Nonostante i dati economici ufficiali indichino un aumento del PIL, della produzione industriale e degli occupati, un’analisi approfondita rivela una realtà preoccupante per il mondo del lavoro italiano. L’ottimismo delle cifre stride con la stagnazione dei salari e la perdita del potere d’acquisto, acuita dall’inflazione.
Questa tendenza si nota anche a livello locale, nel nostro territorio del Verbano-Cusio-Ossola.
La gravità della situazione è stata sottolineata persino dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in occasione del 1° maggio ha denunciato “salari inadeguati” e le centinaia di morti sul lavoro.
Un neologismo, “lavoro povero”, descrive una condizione sempre più diffusa: l’11,5% delle persone che lavorano in Italia, in particolare i lavoratori stranieri, è a rischio povertà. Ancora più allarmante è lo studio di Brian Nolan, professore dell’Università di Oxford, che definisce la povertà “sticky”, ovvero in grado di “appiccicarsi” a chi parte da una situazione svantaggiata, condizionando il futuro. L’Italia si posiziona al quinto posto in Europa per il rischio di trasmissione della povertà ai figli, con quasi 1,3 milioni di bambini e adolescenti a rischio.
La rivista “Alternativa” dedica il suo nuovo numero al tema del Lavoro, cercando di comprendere le sfide attuali e di promuovere una politica più attenta alla sicurezza, alla qualità del lavoro e alla lotta alla precarizzazione.
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