito danni e tutto finisce con un grosso spavento.

Un viaggio è anche l’alternarsi, a volte nel giro di pochi attimi, di emozioni contrastanti, di stupore davanti alla spettacolare normalità della natura, di adrenalina e cuore che batte all’impazzata per un improvviso e imprevisto avvenimento che, se possibile, rende ancor più indelebile nella memoria quella serata in quella penisola chiamata isola.

È una regola d’oro: mai guidare di notte sulle strade extra urbane australiane! I resti di canguri, wallaby, wombat e, più raramente, di koala visibili alla mattina chiariscono, al di là di qualunque norma di buon senso, quanto gli animali le attraversino senza preoccuparsi del codice della strada.

Ho già parlato del mio viaggio in Australia del 2000, delle zone aride del Nullabor Plain, degli spazi infiniti in cui l’unica traccia dell’uomo è un nastro d’asfalto, di quelle notti in cui, in un nulla sconfinato, ho sentito come non mai quanto siamo insignificanti davanti alla magnificenza della natura…

Questa volta abbiamo visitato gli stati più popolati di questo territorio al confine del mondo: il New South Wales e il Victoria; ovviamente, il termine ‘popolati’ ha una declinazione completamente diversa da quella di un territorio europeo: se si escludono le grandi città (principalmente Sydney e Melbourne), il resto sono grandi terreni coltivati a vite (eredità dell’immigrazione italiana e francese), zone collinari, che talvolta ricordano la Toscana, parchi nazionali, spazi vuoti e rari villaggi in cui le strade sono più larghe delle abitazioni.

Abbiamo anche raggiunto Bourke, cittadina alla porta dell’outback, da dove avremmo voluto esplorare gli spazi rossi e deserti all’inizio del grande entroterra australiano, se non fosse stato per i forti acquazzoni che nei giorni precedenti hanno allagato tutte le strade.

E poi le vie che costeggiano le coste sbattute dall’incessante movimento dell’oceano; l’emozione di trovarsi di fronte al Teatro dell’Opera di Sydney, luogo fantasticato dal quel bambino che, di fronte alle foto del mondo, sognava di partire; la scoperta di cittadine e locali più simili ai film americani di quanto lo siano ora gli stessi Stati Uniti; infiniti animali pericolosi che sembrano essersi concentrati tutti lì; e molto altro, ovviamente…

Una terra lontana, tanto lontana da far dire all’uomo dei Peanuts, Charles Schulz: “Non preoccuparti se il mondo finirà oggi. È già domani in Australia.”