I protagonisti di questo romanzo sono Bassam Aramin, palestinese, abitante prima ad Anata e poi a Gerico, e Rami Elhanan, israeliano, abitante a Gerusalemme.
I personaggi principali sono invece Smadar e Abir.
Smadar. Dal Cantico dei Cantici. Il grappolo della vigna. Il fiore che si schiude
Abir. Dall’arabo antico. Il profumo. La fragranza del fiore
“Si chiamava Smadar. Una nuotatrice. Una ballerina. Era alta così. Si era appena tagliata i capelli. Aveva i denti un po’ storti. Era l’inizio dell’anno scolastico. Era uscita a comprare dei libri… Una porta dopo l’altra… Poi l’obitorio. L’odore di disinfettante. Una cosa indicibile. L’hanno fatta scivolare fuori su un ripiano di metallo. Un freddo ripiano di metallo. Giaceva lì.” Aveva 13 anni.
“Si chiamava Abir. Aveva un viso dolce, tenero, scuro. Gli zigomi sporgenti. Gli occhi grandi, con sfumature color prugna. Portava i capelli con la riga in mezzo e a volte li raccoglieva indietro in una coda. Stava uscendo dalla drogheria insieme al fratello e a due amiche. Erano appena passate le 9 del mattino. Stava rientrando in classe per un compito di aritmetica, dopo un’ora di ricreazione… Aveva dieci anni… La pallottola aveva un nucleo di metallo, ma era rivestita di una speciale gomma vulcanizzata. Quando colpì il cranio di Abir, la gomma si alterò leggermente…”
Morirono a dieci anni di distanza, Smadar nel 1997, Amir nel 2007.
Questa, in sintesi è la storia di due ragazzine, uccise come tanti altri, in quel terribile conflitto nel medio Oriente, che è iniziato nel ‘900 e prosegue ancora ai nostri giorni, forse in maniera più cruenta. Su questa terribile disgrazia Bassam e Rami, i rispettivi padri di Smadar e Amir, hanno costruito una profonda amicizia, cementata dal terribile dolore. Si sono incontrati per la prima volta a Beit Jala ad una conferenza dei Combattenti per la pace. I “Combattenti per la pace” è un’associazione nata nel 2005 che unisce tra loro soldati israeliani e militanti palestinesi. Rami era stato invitato dal figlio Elik ed era molto curioso di sapere qualcosa su questa organizzazione. Il signore seduto accanto a lui era Bassam. Rami si sentì subito a suo agio e prese la parola per sapere qualcosa in più, Bassam lo ascoltava in silenzio. Si rividero dopo due anni, fuori dall’ospedale in cui Abir stava morendo. Da allora si incontrarono tante volte e tra loro nacque un’amicizia vera e profonda. I combattenti per la pace erano convinti che poteva esistere un altro modo perché due popoli stessero in pace, erano contro l’Occupazione ed erano convinti di potere uscire dalla spirale della violenza con la forza non violenta della parola. La morte delle due bambine diventa il motivo per aprire gli occhi verso il dialogo e la comprensione, l’unica strada per arrivare ad una pace che dia un senso al grande dolore.
La struttura del romanzo è originale e complessa: è diviso in due parti, separate dalla presentazione dei due genitori (1001); i due capitoli (500) che si trovano nella parte centrale del libro ne raccontano la vita così come veniva narrata da loro stessi nelle scuole per far conoscere agli alunni, sia israeliani che palestinesi, la storia delle loro figlie: Smadar e Abir. La prima parte arriva a 499 “pensieri”, mentre la terza parte inizia da 499 e va indietro. I pensieri numerati riflettono l’infinità di lati di cui è composto l’Apeigoron e cioè quella infinità di storie collegate in qualche modo con quella raccontata. Il termine Apeigoron è usato dallo scrittore in senso metaforico, per descrivere le infinite sfaccettature, narrazioni e punti di vista del conflitto israelo- palestinese, l’infinito Intreccio di torti e di ragioni che possono spingere due popoli ad odiarsi.
Come se la storia dell’uccisione delle due ragazze e il grande dolore delle due famiglie fossero legati a tanti episodi che apparentemente sembra che non abbiamo nessun legame, ma in realtà sono importanti e decisivi nella vita di questi due popoli. I capitoli complessivamente sono 1001, come le notti arabe, e riflettono i tanti aspetti del conflitto tra cronaca, storia, politica e vita quotidiana. Nella prima parte Rami e Bassam (fino al pensiero 499) raccontano quello che è successo, le loro impressioni, il loro dolore, la memoria delle due famiglie, il loro impegno per una pace duratura, e cercano di trasformare il loro dolore in un’ arma per la pace, viaggiando e raccontando la loro storia per abbattere i muri dell’odio. Nella terza parte, da 499 alla fine, Rami e Bassam continuano a raccontare i momenti importanti della loro vita, prima e dopo la morte delle ragazze. Finalmente incontriamo anche le madri: Salwa, madre di Amir, Nurit, madre di Smadar. Nurit: “Il governo di Israele ha ucciso mia figlia”, queste parole, dette da Nurit a Netanyahu per telefono, la mattina successiva all’attentato, furono riprese da tutti i giornali internazionali che approfittarono per far soffrire ancora di più Nurit, la quale decise di prendere un anno sabbatico dall’università dove insegnava e andare a Londra con il figlio più piccolo per undici mesi. Salwa non leggeva i giornali e si teneva lontana dalla televisione. Voleva conservare la sua integrità perché era convinta: “Se solo (i giornalisti) avessero capito la sua rabbia, se solo avessero saputo in quale modo catturarla senza farne spettacolo, lei avrebbe parlato con loro…” era d’accordo con Bassam, sosteneva il suo impegno, ma era convinta che “a parlare era il suo silenzio.”
Mi chiamo Yigal Elhanan. Avevo cinque anni quando nel 1997 ho perso mia sorella Smadar.
Mi chiamo Araab Aramin. Avevo quattordici anni quando spararono dietro la testa a mia sorella Abir.
“Settecento persone ascoltarono parlare i due ragazzi, mentre i padri li guardavano da un lato del palcoscenico… dopodiché si abbracciarono lì sul palco… dalla sinistra poi comparvero i padri. Rami andò prima da Araab, Bassam da Yigal.”

Colum McCann
Apeirogon
Universale Economica Feltrinelli
2016
Colum McCann è nato nel 1965 a Dublino. Vive a New York e insegna all’Hunter College. Ha scritto numerosi libri che sono stati tradotti in più di quaranta lingue. Ha ricevuto diversi premi, tra cui: il National Book Award, l’International IMPAC Dublin Literary Award e il Premio Terzani. Nella nota introduttiva lo scrittore afferma che le storie di Abir Aramin e di Smadar Elhanan e dei loro padri, sono storie vere e sono state documentate in filmati e articoli di giornali. Nella parte centrale del libro, si è servito di una serie di interviste realizzate a Gerusalemme, Gerico e Beit Jala, rielaborandole con il permesso dei due protagonisti.
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