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Intervista a Carlo Squizzi

Dal 30 aprile 2013 il villadossolese Carlo Squizzi è il sesto presidente dell’Associazione “Alternativa a…”. A lui, fresco di un incarico gravato di tanta responsabilità, ma anche foriero di tanta soddisfazione umana, abbiamo rivolto alcune domande, a cui ha gentilmente, come è nella sua indole sensibile e disponibile, accettato di rispondere.

Cosa provi a essere il sesto presidente in carica nella storia di “Alternativa a…”?
“La sensazione di un ritorno a casa dell’emigrante. Ho assaporato la gioia del “ritrovarsi” anche se alcuni sono “passati” e altri si sono allontanati, come nel naturale percorso della vita.
E’ stato un ritorno “alla fonte”, in un momento in cui l’Associazione stessa è costretta a tornare alle origini, così privata del sostegno di alcuna convenzione con enti pubblici”.

Come vedi oggi “Casa don Gianni” – “Condominio Solidale”? Metti in luce gli aspetti positivi e quelli da migliorare o da modificare.
“Al di là dei termini di riferimento e di identificazione, la Casa è e deve rimanere il luogo in cui continua a vivere lo spirito di don Gianni: libero nei giudizi, estraneo ai pregiudizi, disponibile all’ascolto e alla condivisione. La Casa deve essere il luogo in cui insieme si cerca di intuire il divenire, di leggere i segni dei tempi per dare risposte adeguate al disagio.
La struttura attuale del “Condominio” è la traduzione in concreto del sogno iniziale dell’Associazione: accogliere, accompagnare, progettare il reinserimento; si può dire che è la realizzazione delle profezie intuite dai fondatori, ma all’epoca ancora nebulose.
Oggi ognuno dei gruppi che costituiscono il “Condominio” ha la sua struttura, la sua democrazia interna, il suo specifico carattere, pur conservando il dna iniziale di apertura e di condivisione. Tuttavia il rischio, purtroppo patente da alcuni anni, è che ciascuno di essi si curvi troppo su se stesso, si specchi troppo sul suo essere attuale, peccando di autoreferenzialità e attenuando la valenza originaria dello spirito di servizio vicendevole che consente di essere veramente alternativi a… tutto ciò che porta all’egoismo, a godere, nella propria struttura, i risultati conseguiti.
La ricchezza attuale della “Casa” si basa sulla strutturazione e sull’articolazione dei vari “bracci” operativi e sulle grandi potenzialità delle persone che la abitano e la frequentano a vario titolo. Tutto è risorsa, tutto è prezioso, e niente deve essere sprecato, perché nessuno è inutile”.

Quali sono le urgenze dell’Associazione, in questo tempo di crisi?
“La vera grande urgenza è alimentare lo spirito di servizio, dando concreta testimonianza della gratuità del dono di rendersi disponibili. Certo, oggi è in continua espansione il popolo dei “professionisti” della carità, abili nel cogliere, in spregio, l’opportunità della generosità altrui per soddisfare egoismi, non necessità. E’ poi in crescita anche la prevenzione di chi egoisticamente non vuole spendersi, attratto dal proprio tornaconto, ma è spietato nello scagliarsi contro quanti si presentano come bisognosi e contro chi stupidamente (secondo loro) li aiuta.
Per questo, oltre ad alimentare la carità del servizio di chi opera volontariamente nell’Associazione, occorre educare chi manifesta un bisogno a un uso responsabile dell’aiuto che riceve. Nessuno infatti deve ricevere senza ricambiare, nelle forme, nei modi e nei limiti della sua realtà. Solo così si impedisce l’inaridimento della generosità in questo difficile momento di crisi in cui le persone di buona volontà non possono sottrarsi al fare la loro parte”.

Passato, presente e futuro si possono ancora coniugare, almeno nello spirito e nei valori?
“Senza passato non c’è futuro” è lo slogan di chi ricorda ai giovani il valore della memoria e della ricerca dei valori autentici, ma anche “C’è più futuro che passato” significa che bisogna guardare avanti con coraggio. I valori non hanno tempo: quelli autentici restano; le persone hanno in sé grandi capacità per superare i momenti difficili.
“Casa don Gianni” deve essere il luogo in cui si incontrano le sofferenze, ma anche i sorrisi.
Ognuno di noi, all’interno della “Casa”, sa cosa è in grado di donare, nella convinzione che, come l’amore deve essere sempre alimentato per non spegnersi, così la restituzione necessita dell’apporto personale di chi riceve.
Gli strumenti operativi non mancano: il fondo di solidarietà come risorsa “multiuso”, il volontariato all’interno dei diversi servizi, il collegamento con le altre realtà esterne.
L’adagiarsi sulla sicurezza dovuta al raggiungimento di equilibri prima impensati per molti che vivono e attingono alla “Casa” non può renderci disattenti verso chi bussa oggi alla nostra porta, alla ricerca di un sostegno. Solo rimettendoci in discussione riusciremo a donare un sorriso a chi bussa”.

Come vedi i rapporti di “Alternativa a…” con il territorio e con la realtà ecclesiale?
“Spero che l’Associazione possa divenire un punto di congiunzione tra le molteplici realtà parrocchiali e di volontariato sociale operanti sul territorio. E’ auspicabile che le professionalità e le competenze siano di supporto anche al lavoro di altri, in un’interazione territoriale che renda più efficace il complesso dell’operare. E’ un equilibrio difficile da raggiungere, ma occorre sapersi tenere ugualmente distanti sia dal rischio di essere prosciugati, sia dal rischio di restare isolati.
Non occorrono proclami: è sufficiente di volta in volta trovare punti di contatto tra pari, in uno scambio proficuo per il territorio”.

Positività, apertura e prudenza saranno dunque le virtù che guideranno il mandato di Carlo Squizzi, in un sapiente equilibrio tra continuità e innovazione. Non possiamo che esprimergli la nostra gratitudine, insieme ai più sinceri e fervidi auguri di buon lavoro, nell’interesse della “Casa”, ma anche e soprattutto di tutta la comunità ossolana.

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