“Armiamoci e partite”. Potrebbe suonare come uno slogan banale, superato. E invece, a mio parere, riassume bene il clima che stiamo vivendo nel mondo, in Europa e in Italia. Ne abbiamo parlato anche a casa don Gianni il 16 aprile scorso, in occasione del compleanno di don Antonio Visco e del ricordo di Roberto Fantone, in una serata dal titolo “Spettatori o costruttori di pace”, che ha visto anche un contributo video di Luisa Morgantini e don Mattia Ferrari. Sempre il disarmo è stato l’obiettivo della manifestazione-fiaccolata a Domodossola, con oltre 400 persone, la sera del 3 maggio scorso. Stop al riarmo europeo. Stop alla previsione di spesa militare per i singoli Paesi europei di 800 miliardi di euro. “Ferma il riarmo” è la campagna nazionale promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, che ha rilanciato una mobilitazione davanti all’enorme aumento delle spese militari. Per usare le parole di papa Francesco “una pazzia!” E proprio papa Francesco nel suo ultimo discorso a Pasqua (morirà il giorno successivo), prima della benedizione Urbi et Orbi, il 20 aprile scorso, disse: “Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo. La luce della Pasqua ci sprona ad abbattere le barriere che creano divisioni e sono gravide di conseguenze politiche ed economiche. Ci sprona a prenderci cura gli uni degli altri, ad accrescere la solidarietà reciproca, a adoperarci per favorire lo sviluppo integrale di ogni persona umana”.
E’ importante allora tenere viva l’indignazione contro la guerra, ogni guerra. Dire no ad ogni forma di riarmo, ancor più di fronte a quello che il mondo sta vivendo in questi giorni. Ed è importante documentarsi, conoscere, per evitare che la ‘propaganda di guerra’ abbia il sopravvento. La guerra ha un bisogno assoluto di manipolare la verità. Ha bisogno della propaganda per convincere chi è contrario, che questa follia disumana invece è utile e necessaria. La prima vittima della guerra è la verità… prima ancora che si inizi a sparare.
Importanti sono allora le riflessioni e i dati riportati da RIPD (Rete Italiana Pace e Disarmo) a commento di quanto reso noto dal SIPRI, autorevole Istituto svedese che si occupa di Pace e che da decenni è lo standard di riferimento sul tema.
“Nel 2024 spese militari mondiali al massimo storico (oltre 2.700 miliardi): così si mettono in pericolo pace e sicurezza globale” così scrive RIPD lo scorso 28 aprile. “Sono state diffuse dal SIPRI le nuove stime sulla spesa militare globale per il 2024: il totale ha raggiunto i 2.718 miliardi di dollari, con un aumento del 9,4% in termini reali rispetto all’anno precedente. Siamo di fronte al maggiore aumento delle spese per eserciti e armi su base annua almeno dalla fine della guerra fredda, con un incremento di quasi il 20% in soli tre anni. La spesa militare è aumentata in tutte le regioni del mondo, con una crescita particolarmente rapida sia in Europa che in Medio Oriente. I primi cinque Paesi che spendono in campo militare – Stati Uniti, Cina, Russia, Germania e India – rappresentano il 60% del totale globale. Contro questo percorso di militarizzazione e aumento del rischio di guerra, oltre 110 organizzazioni per la Pace di 30 Paesi diversi hanno sottoscritto l’appello della campagna GCOMS, con la richiesta ai Governi di ridurre le spese militari e di affrontare invece, attraverso la cooperazione e la diplomazia, le sfide globali del nostro tempo. Le scelte politiche che privilegiano l’approccio militare ed armato stanno guadagnando terreno in particolare in Medio Oriente (con un aumento del 15% della spesa militare) e in Europa con un aumento complessivo del 17% guidato dall’Europa occidentale, che ha visto crescere il proprio budget militare totale del 24%. Aumenti sono registrati anche in Asia orientale e sudorientale, con aumenti rispettivamente del 7,5% e del 7,8%. I Paesi della NATO continuano a essere leader della spesa militare a livello globale: i 32 Stati membri dell’Alleanza Atlantica rappresentano il 55% della spesa militare totale mondiale (pari a 1.506 miliardi di dollari). Da notare come i membri europei della stessa NATO abbiano speso complessivamente 454 miliardi di dollari, pari al 30% del totale dell’Alleanza.
La spesa militare degli Stati Uniti è cresciuta del 5,7%, raggiungendo l’enorme cifra di 997 miliardi di dollari (cioè, il 37% del totale globale per il 2024) mentre la Russia, che ha aumentato le proprie spese militari del 38% in un solo anno (149 miliardi di dollari totali), e Israele, con un aumento del 65%, si stanno chiaramente impegnando in un’economia di guerra a sostegno di progetti politici basati sull’uso della forza militare. La Cina ha aumentato il suo budget militare per il trentatreesimo anno consecutivo, classificandosi ancora una volta al secondo posto della classifica con 314 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Secondo i dati SIPRI (che costituiscono uno strumento importante sia per valutare i trend globali e regionali, sia per comparazioni tra diverse situazioni – non facili per via di valute e strutture economiche diverse) anche l’Italia ha visto nel 2024 crescere la propria spesa militare dell’1,4% (totale complessivo di 38 miliardi di dollari). “Anche il nostro Paese ha dunque contribuito a questo livello storico di spesa militare, con una crescita ancora più rilevante di quanto ci si potesse aspettare – sottolinea Francesco Vignarca della Rete Pace Disarmo – e l’incremento sarà ancora maggiore negli anni a venire, a causa di tutte le nuove proposte di riarmo. I dati SIPRI dimostrano però chiaramente che l’aumento di spesa militare era già in corso da tempo (più che raddoppiate da inizio secolo) e che quindi non c’è stata alcuna fase di svuotamento degli arsenali a cui bisogna rispondere con acquisti di armi, come invece troppi Governi falsamente rivendicano”. L’impegno nella militarizzazione da parte delle grandi potenze, insieme all’incertezza politica internazionale, allontana le possibilità di pace in alcuni tra i principali conflitti armati e aumenta la probabilità di optare per soluzioni militari in regioni con tensioni latenti. La richiesta della Campagna Globale sulle Spese Militari va in direzione contraria: riduzione delle spese militari globali nonché un reale impegno per una nuova architettura di sicurezza basata sulla sicurezza comune, sul disarmo e sulla cooperazione internazionale.
La spesa militare aggregata dei membri dell’UE ha raggiunto nel 2024 i 370 miliardi, la seconda più alta dopo quella degli Stati Uniti, con un livello complessivo superiore a quello registrato alla fine della Guerra Fredda. La Germania, in particolare, ha aumentato la sua spesa militare del 28% nel 2024, diventando il Paese a più alta spesa militare dell’Europa centrale e occidentale per la prima volta dalla riunificazione. “Tra l’esacerbazione della corsa agli armamenti globale e la difesa di un’egemonia contestata, la militarizzazione dell’UE rappresenta anche una minaccia per la pace e la sicurezza dei suoi cittadini. Il recente piano per ulteriori 800 miliardi di euro di spese militari nei prossimi quattro anni porterà, prima o poi, a una riduzione della spesa pubblica per la sanità, le pensioni, l’istruzione o la lotta contro il cambiamento climatico e le sue conseguenze”, avverte Laëtitia Sedou, coordinatrice del progetto EU dell’ENAAT, la campagna europea contro il commercio di armi di cui Rete Pace Disarmo è partner.
Con l’aumento della spesa militare e delle iniziative di sostegno a scelte di difesa armata (e vantaggio per l’industria bellica) le risorse pubbliche che dovrebbero servire ad affrontare sfide sociali urgenti – come il cambiamento climatico, la salute pubblica e la povertà – vengono dirottate invece verso il potenziamento delle capacità militari. Questo spostamento di fondi ed energie verso la militarizzazione rischia di esacerbare le tensioni sia all’interno che all’esterno dell’Europa, alimentando l’instabilità e minando gli sforzi per una risoluzione pacifica dei conflitti e per relazioni internazionali cooperative”.
“In Italia – scrive RIPD – l’ultima legge di bilancio ha aumentato la spesa militare del 12% e si prevede di spendere quasi 40 miliardi per i sistemi d’arma nei prossimi tre anni. Se si volesse arrivare al 2,5% delle spese per la difesa in rapporto al PIL, bisognerebbe trovare almeno 20 miliardi di euro in più. E, vista l’ultima legge di bilancio, i soldi non ci sono, a meno di non tagliare la sanità e l’istruzione. (…) L’Europa o è di pace o non è: non serve una nuova fortezza militare, ma un attore internazionale capace di costruire non una nuova alleanza militare o di riarmarsi fino ai denti, ma una sicurezza comune e condivisa, fondata sul disarmo e sulla cooperazione internazionale tra gli Stati”.
E proprio mentre stiamo chiudendo il numero… non possiamo ignorare il primo discorso del papa neoeletto Leone XIV, che affacciandosi a San Pietro ha voluto augurare a tutti “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”.
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